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Infermieri: uniti è possibile tutto. La piazza parlerà di chi siamo e cosa vogliamo essere.

“A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà. …”.

Un secolo e un anno fa, don Luigi Sturzo, cambiò quello che era il sentire comune. Liberò i cristiani dal “non expedit” rifacendoli scoprire ancora prima di esseri religiosi, esseri umani. Sostenne che, oltre ad aspettare la pace dalle nazioni vincitrici riunite, ogni stato doveva fare la propria parte al loro interno per portare la pace, con la prosperità e libertà individuali. Liberi e forti nello scritto sono quindi tutti gli uomini al di là del credo. Senza analizzare la ricetta proposta all’epoca per perseguire gli obbiettivi vi domando una cosa. Vi sentite infermieri liberi e forti? Le potenzialità le abbiamo tutti per esserlo. Ci siamo liberati dalla sudditanza della professione medica diventando anche noi professione intellettuale. Abbiamo la forza del numero e una posizione dominante nei reparti e sul territorio rispetto a qualsiasi figura sanitaria. Cosa aspettiamo a renderci conto di quello che siamo? Siamo la spina dorsale del sistema sanitario italiano. Siamo gli operatori che prendono più decisioni, che rischiano di più a livello lavorativo. Cosa vogliamo sentire d’altro per convincerci che meritiamo uno stipendio dignitoso, un riconoscimento sociale adeguato e di lavorare in sicurezza? L’evento eccezionale che abbiamo vissuto ci dà l’ulteriore conferma di tutto quello detto. Allora cosa ci ferma?

Andiamo in piazza facciamoci vedere. Al di fuori delle strutture, al di là della divisa. Facciamo vedere come siamo, uomini e donne pure noi. Andiamo senza timore a chiedere. La dignità ci spetta e sono altri a doversi vergognare. Chi pur guadagnando milioni nel privato fa lavorare le false partita iva con un salario minimo e turni massacranti. Le regioni che hanno tagliato i posti letto e i fondi per il territorio. Lo Stato che latita. Noi siamo le vittime di questo sistema fallimentare insieme all’utenza tutta che pagando le tasse anche per chi le evade si ritrova infermieri stanche perché usciti dal doppio turno dopo una settimana ininterrotta di lavoro o con il parente su una barella in corridoio. Le vittime hanno un tempo per accorgersi che si può cambiare, scaduto il quale si incomincia a fare labile il confine tra responsabilità del reo e l’adeguarsi di chi subisce fino arrivare al sottobosco omertoso delle mafie.

Noi siamo ben lontani da quello, tuttavia, se continuiamo a voltarci dall’altra parte quando a un collega fanno mobbing, quando ad un collega non danno uno scatto d’anzianità, quando impongono i turni notturno a chi ha limitazioni, quando non troviamo sulla busta paga i soldi che ci hanno promesso ecco, lì diventiamo complici. Stiamo attenti a nasconderci dietro a un alto ideale. Il cittadino non muore o si aggrava perché noi protestiamo o ci rifiutiamo di farci sfruttare. Sia aggrava e muore perché ci sono pochi dirigenti, politici e sindacati che vogliono migliorare la situazione, nonostante per anni si raggiunga l’eccellenza sia in efficienza che in efficacia grazie ai nostri sforzi. Cosa dobbiamo fare?

Le soluzioni da adottare, per non ritrovarci a fare vuota demagogia, sono molteplici. La prima innanzi tutto è essere credibili, continuando il nostro lavoro quotidiano con la serietà e la competenza che ci contraddistingue aiutati anche dagli ordini e dalla federazione nazionale. Secondo, protestare in ogni piazza con più persone possibili avanzando idee concrete. Terzo, una volta usciti dalla piazza non siate rancorosi verso gli altri ma tornate in reparto con una nuova energia e parlatene. Parlatene con tutti i vostri colleghi, con il coordinatore, con la dirigenza. Fatevi ascoltare. Inviate e-mail su e-mail delle criticità. Non stancatevi mai di parlare. Anche con l’utenza. Tutti devono capire la bontà delle nostre proposte e là dove gli interessi non convergono siate diretti e irreprensibili. Non vi fate comprare dalle lusinghe o da promesse personali. Ultimo ma non per importanza, andate oltre le vostre divisioni. Non esiste il collega rosso, quello invidioso, il “cocco” della coordinatrice. Esiste il collega, punto. Le sue scelte non ci devono appartenere. Siamo tutti dalla stessa parte quando vogliamo chiedere di più. Incominciamo noi. Non aspettiamo che arrivi la fatina a redimere gli animi. Noi sappiamo che è giusto chiedere quello che ci spetta. La salute passa da noi e se noi non pensiamo alla nostra come possiamo essere credibili? Come possiamo essere d’esempio?

Il nemico non è il collega che chiede le ferie o che non capisce subito la nostra rivendicazione ma chi ci fa rimanere in questa posizione. Contro di loro dobbiamo svolgere i nostri sguardi. Quando riusciremo con i nostri occhi disperati a fare chinare il loro capo dalla vergogna non consideratela una vittoria ma solo un giusto ritorno a una normalità che tutti meritano, cittadini in testa. Noi siamo la salute chi vuole degli infermieri deboli vuole uno stato malato.

Uniti si può fare qualsiasi cosa. Prendiamoci cura della salute di chi è in Italia. Protestiamo!