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martedì, Agosto 9, 2022
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Operaio costretto a mentire a medico e infermiere per non risultare infortunio sul lavoro.

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Operaio incalzato da medico e infermiere confessa: costretto a mentire per non risultare infortunio sul lavoro. Aveva paura di essere licenziato.

Operaio costretto a mentire a medico e infermiere per la paura di perdere il posto di lavoro.

I fatti sono stati raccolti dal collega infermiere, impegnato nel pronto soccorso.

Nonostante uno Statuto dei Lavoratori, nonostante un D.lgs. 81/2008 e nonostante una miriade di norme e integrazioni contrattuali per garantire il diritto del lavoro, ancora esistono lavoratori per i quali la dignità non viene garantita.

L’operaio lavorava a Prato, una delle città industriali italiane. Recente palcoscenico della morte sul lavoro di Luana D’Orazio ma anche di mille altre realtà di ingiustizie sul lavoro.

Una di queste ce la racconta l’infermiere, di turno serale un giorno di aprile 2021.

“Arrivò un uomo straniero con una brutta ferita che partiva dalla base dell’indice procedendo per alcuni centimetri verso il centro del palmo della mano.

Era avvolta in un asciugamano e sporchissima di sangue impastato con polvere nera.

Ha detto di essersi tagliato a casa con un tritacarne ma era evidente che non era una ferita compatibile. Inoltre i lembi erano danneggiati ma ordinati. Era una lama unica, con taglio in linea retta.

All’inizio avevamo avuto il pensiero che fosse al centro di un reato, insospettiti dalla richiesta di essere triagiato come paziente ignoto. Inoltre era di Prato, si era messo in auto per arrivare fin da noi con una mano “tritata” a casa?

Mentre detergevo la ferita gli ho chiesto ulteriormente di parlarmene e mi ha detto che aveva smontato il tritacarne. Con il chirurgo siamo riusciti a tirargli fuori che veniva da Prato ma che non era partito da casa.

Che lo avevano accompagnato e che doveva dire di non essere in fabbrica sennò lo licenziavano. Gli faceva troppo male ed era troppo spaventato per non dirci almeno questa parte del racconto. Poi STOP.

Per fortuna non doveva essere operato ma gli abbiamo dovuto ricucire con molti punti di sutura. Il medico gli ha dato il massimo dei giorni ma ha rifiutato l’appuntamento per rimuovere i punti. Ha detto che si sarebbe rivolto al suo medico.

L’ho visto uscire che ormai era finita la notte quasi.

E’ stato tremendamente duro toccare con mano questa realtà e non poterci fare niente. E, per quanto il nostro lavoro sia sottostimato e sottopagato, mi sono per un momento sentito fortunato”.

Una testimonianza dura che racconta quanto ancora si debba fare per far sì che il lavoro goda di dignità, oltre che di un salario.

Comitato di Redazione
Servizio Redazionale.
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