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martedì, Novembre 30, 2021
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Ma cosa dice quell’ingegnere? Cosa ne sa dell’umiltà degli Infermieri?

Ci scrive Tiziano, Infermiere: “quell’ingegnere non sa di cosa parla, OSS valido operatore di supporto, Infermieri pieni di umiltà”.

Buongiorno Direttore,

intanto ringrazio la redazione per avermi dato l’opportunità di rispondere al sig. Salvagno e di replicare a quanto riportato nell’articolo.

Premetto che è difficile persino capire da dove iniziare, in quanto trovo quanto riportato davvero poco credibile e dal mio punto di vista, un modo pretestuoso per attaccare la categoria degli infermieri raccontando una storia che poco o niente ha a che fare con gli infermieri. Mi spiego meglio.

Nel titolo e nelle prime righe dell’articolo, l’autore invita gli infermieri a fare “un bagno di umiltà” e a non disprezzare il lavoro degli Oss, motivando tale affermazione sulla base del principio secondo cui gli infermieri oggi non eseguirebbero l’igiene dei pazienti, cosa assolutamente​ non vera. Evidentemente, il signore, che di professione fa l’ingegnere, non conosce la nostra professione.

Al riguardo non ho molto da dire se non che io sono un infermiere laureato, ma non ho mai pensato che la laurea mi dispensasse dal prendermi cura del paziente e di supportarlo nel soddisfacimento dei suoi bisogni. Considero l’Oss una validissima figura di supporto. E’ vero che spesso dell’igiene del paziente se ne occupano gli Oss,​ il più delle volte​ per motivi meramente organizzativi, ma non per questo mi ritengo esentato dall’eseguire tale compito anzi, molto spesso lo eseguo e penso che questa attività sia​ ​ molto utile per valutare al meglio le condizioni del paziente, ad esempio le condizioni della cute, eventuali lesioni, valutarne le condizioni psicologiche, capire se ha bisogno d’altro e parlargli.

Queste valutazioni le posso fare io e​ le può fare l’operatore di supporto, che magari può rilevare un problema prima di me. Trovo quindi indispensabile lavorare in equipe e credo che la cosa peggiore sarebbe avere certi pregiudizi nei confronti delle altre figure professionali. Per esperienza posso dire che la maggior parte dei miei colleghi la pensa in maniera analoga e tra oss e infermieri in genere c’è affiatamento.

Francamente avrei risparmiato la parte in cui parla di San Francesco, noi siamo professionisti, nessuno di noi aspira alla santità.

Trovo molto scorretto questo articolo, sia per il contenuto, sia per il fatto stesso che sia stato pubblicato, in quanto, chiedere agli infermieri di essere umili​ senza dare alcuna spiegazione e fuori contesto con quanto trattato nell’articolo, con il solo pretesto di contrapporre la nostra figura a quella degli Oss, mi sembra un attacco gratuito e in definitiva deleterio per tutti.

Una cosa curiosa è che l’autore evidenzia in maniera accanita​ l’ammontare del proprio salario, abbastanza misero. Non capisco il perché di questi continui riferimenti al proprio stipendio, ma se lo scopo era quello di far venire i sensi di colpa a qualcuno, dimostrando che gli infermieri hanno uno stipendio alto, con queste affermazioni si ottiene solo compatimento e commiserazione. Il contratto della sanità è scaduto da tre anni e mezzo e ancora non si parla di rinnovi. Non ci sentiamo una categoria di privilegiati anzi, a mio parere sia gli infermieri che gli oss sono figure decisamente sottopagate.

La seconda parte dell’articolo è più complessa ed è quella su cui vorrei soffermarmi perchè così come raccontata è poco credibile, credo siano state omesse parecchie cose.​

Ritengo che si debba porre molta attenzione a quanto riportato,​ per la​ gravità di quanto scritto, sottolineando di nuovo che ciò è totalmente fuori contesto rispetto all’invito ad essere “più umili”, che era poi il messaggio che l’autore voleva mandare.​

Sostanzialmente, l’autore racconta che dopo aver sofferto di un disturbo psichico minore, su di lui vi sia stato un accanimento terapeutico tale da averli privato della propria libertà, diritti ed autonomia.

Egli infatti sostiene che pur​ godendo di ottima salute sia fisica che mentale, i medici lo obbligano ad assumere svariate terapie​ sulla base di valutazioni errate e pregiudizievoli e ogni qualvolta egli si sia rifiutato di aderire al programma terapeutico, ritenendo di star bene,​ lo hanno ricoverato nel reparto di Psichiatria contro la sua volontà. A causa di questo accanimento, l’ingegnere avrebbe perso il lavoro e gli sarebbe stata riconosciuta una forma di disabilità.

Per quanto possa essere dispiaciuto per le disavventure altrui, vorrei ricordare ai lettori e alla redazione alcuni particolari da non sottovalutare quando si analizza una storia del genere.

In alcuni casi, in psichiatria spesso, alcuni pazienti vengono effettivamente ricoverati contro la propria volontà. In regime di T.S.O.

Per elevare un TSO però, non basta la proposta di ricovero del medico di base, occorre una valutazione di uno psichiatra, ma nemmeno quella è sufficiente.​

Il provvedimento deve poi essere firmato dal sindaco che entro 48 ore lo trasmette al giudice tutelare che può convalidarlo o annullarlo, altrimenti dopo 48 ore decade. Inoltre la durata del TSO è di 7 giorni oltre i quali la procedura termina, a meno che non vi sia una richiesta di prolungamento, molto ben motivata, che deve essere di nuovo firmata dal sindaco e trasmessa al giudice tutelare.

Mi chiedo quindi come sia possibile che l’ingegnere sia stato valutato erroneamente da ben 10 psichiatri in 18 anni, che più volte il sindaco abbia firmato e il giudice convalidato i TSO. Il tutto con la complicità degli agenti che lo portavano nelle strutture contro la propria volontà e del personale sanitario (medici specialisti, infermieri e oss) che non si accorgeva che il signore stava bene.
E la cosa che mi insospettisce molto è che dopo 18 anni di soprusi, l’ingegnere non abbia sporto denuncia per reati che andrebbero dall’abuso di ufficio, maltrattamenti, lesioni fino al sequestro di persona,​ ma si sia limitato a raccontare questa storia con il solo scopo di dimostrare la tesi secondo la quale gli infermieri dovrebbero essere più umili. Infermieri che peraltro non intervengono in alcun modo nel processo decisionale riguardo i TSO.

Mi spiace, ma non posso davvero credere che la storia sia andata come l’autore l’ha raccontata, e in ogni caso, non capisco per quale motivo bisognava attaccare la nostra professione.​

Questo è un mio parere, basato su 4 anni di lavoro in psichiatria.

Ringrazio la redazione e colgo l’occasione per augurare all’ingegnere di tornare a star bene e che possa riprendere la sua professione.

Cordialmente.

Tiziano Ravazzoli – Infermiere

Leggi anche:

Tiziano, Paziente: “a volte cari Infermieri un bagno di umiltà vi farebbe crescere professionalmente”.

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