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domenica, Maggio 19, 2024
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La retribuzione dei comparti a confronto. Le meno pagate? Le Professioni Sanitarie.

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Chi sono i professionisti meno pagati in Italia? Analizzando la retribuzione tra i vari comparti si scopre che sono le Professioni Sanitarie.

Il Titolo III della Costituzione Italiana tratta i rapporti economici, ed all’art.36, tra l’altro, promulga il testo: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Partendo dal citato principio costituzionale, analizzando le retribuzioni tabellari estrapolate dai contratti collettivi nazionali di lavoro dei quattro comparti – Scuola, Sanità, Funzioni Centrali e Funzioni Locali (cui valori estrapolati dai relativi ccnl) – si capisce bene quali siano le retribuzioni inferiori nel panorama nazionale.

Considerando profili dello stesso tenore, si può ricavare una riproduzione quantitativa, rappresentativa e semplicistica delle differenze di retribuzione nei quattro comparti, quali:

  • per la Scuola il “Docente laureato istituti sec.II grado” con più di 35 anni di anzianità che viene retribuito con 34.052,17 euro/anno;
  • per la Sanità la posizione economica D6 (corrispondente a personale in fine carriera delle Professioni Sanitarie, in quanto la posizione DS è una rarità negli organigrammi aziendali) che viene retribuita con 27.789,10 euro/anno;
  • per le Funzioni Centrali posizione economica III F7 che viene retribuita con 32.016,62;
  • per le Funzioni Locali categoria D6 che viene retribuita con 29.426,32.

Da premettere che le progressioni economiche di fascia non sono equamente garantite a tutti i lavoratori ed infatti dipendono dalla capienza dei fondi delle singole amministrazioni, quindi possono passare anche dieci anni e più per aumentare la fascia retributiva, cosa invece che non avviene per il comparto scuola dove gli scatti avvengono per anzianità con cadenza prestabilita

In conclusione è possibile dire che, nel panorama Nazionale della Repubblica Italiana, la posizione economica D del comparto Sanità è quella meno retribuita, nonostante le Professioni Sanitarie – rappresentanti di detta posizione economica – nell’ordinamento italiano (volendo sintetizzare), sono tutte quelle professioni iscritte in uno specifico albo, i cui operatori in forza di un titolo abilitante universitario rilasciato/riconosciuto dalla Repubblica italiana, lavorano in campo sanitario con autonomia e responsabilità professionale.

Da puntualizzare che i dipendenti del settore pubblico sono i più penalizzati, difatti la fascia massima del CCNL 2018 arriva ad una retribuzione di euro 27.789 mentre nel settore pubblico euro 28.729.

Ritornando al principio Costituzionale sopra esposto, la retribuzione è proporzionata alla quantità e qualità del lavoro, pertanto si ipotizza a rigor di retorica che, le Professioni Sanitarie rispetto ai profili professionali corrispondenti degli altri comparti, lavorano con meno qualità o assicurando meno prestazioni, oppure, altra ipotesi potrebbe essere che, le Parti interessate alla valorizzazione e tutela dei diritti delle Professioni Sanitarie non sarebbero state tanto “interessate” ad assicurare le finalità dei principi Costituzionali.

Ovviamente si tralascia volutamente le disparità nello stesso comprato sanità tra le funzioni mediche e non mediche quali questi ultimi hanno avuto riservata una evoluzione contrattuale lontana anni luce dall’evoluzione assicurata alle funzioni mediche.

Quanto sopra possa determinare un momento di riflessione delle Parti interessate.

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