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Sono a rischio gli stipendi accessori di Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, Professioni Sanitarie, Amministrativi, OSS e Tecnici dell’Unità Sanitaria Locale di Bologna. Protesta la FIALS.

Alla USL di Bologna gli stipendi sono a rischio. Gli operatori temono di non vedersi pagato il salario accessorio, causa carenza strutturale, ormai cronica, nei fondi contrattuali dell’Azienda USL di Bologna. Lo riferisce Alfredo Sepe, segretario provinciale della FIALS bolognese. Sarebbero interessati Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, Professioni Sanitarie, Amministrativi, OSS e Tecnici.

Nel mirino della FIALS le scelte di finalizzazione dei fondi contrattuali perpetrate negli anni dai sindacati confederali, troppi soldi sulle posizioni organizzative (1.300.000 euro). L’anno scorso gli stipendi sono stati già decurtati di 900.000 euro di produttività collettiva, ogni lavoratore si è trovato 137 euro in meno in busta paga, poche le risorse derivanti dall’introito della libera professione aziendale (la USL incassa 25 milioni di euro), ma sui fondi mette pochi spicci, che variano ogni anno.

“Ad oggi si rischia un nuovo taglio della produttività, dello straordinario da pagare, su pagamento dei progetti e di non fare passaggi di fascia; la soluzione ci sarebbe – spiega Alfredo Sepe – tagliare subito le posizioni organizzative; trasformare parte dello straordinario in orario aggiuntivo (risorse regionali); investire parte del Fondo Collabora 2019; finalizzare risorse su pensionamenti, RIA e sponsorizzazioni; rivedere contributo libera professione (la USL incassa 25 milioni di euro l’anno); assumere maggiore personale e risparmiare sul fondo disagio. Proposte che non piacciono alla Casta ed a CGIL CISL UIL. Nel caso non ci sia convergenza siamo pronti a ricorrere al Giudice del Lavoro, la retribuzioni sono sacre, conclude Sepe e vanno salvaguardate in ogni sede, anche giudiziaria”.