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Infermiera violentata a Napoli: la rabbia e la solidarietà di Antonio De Palma, presidente Nursing Up.

Una nuova agghiacciante notizia di cronaca porta alla luce l’ennesimo episodio di violenza sulle donne avvenuto nel nostro Paese: vittima una giovane infermiera avellinese di 48 anni, che presta servizio presso il reparto di psichiatria di una nota struttura pubblica napoletana.

Aggredita in pieno giorno da un senegalese, che l’ha picchiata e quasi costretta a un rapporto sessuale, la signora è stata salvata dall’autista dell’autobus che avrebbe dovuto riportarla a casa. Le urla dell’uomo hanno attirato tre militari che hanno accerchiato e arrestato lo stupratore.

«Una donna, una infermiera, ma soprattutto una madre e una moglie, una lavoratrice che come tante operatrici sanitarie, è più che mai in prima linea, ogni giorno, durante questa emergenza, come una militare al fronte che combatte senza sosta». Così il Presidente del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, Antonio De Palma, commenta l’accaduto, esprimendo solidarietà per la giovane collega.

«Sdegno e dolore si alternano, dentro di me, di fronte a questi episodi. Mi sono attivato per comprendere subito cosa fosse accaduto a Napoli a questa “nostra” collega: il suo, come quello di tanti operatori nei reparti di psichiatria, è un compito delicatissimo, ci sono pochi aghi o flebo nel suo lavoro, ma la donna si occupa di sostegno per i malati di covid-19 che hanno subito o stanno subendo, non solo minati nel fisico, le gravi conseguenze della malattia. La sua professionalità e il suo impegno da giorni, da settimane, per lenire le sofferenze psicologiche di chi è appena uscito dal tunnel della pandemia, al pari di tanti colleghi, è encomiabile. Ma devo anche dire che il sentimento di sconforto fa il paio con la rabbia, che però non deve diventare rassegnazione, non può davvero succedere».

Il Presidente del Nursing Up sente la necessità di voler intervenire per esprimere non solo la sua solidarietà a una operatrice sanitaria, a una infermiera, a una collega che lavora con anima e cuore ogni giorno, ma soprattutto vuole denunciare ancora una volta la precaria situazione in cui stanno operando, adesso più che mai, i medici e gli operatori sanitari italiani.

«Non solo turni massacranti a rischio della propria vita contro un nemico subdolo e invisibile, ma anche infermieri picchiati dentro le mura di un ospedale e ancora tante colleghe e colleghi vittime di violenze fisiche e psicologiche durante lo svolgimento del proprio lavoro. Certo è accaduto in pieno giorno, come poteva accadere purtroppo a qualunque altra donna. Ma non per questo, come sindacato, intendiamo starcene in silenzio. Si tratta di una nuova vittima di violenza, in questo caso anche una infermiera. E’ una di noi: è un colpo al cuore che subiamo tutti».

Da anni il Nursing Up si batte per portare avanti campagne di sensibilizzazione e di ricerca sulle violenze negli ospedali ai danni di operatori sanitari. Nel 2019 il sindacato ha promosso una indagine, condotta con un questionario on line, per raccontare la violenza fisica e psicologica che noi infermieri subiamo. Il 79% sono donne. Per analizzare il fenomeno della violenza sul luogo di lavoro, infatti, nell’agosto dell’anno precedente era stata ottenuta un’autorizzazione a tradurre in italiano e somministrare il ‘Workplace violence in the heath sector – Survey Questionnaire’ dell’Onu. Successivamente a Roma, durante il ‘Primo Symposium Nursing Up’, era stata presentata una accurata indagine finalizzata ad acquisire informazioni sul livello di violenza nei luoghi di lavoro nel settore dei servizi sanitari in Italia e individuare politiche appropriate a fronteggiare la violenza a tali livelli. Sempre tra le fine del 2019 e l’inizio del 2020 Nursing Up ha coinvolto numerosi personaggi dello spettacolo e della società civile per fare da testimonial alla campagna anti violenza contro il personale infermieristico.

«Quanto accaduto, conclude De Palma, ci fa sobbalzare dalla sedia. «La donna vittima di violenza stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro, dopo una giornata dedicata agli altri. Molto probabilmente presto tornerà a lavoro a svolgere il suo compito con lo stesso impegno di prima. Ma l’ho detto e lo ripeto: non chiamateci eroi e nemmeno angeli. La speranza è che solo che le istituzioni comincino davvero a starci più vicino. Adesso, più che mai. Perché se non possiamo cambiare il mondo e la degenerazione che ci affligge, se non possiamo proteggere le donne, perché quello è compito delle forze dell’ordine, possiamo però pretendere almeno luoghi di lavoro più sicuri e maggiore rispetto per la nostra dignità umana e professionale».