Ordine Infermieri di Roma diffida Nurse Times e l’AADI. Guerra tra OPI?

Ausilia Pulimeno, vice-presidente nazionale Ordine Infermieri.

Mentre si attende di capire cosa deciderà di fare la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI), sembra scoppiata la “guerra” tra gli OPI di Roma e di Barletta – Andria – Trani.

Ci siamo imbattuti poco fa in una nota a firma della presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma, Ausilia Pulimeno (nella foto di apertura), con cui si diffida il quotidiano Nurse Times, riconducibile al collega Giuseppe Papagni, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Barletta – Andria – Trani (BAT), e l’associazione AADI, presieduta da Mauro Di Fresco, che, lo ricordiamo, non è un Infermiere (basta cercare il suo nome nell’Albo degli Infermieri: LINK) e non è iscritto ad alcun Ordine infermieristico (per cui non è punibile dal punto di vista disciplinare).

Ovviamente il nostro quotidiano è estraneo alla vicenda e ha cercato di trattare l’argomento per quello che è, ossia una sentenza di primo livello che non cambia assolutamente nulla relativamente al demansionamento (che noi preferiamo chiamare deprofessionalizzazione) e alle sorti della professione infermieristica. Si dovrà attendere le successive decisioni dei giudici d’Appello e di Cassazione per avere una sentenza circostanziata e soprattutto definitiva. Se decideranno di confermare la sentenza di primo grado il nostro quotidiano sarà in prima fila a plaudire.

A nostro avviso l’intera questione andava gestita diversamente dal punto di vista mediatico ed è stata utilizzata per pubblicizzare il corso sul demansionamento organizzato dall’AADI e inutili guerriglie interne alla professione infermieristica (che hanno visto protagonista un’altra associazione di categoria, di cui preferiamo non citare nemmeno l’acronimo). Nel mezzo il mancato riconoscimento dell’associazione da parte della FNOPI, che di fatto non può validare un sodalizio presieduto da chi non è un Infermiere e di chi non è iscritto ad alcun OPI.

Il problema più grande in questa vicenda è però un altro. Di fatto si sta creando un duro attrito tra gli OPI di Roma e della BAT, di cui in pochi parlano, ma che potrebbe dar vita a breve a denunce e a richiami disciplinari per il non rispetto degli obblighi etico-comportamentali del Codice Deontologico degli Infermieri. In questo caso il diritto di cronaca stride con il rispetto della deontologia professionale:

  • Capo V Comunicazione

Art. 28 – Comportamento nella comunicazione

L’Infermiere nella comunicazione, anche attraverso mezzi informatici e social media, si comporta con decoro, correttezza, rispetto, trasparenza e veridicità; tutela la riservatezza delle persone e degli assistiti ponendo particolare attenzione nel pubblicare dati e immagini che possano ledere i singoli, le istituzioni, il decoro e l’immagine della professione.

Art. 29 – Valori nella comunicazione

L’Infermiere, anche attraverso l’utilizzo dei mezzi informatici e dei social media, comunica in modo scientifico ed etico, ricercando il dialogo e il confronto al fine di contribuire a un dibattito costruttivo.

Giuseppe Papagni, presidente Ordine Infermieri BAT e deus ex-machina di Nurse Times.

Giuseppe Papagni, presidente Ordine Infermieri BAT e deus ex-machina di Nurse Times.

Conosciamo molto bene il presidente Papagni e siamo convinti che abbia agito in buona fede, ma di fatto quella che è una campagna stampa contro la FNOPI (di cui Pulimeno è vice-presidente) potrebbe costargli qualche sonora tirata di orecchie (non sappiamo se è già arrivata in Puglia).


Ecco la lettera della Presidente dell’OPI di Roma.

Egregio Direttore,
in data 16/07/2019 è stata pubblicata sulla pagina Nurse Times la nota dell’Associazione Avvocatura Diritto Infermieristico (AADI) sulla sentenza della I sez. lavoro del Tribunale di Roma contro la Fondazione Gemelli. In seno alla predetta nota sono riportati fatti non corrispondenti a verità che pregiudicano gravemente l’onorabilità e l’immagine dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma. In particolare si legge nel comunicato dell’AADI da Ella pubblicato:

“L’OPI di Roma è giunta, addirittura, a convenire in disciplinare due infermiere socie AADI per intimorirle e convincerle a cancellarsi dell’AADI. La procedura disciplinare è stata chiesta dall’Ordine dei medici che, a quanto pare, decide se e quando un infermiere deve subire minacce e ritorsioni da parte del nostro Ordine (e poi ci propinano l’autonomia) quando commette un’infrazione disciplinare aziendale. Ma da quando in qua l’OPI ha giurisdizione sul codice disciplinare aziendale? Difatti non ne ha, tranne quando gli imputati sono iscritti all’AADI. L’OPI, per raggiungere una miglior efficace intimidatoria, si è pure avvalsa di un avvocato. Naturalmente la questione verrà denunciata alle autorità competenti che faranno luce su quanto effettivamente avvenuto, comunque sarà difficile confutare l’audioregistrazione.”

Innanzitutto si precisa che l’Opi di Roma agisce unicamente per il perseguimento dei propri fini istituzionali, primo fra tutti quello di vigilare che siano rispettate le norme del Codice deontologico da parte dei propri iscritti, anche al fine di garantire la tutela della salute sia individuale che collettiva.

Ai sensi dell’art. 39 del DPR 221/1950, prima dell’apertura del procedimento disciplinare, vi è una fase preliminare in cui, a tutela innanzitutto del professionista, si valuta se effettivamente sussistono i presupposti per l’esercizio del potere disciplinare.

In tal senso, allo stato attuale, l’Opi di Roma ha aperto dei fascicoli preliminari istruttori, e non procedimenti disciplinari, nei confronti di taluni infermieri a seguito di una segnalazione pervenuta allo scrivente Ordine, nella quale si rappresentavano fatti e comportamenti di possibile valenza disciplinare sotto il profilo della violazione non di norme aziendali, bensì delle norme deontologiche alle quali ogni infermiere deve attenersi, a prescinedere dalla posizione lavorativa ricoperta e dal datore di lavoro di appartenenza. Se gli infermieri in questione sono iscritti all’associazione AADI, la circostanza è del tutto irrilevante e comunque casuale.

Non può, dunque, ribadirsi come sia gravemente lesivo dell’onore e della reputazione dell’Opi di Roma affermare gratuitamente che l’Ente eserciterebbe i propri poteri con finalità discriminatorie.

Superfluo, a questo punto, precisare che, riservandoci di agire in tutte le sedi più opportune per la tutela dell’immagine dell’Ordine, si chiede, ai sensi della legge sulla stampa, di voler provvedere, senza indugio, a pubblicare la dovuta rettifica, richiamando la presente nota di riscontro.

Distinti saluti.

LA PRESIDENTE DELL’OPI DI ROMA
Dott.ssa Ausilia M.L. Pulimeno


Se la missiva di Pulimeno non è una dichiarazione di guerra “in tutte le sedi opportune” poco ci manca, di fatto si è incrinato un rapporto tra i due OPI e tra dirigenti degli ordini infermieristici che difficilmente si risanerà nel breve periodo. Staremo a vedere cosa accadrà. Invitiamo, però, tutti alla calma, perché le guerre intestine alla professione non servono proprio a nessuno. Soprattuto se basate su sentenze di primo grado che potrebbero essere presto smontate e ribaltate.

Insomma tanta “casciara” per nulla. Anche se quanto detto e scritto ha nei fatti leso l’immagine e la dignità di tanti attori consapevoli e inconsapevoli di questa evitabile “esperienza” mediatica. Dobbiamo ancora imparare da Medici, purtroppo.

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