Piano Cronicità. Manca in 5 Regioni, oltre 20 mesi medi per recepirlo, troppe differenze territoriali.

A luglio 2019 manca ancora il recepimento del Piano nazionale Cronicità in cinque Regioni e per le altre si va da recepimenti lampo dopo due mesi dall’approvazione del piano a settembre 2016 a 33 mesi di attesa. Molte, troppe, le differenze tra le Regioni oltre che nei tempi anche nei modi di recepimento.

Nel 2020 si stima che rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. Impegnano il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. In Europa sono responsabili dell’86% di tutti i decessi e di una spesa sanitaria annua valutabile in 700 miliardi di euro; 24 milioni le persone che in Italia nel 2017 ne soffrono, quasi 67 miliardi di euro la spesa complessiva in Italia.

Sono le malattie croniche. Una delle priorità previste anche dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

A tal fine l’Italia il 15 settembre 2016 si è data una propria strategia e un modello di presa in carico delle cronicità approvando il Piano Nazionale della Cronicità, attraverso uno specifico Accordo Stato-Regioni che valorizza e da centralità alla professione infermieristicarichiamandola esplicitamente ben 36 volte all’interno del testo.

Un atto di programmazione sanitaria nazionale fondamentale, voluto e messo a punto con il coinvolgimento e la condivisione di tutti: Associazioni di cittadini e pazienti, società scientifiche, Regioni e Istituzioni centrali.

Proprio per questo preoccupa molto che a quasi 3 anni dalla sua approvazione ancora ci siano Regioni che non hanno neppure recepito almeno formalmente il Piano.

Del resto, purtroppo, la mancata/ritardata attuazione e/o l’attuazione a macchia di leopardo da parte delle Regioni, di Leggi e/o atti di programmazione sanitaria nazionale già approvati, continua a rappresentare una tra le principali criticità dell’attuale governance del Servizio Sanitario Pubblico, che contribuisce a minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e ad aumentare le attuali disuguaglianze che già esistono tra le Regioni.

Un problema questo sul quale è necessario intervenire subito sfruttando proprio l’occasione offerta dai lavori di stesura del nuovo Patto per la Salute.

Vale la pena sottolineare come il recepimento formale da parte delle Regioni sia il primo adempimento previsto dallo stesso Accordo nazionale.

Ad oggi sono 15 le Regioni italiane ad averlo recepito formalmente con propria Delibera, la Regione Lombardia ha un proprio Piano, mentre non sono ancora reperibili (dopo una ricerca svolta sui siti web) le Delibere di recepimento del Piano nazionale di Campania, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna.

Molte, troppe, le differenze tra le Regioni a partire dai tempi di recepimento.

Come mostra la tabella, si passa dai 2 mesi della Puglia, ai dell’Umbria, ai dell’Emilia Romagna, sino ad arrivare ai 33 mesi della Calabria che lo ha recepito il 18 giugno di quest’anno grazie ad un Decreto del Commissario ad acta.

Differenze sono riscontrabili anche nelle modalità di recepimento. Abbiamo recepimenti puramente formali come ad esempio quello del Molise e della Calabria e recepimenti più sostanziali con strategie e azioni puntuali per attuare concretamente i contenuti e il modello del Piano Nazionale della Cronicità. E’ il caso, solo per fare alcuni esempi, del Piemonte, dell’Umbria e del Veneto che lo ha recepito direttamente all’interno del proprio Piano socio sanitario regionale 2019-2023.

Colpisce come le Regioni le cui delibere di recepimento del Piano Nazionale della Cronicità non sono ancora reperibili e quelle che invece lo hanno recepito tardivamente, come ad esempio la Calabria e il Molise, sono anche quelle Regioni che stando alle anticipazioni dei risultati della sperimentazione del Nuovo Sistema Nazionale di Garanzia dei LEA (che entrerà in vigore il prossimo anno) hanno maggiori criticità nel garantire i LEA, in molti casi proprio del livello di assistenza distrettuale.

Peraltro la Regione Calabria è tra le Regioni con più ampia diffusione di malattie croniche, il Molise e la Sardegna sono le Regioni con rispettivamente maggiori malati di cuore e di osteoporosi.

A tutto questo si aggiungono anche le pesanti carenze di personale, con particolare riguardo a quello infermieristico.

Tra carenze ordinarie e straordinarie di Quota 100 e pensionamenti ordinari in Campania mancheranno 8.580 infermieri, in Calabria 3.516, in Sardegna e Sicilia rispettivamente 2.740 e 8.034 unità.

Alla luce di tutto ciò è prioritario:

  • rafforzare il ruolo del Ministero della Salute di sostegno, coordinamento, indirizzo, verifica dei Lea (e relativo intervento quando necessario) nei confronti delle Regioni, anche garantendo la certezza dell’attuazione tempestiva e concreta, in tutto il territorio nazionale, delle decisioni assunte a livello nazionale anche con Accordi tra lo Stato e le Regioni;
  • riconoscere il recepimento e l’attuazione sostanziale del Piano Nazionale delle Cronicità da parte delle Regioni come vero e proprio “adempimento Lea” oggetto di verifica da parte del Comitato nazionale e come indicatore da introdurre e verificare nel nuovo “Sistema nazionale di garanzia dei Lea”, che entrerà in vigore probabilmente nel 2020;
  • valorizzare e mettere a sistema su tutto il territorio nazionale la figuradell’infermiere di famiglia e di comunità (buona pratica già in alcune Regioni e con importanti risultati in termini di esiti di salute), al fine di garantire l’attuazione efficace e reale del Piano nazionale della cronicità e per portare nelle case delle persone il Servizio Sanitario Pubblico;
  • realizzare e approvare un provvedimento nazionale che definisca gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici dei servizi sanitari territoriali da garantire a tutti i cittadini in tutte le aree del Paese, nelle grandi città, nei piccoli centri, nelle aree interne più disagiate.
  • garantire gli incrementi del Fondo Sanitario nazionale per gli anni 2020 e 2021 così come previsto nell’ultima Legge di Bilancio e accelerare sul nuovo Patto per la Salute. 

Tonino Aceti
Portavoce Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche

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