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Nursing Up – L’Unità di Crisi aumenti la tutela e l’attenzione a chi si batte in prima linea oppure venga rivista nella sua composizione.

Il Nursing Up, sindacato degli Infermieri Italiani e delle professioni sanitarie, esprime tutto il suo disappunto e lo scoramento per le immagini diffuse in cui l’assessore alla Sanità lombardo Gallera mostra le mascherine ricevute dalla Protezione Civile: poco più che dei fogli di carta igienica da apporre sulla faccia facendo dei buchi agli estremi per far passare le orecchie.

Il Nursing Up ribadisce che le uniche mascherine che possono essere utilizzate dagli operatori sanitari sono mascherine o FFP2 o FFP3 oppure quelle chirurgiche.

L’auspicio è che qui in Piemonte presidi di difesa per gli infermieri e professionisti della sanità siano disponibili quanto prima, a prescindere dagli annunci, e che siano utilizzabili e rispondano agli standard di sicurezza necessari a proteggere chi in queste settimane sta curando con un coraggio e una intensità lavorativa che non ha eguali i pazienti affetti da covid19.

A tal proposito il Segretario Regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta del Nursing Up, Claudio Delli Carri, chiede un cambio di passo all’Unità di Crisi, con un impegno maggiore e più puntuale nella gestione delle procedure, con una maggiore attenzione alla sicurezza di chi in prima linea cura le persone e con un rispetto maggiore delle professionalità che ogni giorno i cittadini possono vedere all’opera in questa situazione di crisi e non solo.

“Crediamo – spiega Delli Carri – che nell’unità di crisi debbano essere presenti anche soggetti che ben sappiano qual è la realtà che ogni giorno viviamo in corsia. Basta agli show mediatici, con personaggi di vertice che ostentano protezioni in situazioni inutili quando noi infermieri in prima linea dobbiamo coprirci con i sacchi dell’immondizia o con i teli di carta igienica. Questa è una vergogna inaccettabile. Basta al balletto dei tamponi che poi inevitabilmente non vengono mai fatti a chi in prima line ne avrebbe la necessità primaria. Noi chiediamo più dispositivi di protezione per proteggere i professionisti e i cittadini. E chiediamo che i tamponi vengano fatti a tutti i professionisti sanitari. Chi coordina l’Unità di Crisi, pur nelle comprensibili difficoltà da affrontare, ha il dovere di proteggere anzitutto il patrimonio di inestimabile professionalità di cura: gli infermieri, gli operatori e ovviamente i medici. La sensazione è che, invece, la semplice equazione “se si ammala chi deve curare non ci sarà più nessuno ad assistere i malati” non sia stata né compresa né abbia generato alcuna reazione. È che non vi sia una percezione della necessità di coordinare e proteggere le forze in campo. È che manchi la sensibilità sulla gestione dei problemi, e la vergognosa offerta di assunzioni a tempo determinato di sei mesi per i nuovi infermieri ben dimostra tutto ciò. Per questo, se l’incarico di guida di una Unità di Crisi in una situazione tale, risulta essere troppo complesso per gli attuali vertici, essi possono essere rivisti. Lo chiediamo alla Regione, al Presidente Cirio e all’assessore alla Sanità. E la stessa unità di Crisi, poi, dovrebbe allargare i suoi compiti e le professionalità presenti al suo interno, per meglio comprendere tutti i problemi che vanno affrontati nella “trincea” dei reparti Covid del Piemonte”.