Professionisti Sanitari o ideologi controrivoluzionari? Solo facinorosi sui Social.

Professionisti Sanitari o ideologi controrivoluzionari? Solo facinorosi sui Social.
Professionisti Sanitari o ideologi controrivoluzionari? Solo facinorosi sui Social.

Il punto di vista di un TSRM.

Da quando i professionisti sanitari hanno fatto “irruzione” negli organi di informazione, è nata, oltre a quella di contraddittorio, una nuova categoria di detrattori: quella degli ideologi controrivoluzionari. Ma… non siamo nella Russia di inizio del secolo scorso: siamo nella emancipata (si suppone) Europa del terzo millennio.

Quindi, non appena viene edito un nuovo articolo su Assocarenews.it, Consulta TSRM, Quotidiano Sanità o altro analogo organo di informazione specializzato, i primi commenti sono quelli degli appartenenti (anche inconsapevoli, probabilmente)  a siffatta “armata bianca” , ossia coloro che, in modalità del tutto avulsa dal contesto in questione, argomentano verso la pubblicità dei titoli di studio, sulla veridicità degli stessi, sulla omissione degli stessi, etc., senza peraltro un vero filo conduttore che sostenga anche similari ipotetiche linee di argomentazione, che effettivamente divengono, sempre di più, di difficoltosa comprensione.

Ad ogni modo, premettendo che nessuno mai ha sollevato verso i professionisti sanitari medici siffatte richieste di “verifica titoli”, come ho avuto modo di controbattere ad alcuni recenti commenti facebook, pur non essendo iscritto, né ho alcuna intenzione di iscrivermi, al noto social network – ma a qualsivoglia – i punti sono soltanto due:

  1. La legge sulla pubblicità sui titoli dei laureati in generale (ed i professionisti sanitari TUTTI rientrano in tale gruppo) è la Legge n. 240/2010 (legge di quasi un ventennio fa, quindi, non di ieri) c.d. “Riforma Gelmini”, che al comma 2° dell’art. 17, specificatamente recita:

 «Ai diplomati di cui al comma 1 compete la qualifica accademica di «dottore» prevista per i laureati di cui all’articolo 13, comma 7, del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270»;

per quanto riguarda la “qualifica” (anch’essa generica) di “dottore magistrale” essa è citata per ben 6 volte nel medesimo dispositivo normativo: 

lettera h, comma 2 , art. 2 – comma 1, art.4 – lettera b, comma 1, art.4 – lettera c, comma 5, art. 18 – comma 3, art. 22 – comma 13, art. 29

– in maniera indistinta –

Inoltre, il titolo alla cui denominazione, è stato istituito con il decreto MIUR 270/2004 (qui di anni ne sono passati 15), che ha abrogato e sostituito il decreto MURST 509/1999, il quale ha attuato l’attuale architettura a cicli del sistema generale di istruzione universitaria.

Ergo:

i laureati magistrali non hanno alcun obbligo di anteporre o postporre al titolo di “dottore magistrale” alcuna altra dicitura,

salvo il loro eventuale LIBERO interesse, nelle opportune sedi, di dichiarare più specificatamente il campo proprio di attività e di responsabilità.

Per quanto al possesso di master, premesso sia in corso d’opera un processo evolutivo normativo circa la loro regolarizzazione, argomento anche discusso  a quattro mani con il collega dr. A. Attanasio,

cito un riferimento quanto mai autorevole : il giurista dr. Luca Benci.

«Per tutte le professioni del comparto, specialista è chi ha un master di primo livello “per le funzioni specialistiche”, mentre per i medici l’acquisizione della qualifica è un decisamente più lungo corso di specialità post laurea magistrale.»

  1. l’articolo 21 della Costituzione Italiana, dedicato alla libertà di stampa:

 «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»

Ricapitolando, pertanto, salvi i casi di mero reato, pure possibili e purtroppo in alcuni casi effettivi (evito di fare citazioni anche di notorietà), non trovano alcun fondamento i reiterati tentativi di screditamento, offesa (atti pure previsti quali reati dal codice penale – soprattutto se reiterati pubblicamente, pertanto non vi sarà reiterazione di qualsivoglia clemenza), o accusa di millantare titoli o situazioni difficilmente identificabili se non inesistenti, oltre che appelli alla (addirittura) limitazione o censura di articoli proposti dai professionisti sanitari (i regimi, si spera, debbano sparire per sempre – tutti – anche e soprattutto quelli culturali), puntualmente proposti da neo controrivoluzionari che vorrebbero basare la loro stessa visibilità, oltre che una insensata – perché inesistente – “guerra civile intellettuale”, su una politica ideologica dalla punta spezzata.

Meglio e molto meglio se si dedichino ad altro, ovvero, come ho già avuto modo di proporre, pensino di spostare il contraddittorio sul “sacro” suolo dei contenuti, in modo leale e fondato sulle obiettività; in tal senso non soltanto sono i benvenuti, ma li sfido pubblicamente; inoltre li invito a loro volta a rendere evidenti I LORO TITOLI, e, vista la polemica, LE LORO COMPETENZE E RESPONSABILITÁ : i professionisti sanitari sono stanchi dei medici, anche sotto mentite spoglie, che per fortuna si restringono sempre di più in una ristrettissima élite, che amano trincerarsi in ricorsive, sorde, ridondanti e circuitanti pseudo argomentazioni di presupponenza medicocentrica , che nulla hanno a che vedere con EBM, Clinical Governance, Project management, Human Resource Management o qualsivoglia alta materia su cui il confronto ormai è, si rassegnino, peer to peer. 

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