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Il sindacato Nursind annuncia un flash mob a Bologna per il 12 giugno 2020: Infermieri in piazza per dire basta allo sfruttamento legalizzato della professione.

NurSind, unico sindacato di soli infermieri che conta circa 3.000 associati in ambito regionale e quasi 50.000 in ambito Nazionale, nella giornata del 12 giugno 2020 dalle ore 10:00 ha organizzato una manifestazione statica denominata Flash Mob che porterà 50 infermieri sotto il palazzo della Regione nel rispetto delle distanze di sicurezza – così come dettato dalle norme e dal buon senso – che rappresenteranno di tutti i colleghi della Regione Emilia Romagna.

La protesta, che rappresenta una tappa di un progetto più ampio che coinvolge tutte le regioni del Paese e che sfocerà in una manifestazione nazionale a Roma quest’autunno, deve essere interpretata anche come un modo per instaurare un dialogo costruttivo che ponga le basi a un modello sanitario che metta in primo piano la sicurezza, la valorizzazione, il giusto riconoscimento e l’infungibilità dell’infermiere all’interno del Sistema Sanitario Regionale.

La nostra professione richiede un enorme dispendio di energie fisiche e mentali 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno. Assicuriamo l’assistenza sempre, anche a discapito degli affetti familiari. Le esigenze di servizio non ci permettono di programmare il domani, per noi esiste oggi perché domani non sappiamo se un evento straordinario (ma anche ordinario) ci costringono a rinunciare ai nostri programmi.

Negli ultimi 3 mesi il dispendio di energie è aumentato in modo esponenziale. Abbiamo avuto la certezza di dover rinunciare alle ferie (da decreto), tutti hanno fruito dei permessi aggiuntivi Legge 104 tranne noi, abbiamo avuto mille problemi a fruire dei congedi parentali e tanti di noi non sono riusciti a fruirne, abbiamo sacrificato la nostra vita familiare, ci siamo ammalati per la collettività, siamo morti…

Siamo amareggiati e delusi perché anche in questa situazione emergenziale gli infermieri sono stati esclusidal tavolo di discussione in cui si decideva la ripartizione delle risorse messe a disposizione da codesta amministrazione e dal Governo del Paese attraverso l’art. 1 comma 1 del D.L. 18 “Cura Italia” convertito nella legge 27 del 29 aprile scorso, eppure non si discuteva di materie contrattuali.

Siamo amareggiati e delusi perché la ripartizione così com’è stata fatta ha lasciato fuori tantissimi infermieri assunti a marzo ed aprile e impiegati prevalentemente nei reparti COVID, premiando oltremodo il personale amministrativo fin’anche se impiegati in smart working.

Siamo amareggiati e delusi perché gli infermieri che si sono ammalati senza ricevere un tampone (o che l’hanno ricevuto un mese e mezzo doporisultando negativo naturalmente) non hanno fruito di alcun riconoscimento perché risultavano in malattia per febbre o per problemi respiratori.

Siamo amareggiati e delusi perché codesta amministrazione a fronte di poco più di 400 euro di premio concesso (gli altri sono risorse del Governo) ha voluto la restituzione della metà della cifra attraverso la decurtazione di 8 ore del nostro lavoro.

Siamo amareggiati e delusi perché siamo stati in prima linea in questa pandemia spesso senza DPI o con dispositivi inadeguati oppure, ancora peggio, con le aziende che ci imponevano di non utilizzarli se non strettamente necessario.

Gli infermieri rivendicano una VERA VALORIZZAZIONE attraverso un contratto che rispecchia il vero valore dell’infermiere.

Chiediamo un’area contrattuale separata. Gli infermieri non c’entrano nulla con il comparto sia in termini di formazione e sia in termini di responsabilità.

Chiediamo che si apra il confronto per l’individuazione degli ambiti di competenze avanzate e specialistiche, con i relativi percorsi.

Chiediamo di lavorare in sicurezza attraverso la fornitura di DPI adeguati. Codesta amministrazione non può e non deve risparmiare sulla nostra pelle.

Chiediamo che la nostra organizzazione possa rappresentare gli infermieri ai tavoli regionali o, quanto meno, essere informati di tutti gli accordi che riguardano il SSR.

Non siamo eroi, ma professionisti che hanno dimostrato in un momento così difficile quanto sia stato fondamentale il nostro contributo per far si che la macchina dell’assistenza non si fermasse. Abbiamo saltato riposi, abbiamo lavorato anche per dodici ore consecutive senza poter andare ai servizi perché non c’erano abbastanza DPI per poterli cambiare, siamo stati spostati nei vari reparti senza avere un minimo di preavviso e formazione.

Chiediamo solo una maggiore considerazione.