Abuso gruppi WhatsApp di Reparto: Medici, Infermieri, OSS e Professionisti Sanitari stressati, denuncia CISL.

E voi avete mai ricevuto su WhatsApp o su altri sistemi di messaggistica istantanea test già svolti relativi a Corsi ECM in FAD? Diteci la verità ;)!

🔴 👉 Medici, Infermieri, Oss e Professionisti Sanitari sono sempre più stressati da messaggi e gruppi WhatsApp di Reparto. La CISL scende in campo a Padova per dire basta a questo scempio. Ci sia un regolamento!

Il personale sanitario, ovvero Medici, Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche/i, Professionisti Sanitari, OSS, Amministrativi e Tecnici, non possono essere reperibili e a portata di messaggio (a titolo gratuito) 24h su 24h. Ciò accade per il continuo abuso di messaggi e gruppi Whatsapp. A scendere in campo a favore dei lavoratori la CISL FP di Padova e Rovigo, che chiede espressamente un regolamento da parte di tutte le aziende.

Sempre più lavoratori si lamentano per lo stress arrecato e per richiami ricevuto per messaggi postati sui gruppi o privatamente di Whatsapp.

I lavoratori non ce la fanno più, non staccano mai!

Non ne possono più i lavoratori della Sanità Pubblica dei social media, l’abuso dei sms e whatsapp per disposizioni di servizio comunicate al personale a tutte le ore del giorno, serali e festive comprese, via Sms, WhatsApp, mail private o istituzionali riguardanti riunioni di reparto, modifiche dell’orario o altre disposizioni sta entrando con violenza nella vita personale dei professionisti sanitari pregiudicando i principi base della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. Sempre reperibili e per giunta non pagati, e allora tutti a controllare il cellulare se il responsabile ti ha cercato per rientrare dai riposi per coprire turni scoperti, se ti ha concesso le ferie, se ti ha cambiato il turno o se ha convocato una riunione.

Rischia di diventare una dipendenza psicologica, e allora tutti a scorrere la cronologia per non rischiare di perdere qualche informazione e magari essere sottoposto a qualche procedimento disciplinare o a responsabilità professionale.
E attenzione se qualche volta spazientiti ci si lascia andare a commenti, frasi o vocali poco rispettosi perche potrebbero essere usati contro di te; per non parlare delle foto postate per documentare situazioni che possono compromettere il buon nome dell’azienda, magari scattate in un momento di rabbia o di incontri registrarti all’insaputa dei partecipanti. Tutte occasioni di rischio in cui è facile inciampare.

Per questo la CISL ha preso carta e penna e ha raccomandato alle Amministrazioni attraverso tutti i Direttori e i coordinatori a utilizzare per le comunicazioni e gli “ordini di servizio” gli strumenti e gli ambiti istituzionali e ha chiesto di mettere nero su bianco in un regolamento per definire le modalità e tempistiche di utilizzo/comunicazione dei moderni strumenti di comunicazione.

Ecco cosa dice la CISL a tal proposito. Parla Fabio Turato.

“Abbiamo ricevuto parecchie segnalazioni da parte dei lavoratori di casi in cui sono stati richiamati in servizio con un semplice messaggio WhatsApp, senza avere una risposta di conferma e considerando la doppia spunta verde sulla chat come convalida” – dichiara Fabio TURATO responsabile della Sanità Pubblica per la CISL FP di Padova e Rovigo –. Quindi il fatto di aver inavvertitamente aperto il messaggio equivale all’aver ricevuto un ordine di servizio? Sarà mica un modo, questo, per avere personale reperibile a portata di messaggio e soprattutto a titolo gratuito? I lavoratori non sono perciò più liberi di avere, vivere e magari di pianificare la propria vita privata? Il professionista può e deve scegliere se lasciare a disposizione dell’amministrazione o del caposala il proprio numero di cellulare, e quale utilizzo venga fatto dello stesso per non essere reperibile a vita”.

“E’ fondamentale per questo – continua Fabio Turato – definire delle regole condivise per evitare spiacevoli contenziosi e dare certezza a prescrizioni che incidono direttamente sulla salute dei pazienti e sulla sicurezza dei lavoratori. Pensiamo a tutta la grande questione dei dati sensibili che per facilità e rapidità ( spesso per superficialità) vengono condivisi sulle chat di whatsapp e messi in rete senza più nessun controllo”.

“Non si vuole con questo negare l’utilità di tali strumenti (WhatsApp in primis) e l’evoluzione dei mezzi di comunicazione e di limitarne l’utilizzo – aggiunge Flavio Frasson, segretario Aziendale dell’ULSS EUGANEA – ciononostante se non adeguatamente regolamentati possono dare origine a spiacevoli conseguenze, considerato inoltre che i dispositivi sono di proprietà del lavoratore che non è obbligato a metterlo a disposizione per questioni di lavoro”

“Bisogna approfondire il fenomeno- continua Achille Pagliaro, segretario dell’Azienda ospedaliera di Padova- e bloccare l’utilizzo improprio dei social da parte delle amministrazioni- ribadisce Achille Pagliaro segretario CISL dell’azienda ospedaliera- l’abuso costante di questi nuovi mezzi di comunicazione, associati al timore dei singoli lavoratori di ignorare queste chiamate, porta ulteriori stress per i turni extra assegnati con modalità assolutamente coercitive che danno la sensazione di non aver alcuna libertà individuale, anche al di fuori della vita lavorativa”.

“Bisogna assolutamente fermare questo loop pericoloso – dichiara Carlo Cogo, responsabile dell’ULSS 5 Polesana – che coinvolge i lavoratori e che nel tempo potrebbe avere conseguenze sul loro stato di salute psico-fisico, pertanto la CISL è pronta a mettere in atto tutte le iniziative a tutela dei lavoratori, anche legali, affinché si ritorni ad un corretto utilizzo dei mezzi istituzionali preposti a questo tipo di servizio”.

Dello stesso avviso Salvatore Del Colle, responsabile dello IOV che conclude “non bisogna mai dimenticare che tali strumenti non possono sostituirsi totalmente ai comuni sistemi di comunicazione istituzionali. Premesso questo, non bisogna sottovalutare le potenzialità di questi nuovi strumenti digitali che con il dovuto approccio possono portare anche a semplificare alcuni processi organizzativi. Regolamentare questi strumenti è un obbligo dell’Amministrazione, e la CISL si batterà perchè questo avvenga in tempi brevi, a tutela della vita privata dei lavoratori che non può essere organizzata in attesa della notifica dei messaggi sul cellulare!.

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