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Gianni Recchia (FIALS): Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie non sono sacrificabili sempre, il Governo, la Politica e le Dirigenze devono cambiare rotta.

Continuano le interviste di AssoCareNews.it ai dirigenti dei principali sindacati italiani in ambito sanitario e socio-sanitario. Questa volta sentiamo il parere di Gianni Recchia, tra i leader indiscussi del sindacato FIALS a livello nazionale e profondo conoscitore delle dinamiche politico-sindacali delle professioni sanitarie e socio-sanitarie.

Ecco cosa e come ha risposto alle nostre domande.

L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere nella maniera più cruda possibile tutte le criticità dei nostri sistemi sanitari Nazionale e Regionali. Cosa a vostro avviso non ha funzionato?

I quarant’anni del Ssn sono costellati di successi, ma anche di criticità strutturali che il Servizio sanitario nazionale si porta dietro da sempre. Sul fronte del personale il nostro Paese si colloca sotto la media Ocse. Occupa il fondo della classifica per percentuale di medici = 55 anni (30° posto), per numero di laureati in scienze infermieristiche (31° posto) e per rapporto medici/infermieri (35° posto). Annoveriamo inoltre un taglio importante pluriennale del Fondo Sanitario Nazionale, il blocco del turn over, la regionalizzazione senza quadri unitari di uniformità organizzativa e di modelli di appropriatezza delle cure hanno fatto il resto.

Per non parlare delle responsabilità dei poteri che hanno lasciato le strutture sanitarie nel caos della mancanza di direttive certe. Il Coronavirus ha anche scoperto la mancanza di capacità manageriale di diversi direttori generali di Enti ed Aziende del SSN. Forti e decisi nel “gestire il potere”, “incapaci e deboli” a porre in essere “capacità gestionali”.

Un’unica direttiva l’hanno data subito: “il personale sanitario è sacrificabile sempre”. Parole di elogio per celare un significato diverso.

E’ difficile trovare un medico, un dirigente sanitario, un dirigente delle professioni sanitarie o professionista sanitario, sia esso infermiere o altro profilo, che abbia riferito di avere avuto, in questo speciale periodo o negli ultimi dieci anni, un rapporto di fattiva collaborazione con il proprio management.

Ovunque a tutti questi professionisti, sono stati imposti organizzazione del lavoro, pianificazione aziendale, orari, turnazione in modo asseverativo e autoritario. Nella stragrande maggioranza dei casi le direzioni generali sono diventate fortilizi inaccessibili con alcune punte di ridicolo, quando per poter interloquire col Direttore Generale o Sanitario, si deve fare il riassuntino alla sua segretaria particolare.

In Italia, negli ultimi dieci anni, sono state fatte scelte politiche ed economiche ben precise in forza delle quali lo Stato ha deciso di non giocare più un ruolo nell’erogazione dei servizi sanitari territoriali e dell’assistenza alle persone più fragili.

Una selvaggia apertura al privato e soprattutto in questa emergenza pandemica Covid-19. La risposta del governo e delle stesse regioni è stata all’unisono: pur in presenza di numerose strutture e servizi disponibili della sanità pubblica, vi è stata l’apertura alla sanità privata sia per ricoveri Covid e post Covid e sia per i tamponi pagando i test a prezzi notevolmente superiori a quelli vigenti nel mercato.

Un Paese all’avanguardia come l’Italia, con un surfare tra pubblico e privato a pagamento per avere le prestazioni necessarie, rischia di collassare. Ne hanno pagato le spese prima di tutto gli operatori sanitari, soprattutto perché si è scelto deliberatamente di non investire nelle sanità. Non è stato ignorato solo il sindacato, sono stati ignorati i bisogni dei cittadini.

Le criticità evidenziate dimostrano che non è più tempo di illudersi utilizzando in maniera opportunistica le prestigiose posizioni del nostro Ssn riferite a classifiche obsolete, necessita passare dall’analisi delle criticità al rilancio del Servizio Sanitario Nazionale con azioni di miglioramento per allinearsi a standard europei, un vero rilancio che passi attraverso il riconoscimento professionale ed economico dei suoi professionisti e dipendenti.

A vostro avviso i riflettori sull’enorme sforzo che sta compiendo il personale sanitario influenzeranno la politica nelle contrattazioni dei CCNL Sanità privata (già in atto) e Sanità Pubblica (a detta di molti già all’orizzonte)? E in che modo?

La FIALS sicuramente farà una battaglia sia sulla valorizzazione professionale che economica del personale che opera in sanità sia pubblica che privata. L’emergenza Coronavirus che ha colpito l’Italia negli ultimi mesi ha portato il cittadino e il governo stesso, a rivalutare l’importanza e il grosso impegno richiesto ai professionisti della salute del Sistema Sanitario Nazionale.

Non sarà più tollerabile a nessuno dimenticare economicamente chi ha tenuto in piedi un sistema sottoposto a pressioni mai viste prima. Il prossimo contratto nazionale 2019-2021 per il personale comparto sanità, non potrà esimersi di ridare dignità professionale a chi oggi sta mettendo a rischio la propria vita e anche quella dei propri cari, per poter sconfiggere questo nemico invisibile.

E’ in questa cornice che si sviluppa la nostra proposta di rinnovo contrattuale. Maggiore attenzione alla “risorsa umana” è la nostra prerogativa e questo chiediamo al Governo, Comitato Settore Regioni – Sanità e all’ARAN.

Prioritario sarà conseguire un percorso di allineamento tra istituti normativi ed economici del comparto a quelli della dirigenza sanitaria, sia normativi che economici, ad iniziare dalla tipologia degli incarichi. Due diverse carriere anche per i professionisti del comparto, che vanno di pari passo alla dirigenza sanitaria e dirigenza ex PTA, una gestionale e una professionale per riconoscere e valorizzare le competenze, conoscenze ed autonomia professionale.

Incarichi professionali da subito, dopo il periodo di prova, a tutte le professioni sanitarie e assistenti sociali, ai professionisti amministrativi, tecnici e professionali, e dopo 5 anni incarichi professionali di esperto, specialista e ad altissima professionalità.

Sviluppo di carriera verticale nell’ambito delle aree, come avvenuto nel contratto dei dipendenti della ricerca (integrativo comparto sanità), con un primo inquadramento di base e successivo sviluppo di carriera con selezioni riservate al personale dipendente. Fondamentale l’istituzione dell’Area dei Quadri che si collocherebbe subito sotto la dirigenza dei diversi profili professionali e permetterebbe lo sviluppo di carriera ai professionisti inquadrati nell’attuale categoria D/Ds.

Una revisione del sistema delle progressioni orizzontali (passaggio di fascia) che “retribuiscano” l’esperienza di capacità e competenze maturate ed acquisite negli anni, come anche una nuova struttura delle indennità collegate alla complessità delle competenze dei vari dipendenti e professionisti, il riconoscimento dell’indennità specifica professionale per le professioni sanitarie come la dirigenza, oltre al rapporto di esclusività professionale e la stessa attività libero-professionale.

Certo pretendiamo, anche, un passaggio legislativo per il riconoscimento dell’attività usurante per le professioni sanitarie ed OSS.

Ci aspettiamo ora una risposta, nei fatti, del governo a tutti gli operatori della sanità con la legge di bilancio 2021, maggiori risorse per una retribuzione netta stipendiale di 2mila euro mensili per le professioni sanitarie pari a quella della media europea oltre al finanziamento della revisione dell’Ordinamento professionale (passaggi di carriera).

Come FIALS avete puntato sulla realizzazione da parte degli Enti preposti di un efficiente servizio di accoglienza e supporto psicologico rispetto ai lavoratori impegnati nella lotta al Covid-19. Pensa che i Ministeri dovrebbero iniziare già adesso a strutturare soluzioni ai disturbi post traumatici che si manifesteranno sul lungo periodo?

Una delle conseguenze più pesanti della diffusione della COVID-19 è la crisi sanitaria che sta aggredendo i Sistemi sanitari nazionali di tutto il mondo. Sono i professionisti di questo settore, con i loro diversi ruoli e competenze, i primi ad essere chiamati ad affrontare un’emergenza di enorme portata, che incide non solo sui carichi di lavoro e sulla stanchezza fisica, ma anche sulla loro salute psicologica. La paura e la preoccupazione di contagio per sé e per i propri familiari possono condurre l’operatore sanitario a un vero e proprio auto-isolamento. Il carico di lavoro aumentato riduce anche il confronto con i colleghi e il rapporto con i pazienti cambia radicalmente.

In questi giorni l’attenzione di tutti, politici, scienziati, media, cittadini, è gravemente richiamata su un tema noto alle scienze umane, quello della tutela del benessere psicofisico delle professioni della cura. Mai come oggi appare chiara l’importanza di pianificare e mettere in atto politiche e strategie di prevenzione della salute mentale di coloro ai quali è affidata l’erogazione dell’assistenza. Riconoscere le fonti di ansia consente ai leader e alle organizzazioni sanitarie di sviluppare approcci mirati per affrontare queste preoccupazioni e fornire supporto specifico soprattutto nei momenti in cui è necessaria la loro capacità di mantenere la calma e rassicurare i cittadini.

Il sostegno psicologico può aiutare e i nostri professionisti sanitari lo stanno facendo con generosità e coerenza deontologica ma il nostro obiettivo è prevenire il disagio, lo dicevamo quando il personale era vittima di aggressioni.

Cambia l’aggressore, ma non cambiano le vittime.

Tra l’altro, la FIALS da tempo ha già posto a disposizione, gratuitamente, dei propri iscritti un “servizio psicologico post covid-19” con propri psicologi e sociologi.

Il “sistema privato” ha toccato il fondo e in molte realtà locali, vi sono stati commissariamenti di vario genere: pensa sarà necessaria una riforma del settore e del sistema di accreditamento?

L’emergenza epidemologica in atto nel nostro paese, ha permesso in questi mesi di evidenziare tutte le falle di un sistema sanitario pubblico e privato che non era pronto ad affrontare tutto questo.

Se consideriamo la riduzione dei posti letto operata negli ultimi anni, figlia di spending review e contenimento della spesa sanitaria, si potrà capire come questo abbia indebolito ulteriormente il nostro sistema sanitario.
Partendo dal presupposto che la sanità privata in senso stretto non esista in Italia, si deve invece considerare che essa esplica le proprie prestazioni in regime di convenzione/accreditamento con il sistema sanitario nazionale.
Tante le case di cura in questa emergenza che convenientemente hanno accettato la conversione dei loro spazi e servizi in reparti Covid, altre, invece, soprattutto in parte del sud, hanno dovuto subire le interruzioni di prestazioni sia in regime di ricovero che ambulatoriali, come misura di prevenzione e contingentamento al  coronavirus. Tutto ciò, ha prodotto un investimento economico per il privato sanitario del nord e diversamente per il sud una riduzione considerevole degli introiti, favorendo una crisi economica senza precedenti.

Inoltre per reggere all’impatto economico, le associazioni datoriali hanno dovuto ricorrere ai fondi d’integrazione salariale e ammortizzatori sociali con la richiesta al governo e regioni di anticipare la liquidità erogando circa il 90% dei costi per le mancate prestazioni.

La cosa più grave è che ci saranno delle inevitabili ricadute sui livelli occupazionali con probabili dumping contrattuali, penalizzando ulteriormente un settore che non vede rinnovato il contratto di categoria da oltre un decennio.

Come giudica il Decreto Rilancio. Rilancerà veramente l’occupazione in Italia?

I decreti “Cura Italia” e “Rilancio”, hanno messo a disposizione per la sanità fondi di un’entità mai vista nell’ultimo decennio. In prevalenza per investirli in un vero rilancio del Servizio Sanitario Nazionale che a nostro parere deve passare attraverso il riconoscimento professionale ed economico dei suoi professionisti e dipendenti.
Dopo il pacchetto di misure da 25 miliardi di euro del decreto “Cura Italia”, il Governo con il decreto “Rilancio” interviene per rinforzare il settore salute con oltre 5 miliardi per Salute e Sicurezza: di questi 1,4 miliardi di euro vengono impiegati per la creazione di 3.500 nuovi posti letto in terapia intensiva e oltre 4.200 in semintensiva; 1,2 miliardi per il potenziamento dell’assistenza territoriale con l’assunzione di circa 9mila infermieri circa mille assistenti sociali nel 2020 e 1,5 miliardi per rifinanziare il Fondo emergenze Nazionali.

Un intervento, successivo, da 1,2 miliardi per il 2021 per il potenziamento dell’assistenza territoriale.

Purtroppo, solo una piccola parte per incrementare i fondi contrattuali del disagio della sanità pubblica e fare fronte alle spese sostenute dagli Enti ed Aziende del SSN in questa fase pandemica da Covid-19, (pagamento del lavoro straordinario, indennità varie anche a fronte dei nuovi assunti di personale per Covid-19 e parte residuale per la premialità degli operatori sanitari per l’impegno alla lotta al Covid-19.

Lo stesso decreto “Rilancio” ha anche dato la possibilità alle Regioni di incrementare con proprie risorse (fino a raddoppiare) i fondi economici stanziati dal governo con il decreto “Cura Italia” con l’obiettivo unico di premiare gli operatori sanitari, oltre ad estendere la corresponsione dell’indennità di malattie infettive e quella intensiva e sub intensiva.

E’ un atto dovuto da parte delle Regioni, ma come al solito, ci siamo trovati dinanzi a ad un federalismo regionale in sanità fortemente diversificato. Solo pochissime Regioni hanno messo mano e scarsamente ai propri bilanci, la restante parte ha solo introitato le risorse del governo dimenticandosi del riconoscimento agli operatori sanitari.
Non è possibile accettare che il riconoscimento agli operatori sanitari passi soltanto da un bonus di soli 1.000 euro lordi, che al netto si riduce ad appena 650 euro per 40 giornate lavorative.

E’ una vergogna. La FIALS ha già avviato una “maratona” di iniziative, una ogni mese, dinanzi ad ogni singola sede di rappresentanza regionale, fino a confluire in unica manifestazione nazionale davanti a Palazzo Chigi.

Il nostro obiettivo è maggiore valorizzazione e premialità per gli operatori sanitari, ma anche spingerà le diverse regioni ad utilizzare il miliardo e mezzo di fondi del decreto “Rilancio” destinati all’assistenza territoriale per la cura della cronicità e fragilità della popolazione, attraverso l’occupazione in sanità e l’attivazione dell’infermiere di famiglia e di comunità.

La FIALS ha chiesto al governo e Regioni “un piano straordinario di assunzioni” con il necessario reintegro degli organici, ridotti dai decennali blocchi del turn over, dei mancati investimenti, dei tagli alla sanità degli ultimi anni specie nelle Regioni sottoposte a piano di rientro. Mancano oltre 50mila infermieri e 3mila OSS, oltre a numerosi altri profili sanitari ed assistenti sociali, senza dimenticare i profili di personale amministrativo e tecnico fortemente carenti.

La sanità merita di ripartire, i cittadini meritano una sanità a dimensione della persona umana, gli operatori sanitari meritano la loro valorizzazione professionale ed economica.

Tutti Insieme per ripartire.