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Emergenza Coronavirus. Ci sono più di 450 operatori sanitari in Italia infetti e tantissimi altri in quarantena. Il dubbio: in tutte e due i casi si deve assentarsi dal lavoro, ma si tratta di malattia, malattia professionale o infortunio? Il dubbio dei sindacalisti.

Abbiamo ascoltato 4 sindacalisti sull’argomento e tutti e tre si sono detti smarriti in mancanza di una norma specifica per l’emergenza Coronavirus. Tutti e 4 preferiscono l’anonimato per non sbagliare. Il primo è un noto sindacalista della CGIL, il secondo della CISL, il terzo della UIL e il quarto della FIALS. Le loro dichiarazioni sono state contrastanti, noi abbiamo provato a fare un sunto di tutto ciò che ci hanno raccontato.

Un Infermiere, un Infermiere Pediatrico, una Ostetrica, un Ostetrico, un Operatore Socio Sanitario, un Professionista Sanitari e tutti coloro che orbitano all’interno del Comparto Sanità (la stessa cosa dovrebbe valere per i Medici e per i Dirigenti delle Professioni Infermieristiche e Sanitarie) hanno tre scelte da seguire:

  • la malattia classica, quando la patologia non è conclamata e si è in quarantena preventiva (se conclamata si dovrebbe trasformare direttamente in infortunio e la palla dovrebbe passare dall’INPS all’INAIL);
  • la malattia professionale, con le stesse indicazioni della malattia classica;
  • l’infortunio, ovviamente se il contagio o il presunto contagio è avvenuto durante le ore di lavoro (su questa questione vi sono le maggiori divergenze tra i sindacalisti).

Come stanno le cose?

Per sopperire a ciò le Regioni si sono attivate in maniera autonoma, ma servirebbe una linea comune che dovrebbe essere emanata dal Governo centrale in maniera urgente, d’intesa ovviamente con le sigle sindacali maggiormente rappresentative.

La cosa certa è che chi è infetto e ha il dubbio di essere infetto non deve recarsi al lavoro, poi saranno le casse previdenziali o infortunistiche a decidere sul da farsi, in base alle direttive che prima o poi arriveranno.