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FIALS e Confsal: mandare in pensione tutti gli Infermieri, gli OSS e i Professionisti Sanitari con Ape Sociale a 63 anni.

Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie in pensione a 63 anni? Potrebbe essere possibile. La FIALS con  Carbone e la Confsal con Margiotta da tempo spingono in tale direzione. Applicare Ape Sociale per tutti.

Con un documento motivato, la FIALS e Confsal, hanno chiesto al Presidente della Commissione Ministeriale sui lavori gravosi, Cesare Damiano, il riconoscimento della categoria degli operatori sanitari nelle “attività gravose” che permette di anticipare l’uscita dal lavoro a 63 anni.

Ora o mai più, spiega il Segretario Generale della FIALS, Giuseppe Carbone, necessita che il governo riconosca che la categoria più colpita da infortuni e malattie professionali è quella degli operatori sanitari che proprio nel periodo Covid ha subito la stragrande maggioranza di contagiati e decessi come rilevato dall’INAIL. Sono sempre gli stessi operatori costretti a sopperire alla carenza di organico ormai strutturate, che subiscono mancati riposi e congedi per ferie, carichi lavorativi eccessivi.

Senza voler denigrare la categoria degli “insegnanti della scuola d’infanzia ed educatori degli asili nido”, come anche gli “addetti all’assistenza delle persone in condizioni di non autosufficienza” che hanno diritto all’Ape Sociale e alla pensione a 63 anni perché le loro mansioni sono state riconosciute dal 2008 “lavori gravosi”, rimane brutale, se non spregevole, che tale diritto non venga considerato anche per gli operatori sanitari.

E’ vero che “i lavori non sono tutti uguali”,ma resta inspiegabile, attacca Carbone, la previsione legislativa attuale che riconosce il diritto all’Ape Sociale e al pensionamento a 63 anni agli “infermieri ed ostetriche ospedaliere” ma solo se turnisti h.24 e aver svolto negli ultimi sei anni lavoro notturno da un minimo di 64 notti a 72 notti ed aver maturato 36 anni di contributi.

“Mai più questi vincoli e catene”, anche perché il requisito di turni notturni annui esclude, di fatto, gli infermieri e le ostetriche turniste ospedaliere dalla categoria dei lavoratori gravosi in quanto, nel rispetto delle regole contrattuali, possono raggiungere un totale massimo di 60-62 notti annue.

Spiega il Segretario Generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, che a fine anno cessa di avere gli effetti l’anticipo di pensione “quota 100” e il Governo si è impegnato alla revisione della norma che regola i lavori gravosi e i benefici ad essi collegati, per affiancare alla rigidità delle regole di pensionamento previsti dalla legge Fornero, istituti di accompagnamento, come l’Ape Sociale ed il “diritto al pensionamento a 63 anni” che deve divenire tale anche per gli operatori sanitari.

Nel documento inviato al Presidente della Commissione Cesare Damiano, che formulerà la proposta al Governo delle nuove categorie dei lavori gravosi, il leader della FIALS, spiega che, nella sanità non sono certamente i turni di lavoro a determinare il lavoro gravoso, ma dai dati INAIL viene evidenziato come le maggiori cause che determinano infortuni sul lavoro e richiesta del riconoscimento di malattia professionale di questo personale sono diverse.

Innanzitutto, scrive Carbone, va considerato il rischio organizzazione del lavoro. In esso sono compresi fattori condizionati dai processi di lavoro quali lavoro in turni, lavoro in continuo, lavoro notturno, sistemi efficaci di gestione e accordi per la pianificazione, il monitoraggio e il controllo degli aspetti attinenti alla salute e alla sicurezza, la manutenzione degli impianti, comprese le attrezzature di sicurezza e le situazioni di emergenza.

Ancora, l’utilizzo di particolari materie prime e nocive che potrebbero diffondersi nell’ambiente specie nel settore diagnostico laboratoristico e radiologico. Ma ancora di più, gli infortuni e malattie professionali sono dovute specie a: movimentazione dei carichi viventi, causa di patologie muscolo-scheletriche; stress e burnout; punture accidentali da taglienti e contaminazioni muco-cutanee, trasmissioni di malattie infettive; esposizione a gas anestetici e altre sostanze chimiche, radiazioni ionizzanti per l’utilizzo di apparecchiature radiologiche; manipolazione, utilizzo e somministrazione di farmaci che causano fenomeni di sensibilizzazione e allergie, fenomeni respiratori oltre che tumori; discopatie degenerative discali; protusioni discali; ernie discali; artrosi.

Nella richiesta avanzata, Carbone ha chiesto il riconoscimento di “lavoro gravoso” per le “Professioni sanitarie Infermieri ed Ostetriche; Professioni sanitarie riabilitativeProfessioni sanitarie-tecniche della prevenzioneProfessioni servizi sociali; Professioni tecnico – sanitarie – area tecnico di diagnostica radiologica e di laboratorio analisi cliniche; Personale area socio sanitaria assistenziale e di emergenza – Operatori Socio Sanitari, Autisti di Autoambulanza ed Autisti Soccorritori.  

Nei prossimi giorni vi sarà un incontro con il Presidente della Commissione Ministeriale dei lavori gravosi, Cesare Damiano, e se non ci saranno risposte positive anche da parte del Governo, conclude Carbone, la FIALS è pronta a battaglie in tutti i posti di lavoro e proclamare lo sciopero generale.

Redazione AssoCareNews.it
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