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Emergenza Coronavirus. Secondo la FIALS di Ferrara aumentano i professionisti che attendono tamponi e quelli infetti. Mirella Boschetti: “cosa ne sarà dell’Ospedale di Comunità, oggi trasformato in H-Covid-19”.

E’ emergenza sanitaria in Italia, ma soprattutto nel Ferrarese dove aumentano i casi di contagio e vengono richiesti maggiori controlli, soprattutto sugli operatori della salute. Sono sempre più i Medici, gli infermieri, gli OSS e gli altri esponenti delle Professioni Sanitarie che chiedono controlli sul loro stato di salute (tamponi). Molti di loro si sono già infettati, alcuni sono a casa in quarantena, alcuni ricoverati, altri al lavoro perché senza segni né sintomi. Protesta a tal proposito Mirella Boschetti, segretaria provinciale della FIALS di Ferrara.

Boschetti scrive al premier Giuseppe Conte, al governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e ai vertici locali e regionali delle aziende sanitarie. L’esponente del sindacato delle autonomie locali e della sanità chiede lumi sull’ospedale di comunità (OSCO), trasformato nei giorni scorsi in COVID-19 e sugli operatori che vi lavorano. Inoltre, fa il punto sulla situazione critica nelle aziende ferraresi e chiede tamponi per tutti chi lavora per salvare la vita a chi sta male.

Ecco la missiva della FIALS di Ferrara.

  • Al capo del governo
  • Al presidente della regione Emilia Romagna
  • All’ASSR Emilia Romagna
  • Al presidente CSST
  • Ai Sindaci
  • Ai direttori generali aziende sanitarie
  • Al direttore dipartimento sanità pubblica azienda USL
  • Ai responsabili enti pubblici e strutture sanitarie e socio assistenziali private FERRARA

OGGETTO: DIFFUSIONE COVID – PREOCCUPAZIONE CONTAGIO TRA I PROFESSIONISTI – RICONVERSIONE OSCO COPPARO IN REPARTO COVID – SPOI DELTA RIAPRIRA’ ALLA FINE DELL’EMERGENZA?

E’ talmente rapida l’evoluzione del contagio COVID 19 che le informazioni inerenti i provvedimenti di attivazione di nuovi spazi di ricovero vengono appresi dai professionisti della sanità, deputati a garantire i servizi e l’assistenza, direttamente dai quotidiani locali.
Una situazione che FIALS ritiene paradossale e grottesca e che, contribuisce ad alimentare le ansie dei professionisti coinvolti che si sentono “usa e getta” e non adeguatamente tutelati.

E’ questo il caso della conversione dell’OSCO di Copparo (Ospedale di Comunità) convertito in reparto di 10 posti letto per pazienti COVID 19, appreso dai professionisti coinvolti attraverso gli organi di stampa, (RDC 23-3-2020), con lo sgombro dei pazienti OSCO “tradizionali” che si concluderà mercoledì.

Si fa presente che l’OSCO è una struttura territoriale intermedia, con 15 posti letto a gestione infermieristica e con presenza del medico di medicina generale 2 ore al giorno a rotazione). 
La preoccupazione di reperire nuovi spazi, non può fare passare in second’ordine la corretta e preventiva informazione ai professionisti coinvolti, la garanzia delle condizioni di sicurezza per i gli operatori sanitari e per i pazienti che, può venire solo dalla certezza di avere a disposizione i dispositivi di protezione (DPI) idonei ed in misura congrua alle necessità, dalla presenza di una dotazione organica adeguata di infermieri, OSS e medici e dalla formazione specifica.

Situazione critica si evidenzia anche nella fase di conversione in COVID dello SPOI del Delta, con una preoccupazione in più per i professionisti della psichiatria che non conoscono la loro ”sorte”. 
La riunione di servizio in video conferenza di oggi, con i vertici del servizio, anziché dissipare le loro ansie, le ha ulteriormente intensificate, nessuna risposta concreta è pervenuta alla loro richiesta di assistere i pazienti COVID all’interno dello SPOI, mentre si fa largo il sospetto che i vertici aziendali stiano sfruttando questa infausta occasione per non riattivare i 15 posti letto di psichiatria a fine emergenza COVID.
Sospetto fondato se si richiama alla memoria il piano strategico approvato in CSST del 2013 che ne prevedeva “il superamento”.

Cresce la paura del contagio, tra i professionisti di entrambe le aziende sanitarie pubbliche, delle strutture socio assistenziali pubbliche e private, case di riposo, RSA, CRA, case famiglia, delle cliniche private, considerato le disposizioni impartite in merito all’utilizzo dei dispositivi di protezione che non tengono conto del possibile contagio da portatori COVID POSITIVI ASINTOMATICI, 
nonché la più volte denunciata carenza dei dispositivi di protezione idonei e l’utilizzo dei professionisti in altri setting senza la necessaria formazione ed un congruo affiancamento.

Ad oggi non ci sono dati ufficiali in merito al numero dei professionisti venuti a contatto con pazienti o colleghi COVID 19, quanti sviluppano sintomi e di quale entità.
Neppure la procedura attuata nella sorveglianza sanitaria per i professionisti sembra seguire schemi omogenei, il tampone naso-faringeo non è esteso a tutti.
Si citano a sostegno di quanto asserito alcune segnalazioni:
1- lettera FIALS del 17-3-2020 che nel chiedere maggiori tutele per tutti i professionisti compresa l’esecuzione dei tamponi naso-faringei, evidenzia la disparità di trattamento riservato ai 6 operatori della equipe del DAY SURGERY di CONA, rispetto ai colleghi della MIU/Clinica medica del medesimo nosocomio, questi ultimi sottoposti a test COVID compresi gli asintomatici.
2- l’ultima segnalazione che riguarda 2 operatori sanitari positivi sintomatici all’ospedale di Cento e la grande preoccupazione per i colleghi che ne sono venuti in contatto per i quali la FIALS chiede l’esecuzione del tampone naso faringeo che si ribadisce, va esteso a tutti i professionisti della sanità.

Occorrono assunzioni in tempi rapidi, l’essere in corso le procedure di assunzione sono sintomo di ritardo e sottovalutazione del problema e la soluzione non può essere il ricorso a contratti “mordi e fuggi”, co.co.co, ecc.

In attesa di un sollecito riscontro, si porgono distinti saluti.

Segretaria Generale Territoriale 
FIALS

Mirella Boschetti