Medici, Coordinatori Infermieristici, Infermieri e impiegati arrestati a Molfetta: timbravano, ma non erano in servizio.

La notizia ha dell’incredibile e sta facendo il giro dello stivale italico. Ora si attende di capire cosa decideranno di fare gli Ordini dei Medici e degli Infermieri competenti.

È di 30 indagati, di cui dodici arrestati e uno con obbligo di dimora, il bilancio di una indagine della Guardia di Finanza conclusa oggi che ha svelato un sistema di fraudolenta solidarietà per timbrare il cartellino per assentarsi dal lavoro durante l’orario di servizio all’ospedale monsignor Antonio Bello di Molfetta.

I militari della Tenenza di Molfetta, coordinati dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Trani, Silvia Curione, all’esito di una complessa indagine denominata “Quinto Piano”, protrattasi per oltre due anni, hanno fatto emergere – dopo ore di filmati, intercettazioni e servizi di pedinamento e osservazione – 300 episodi di assenteismo dai quali sono emersi gli episodi ad opera di dirigenti medici, infermieri ed impiegati del monsignor Antonio Bello.

Su richiesta della Procura della Repubblica di Trani, sono state eseguite 13 ordinanze di cui 12 di custodia cautelare agli arresti domiciliari e 1 obbligo di dimora nel comune di residenza, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Maria Grazia Caserta. Inoltre, saranno interrogati ulteriori indagati, per i quali è stata richiesta la misura interdittiva della sospensione dal servizio. Proseguono, invece, le indagini per definire altre posizioni.

Per questo cinque medici, una coordinatore infermieristico, una infermiera, diciassette impiegati amministrativi, cinque impiegati tecnici manutentori e uno esterno all’Azienda Sanitaria Locale di Bari, sono indagati dalla Procura della Repubblica di Trani per i reati – contestati a vario titolo – di truffa aggravata ai danni di Ente pubblico, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e peculato.

Insomma, furbetti del cartellino che nel corso del tempo si sono adoperati nel ricercare diversi modi per assentarsi dalla struttura ospedaliera di Molfetta per svolgere attività prettamente personali e non solo, intendendo in tal modo la propria concezione di attività lavorativa.

Diversi i casi rivelati dalle telecamere installate dalle Fiamme Gialle nei pressi dell’identificazione del badge ed all’esterno dell’ospedale di Molfetta. Medici che abbandonavano sistematicamente la struttura ospedaliera per svolgere l’attività professionale presso altri studi medici o per andare presso la propria abitazione per pranzare, riposare e tornare diverse ore dopo per registrare l’uscita.

Due medici del 118 di Foggia che avevano coinvolto un terzo soggetto che si recava quotidianamente a Molfetta per “beggiare” mentre loro erano ad un corso di formazione di medici di base. Impiegati del ruolo amministrativo e tecnico che abusavano delle “uscite per servizio”per andare a fare la spesa. Ed ancora un impiegato, sindacalista, che per giustificare i propri ritardi o allontanamenti, presentava a posteriori falsi permessi sindacali.

Addirittura, in un caso, una dipendente amministrativa si era fatta refertare una cefalea che le ha consentito di saltare il lavoro e di recarsi a fare shopping in occasione di un Black Friday. Al valzer dei “furbetti” hanno partecipato anche i dipendenti dell’Ufficio Rivelazioni Presenze e Assenze, cioè colo che avrebbero dovuto controllare il rispetto dell’orario di lavoro di tutti gli altri dipendenti.

Oltre alle 13 ordinanze, saranno interrogati ulteriori indagati a piede libero per i quali è stata richiesta la misura interdittiva della sospensione dal servizio. Le indagini proseguono per definire altre posizioni. I provvedimenti sono stati notificati a Molfetta, Giovinazzo, Bisceglie, Barletta e Foggia.

Tra loro anche qualcuno che aveva notato le telecamere continuando comunque a trovare escamotage per allontanarsi dal luogo di lavoro.

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