Sei cose da fare se l’azienda non vi paga.

? ? Accade soprattutto in ambito privato, ma spesso e volentieri anche nel pubblico. Se siete Infermieri, Oss o Professionisti Sanitari e l’azienda non vi paga ecco come dovete comportarvi. Le 6 cose da fare.

Siete Infermieri, Oss o Professionisti Sanitari e avete studiato tanto per diventarlo. Finalmente avete trovato un lavoro che fa per voi, ma chi vi ha assunto ha deciso di non pagarvi. Avete voglia di spaccare tutto, ma non potete e dovete farlo. Quando la vostra azienda, pubblica o privata che sia, non vi versa lo stipendio ci sono 6 cose da fare.

Ecco le 6 cose da fare per non farvi prendere dallo sconforto e dalla rabbia e rischiare di passare dalla ragione al torto.

1) Fate gli gnorri.

Non fate le cose in fretta e non litigate con il vostro datore, perché potrebbe querelarvi e quindi prendere il timone di tutta la situazione; lasciate che non capisca cosa volete fare e magari fategli pensare che siete amareggiati e che andate via;

2) Cercate di fare gruppo.

Cercate di fare gruppo. Se ci sono altri colleghi che non hanno percepito gli stipendi provate a capire se sono disposti ad intraprendere con voi una battaglia sindacale o legale per il riconoscimento dei vostri diritti economici di lavoratori. Fidatevi di loro, però, solo se li vedete convinti al 100%. Agite comunque in maniera individuale, mai fidarsi dei colleghi, che potrebbero avere ragioni differenti dalle vostre per non proseguire con la battaglia.

3) Lettera in Direzione.

Provate a risolvere il tutto pacificamente. Sollecitate la Direzione con una lettera raccomandata o con una PEC. Date all’azienda 10 giorni di tempo per il pagamento delle vostre spettanze. Spiegate all’Aziende che ne avete bisogno e che avete una famiglia e delle spese alle spalle, un mutuo, le bollette da pagare.

4) Rivolgetevi ad un sindacato, mai ad un legale.

Evitate di rivolgervi ad un legale, vi costerebbe troppo. Iscrivetevi ad un sindacato, se non siete già iscritti, e chiedete all’organizzazione scelta di seguire la vostra situazione retributiva. La stessa vi metterà a disposizione degli esperti e se servisse anche un avvocato, che è sempre gratuito. In più le Aziende hanno più paura dei sindacate, che degli studi legali.

5) Se proprio l’Azienda non risponde non vi resta che adire l’ingiunzione di pagamento.

Se dopo la lettera bonaria e dopo le sollecitazioni del sindacato l’Azienda continua a non ascoltarvi allora potete tranquillamente procedere con l’ingiunzione di pagamento. Alcune volte l’azienda propone una Conciliazione, ovvero un accordo economica per l’interruzione del contratto di lavoro. Ma non è scontato. Se questo non accade potete fregiarvi del cosiddetto Decreto Ingiuntivo (lo fa il tribunale tramite un legale, che vi dirà quali documenti esibire). Il datore, per allungare ulteriormente i tempi del pagamento, proporrà opposizione, ma a quel punto è difficile che possa aver ragione e prima o poi dovrà pagare le vostre spettanze, con annesse spese. Se poi vi ha fatto mobbing e riuscite a dimostrarlo l’Azienda si è messa proprio nei guai, perché potrebbe scattare anche l’azione penale.

6) Non sperate a questo punto di tornare a lavorare nella stessa azienda.

Una volta rotti i rapporti, ovviamente, non sperate di rientrare a lavorare nella stessa struttura. Rappresentate un “guaio” per l’Azienda e un precedente che potrebbe danneggiare l’immagine della stessa e creare un clima lavorativo non buono e non favorevole alla Direzione.

Prima di arrivare al punto 6 però ricordatevi che:

  • Per quanto detto finora e per aver diritto alla disoccupazione potete dimettervi “per giusta causa” (rivolgetevi ad un Patronato o allo stesso sindacato che vi assiste per chiedere come fare); in questo modo avrete diritto al riconoscimento della NASpI da parte dell’INPS.
  • Cerca subito un altro lavoro, perché ci vorrà del tempo prima di cantare vittoria!

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