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Il coordinamento laziale di Nursing Up chiede massima sicurezza per gli operatori impegnati nelle attività di assistenza e possibili casi di epidemia.

Come ampiamente previsto, si stanno verificando dei casi di coronavirus. I colleghi ci riferiscono carenza di materiale, come le mascherine consigliate nel caso di casi sospetti, di corona virus. Altri colleghi, al fine di difendersi, hanno chiesto dei camici per tutelarsi, ma è stato risposto loro di non avere disponibilità. Lo dichiara Laura Rita Santoro del Coordinamento Regionale Nursing Up Lazio.

Altri colleghi, al fine di tutelarsi, hanno chiesto dei camici per tutelarsi, ma è stato risposto loro di indossare la “parannanza de plastica” idrorepellente. Secondo il coordinatore il grembiule plastificato, sulla divisa, che notoriamente è a maniche corte, tutelerebbe dalle infezioni. In alcune strutture fanno esercitazioni per indossare i camici in modo corretto, mentre in altre strutture i colleghi mi riferiscono non aver ricevuto nessuna informazione.

Sono numerosi i colleghi che mi riferiscono la mancanza di “termometri digitali a distanza”. Le problematiche, legate alla corona virus, erano note da molto tempo, mi aspettavo di trovare il materiale già predisposto e a disposizione.

Temo ci siano delle direttive poco chiare, quel poco materiale a disposizione, è stato distribuito seguendo l’impeto delle richieste e richiedenti, ma in carenza di materiali si dovrebbe stabilire una priorità un ordine. In una ASL del Lazio, dove gli ospedali sono parcellizzati, mi raccontavano, ieri sera, di aver aperto l’ultima scatola di mascherine tecniche.

Siamo convinti che non si debba fare allarmismo, ma è altrettanto sbagliato porsi in modo superficiale. Si richiede un intervento tempestivo ed efficace. Io stessa ho visto lavorare colleghi con abnegazione, morale alto, ma affrontavano ogni tipo di problema dei pazienti. In un pronto soccorso di Roma, uno dei tanti, che si diceva essere stato chiuso per un caso corona virus, ma era un fake, i colleghi mi hanno risposto corona virus? …a noi non manca nulla! Abbiamo tutto! Ora sono in molti che si preoccupano, ma quegli stessi colleghi che venivano aggrediti, ieri, affrontano ogni genere di problema del paziente il corona virus è uno dei tanti, il meno frequente, per fortuna.

Dobbiamo ringraziare il corona virus perché oggi, più che mai, si dice: “se non avete reale necessità, non andate in pronto soccorso, chiamate, non è il caso d’ingolfare ciò che è già in crisi”.

Si tenga presente, tra l’altro che ai colleghi, in Pronto soccorso è stato negato l’indennità di terapia intensiva, così come quelle per malattie infettive. Indennità esigue, ma comunque qualcosa!

Un infermiere che lavora con pazienti infetti, dove in molti non vorrebbero lavorare, ha diritto a percepire “l’avara somma di € 5,16 per ogni giorno lavorato”, negata al personale del Pronto soccorso. Agli infermieri che lavorano in terapia intensiva viene riconosciuta “la tirchia somma di € 4,13 per ogni giorno lavorato”, negata al personale del Pronto soccorso.

La riduzione dei posti letto, il territorio che non risponde e induce l’utente al pronto soccorso, pone il personale ad un forte impegno. Recentemente per fatti personali, ho passato una notte nel pronto soccorso dell’ospedale San Camillo, ai codici Rossi, c’era il mondo, benché fosse una zona particolare, dove i pazienti sono critici ed in imminente pericolo di vita, ma anche monitorizzati. Questo per lo stato italiano e la Regione non è fare “terapia intensiva”!?

Ricordiamoci degli infermieri, e di tutto il personale sanitario, anche in periodi meno critici; nei pronto soccorso, nazionali, la situazione è sempre impegnativa e pesante!