Infermieri su ambulanze in Toscana: parla Roberto Romano della SIIET.

Gli Infermieri toscani e italiani sono indispensabili per la sicurezza e l’assistenza del cittadino anche sulle ambulanze.

Il quotidiano sanitario nazionale AssoCareNews.it Roberto Romano, infermiere toscano, Cofondatore Società Italiana Infermieri di Emergenza Territoriale (SIIET) e Consigliere OPI Firenze – Pistoia. Ecco cosa ci ha raccontato.

In Toscana è in corso un vero e proprio momento di caos attorno al servizio di emergenza territoriale. Cosa succede nell’Azienda Sud Est?

Purtroppo il momento di caos dura da molto tempo. A mio avviso è dovuto ad una totale mancanza di coraggio politico nel perseguire l’unica via possibile: una seria riforma del 118 regionale che dia spazio a tutte le professionalità e le utilizzi, valorizzandole, nella maniera dovuta.
Questa è una necessità, non un vezzo, che se non colta ed affrontata porterà ad un vero e proprio collasso del sistema.
Quanto accade in queste ore nella sud-est, di una gravità assoluta, è solo il frutto di questa mancanza di vision e della incapacità di qualche amministratore di resistere alle spinte lobbistiche che in questa regione, e non solo, in quest’area sono da sempre presenti. Si è scelto, peraltro senza il supporto di nessuna evidenza scientifica o tecnica, di cancellare un servizio appena nato, peraltro tessendone nel contempo le lodi, per sperimentarne uno, quello dell’ambulanza col medico a bordo, che…..è stato ampiamente sperimentato su tutto il territorio nazionale e regionale da almeno trent’anni. Quel modello, semplicemente, ha bisogno di essere abbandonato a vantaggio di sistemi multiprofessionali integrati dove i professionisti, infermieri e medici, lavorino insieme o in autonomia a seconda del livello di assistenza richiesto.
E’ abbastanza allucinante, peraltro, che si prenda questa via quando, almeno a parole, il modello che la regione Toscana ormai da anni ha dichiarato di voler perseguire è quello delle automediche e dei mezzi infermieristici territoriali, oltre ad una fitta rete di mezzi BLS.
Si comprende bene, quindi, la perplessità di alcuni esponenti politici che hanno giustamente, in queste ore, presentato delle interrogazioni.

Rispetto all’impiego e alla valorizzazione della figura infermieristica in emergenza/
urgenza, questo evento è da considerarsi una mosca bianca o segnale di un vento che sta
cambiando?

In realtà, credo, né l’una né l’altra cosa,. Ritengo, come dicevo, che si tratti solo del segnale che chi dovrebbe decidere, certamente non un assessore comunale, non lo fa.
Il vento è cambiato nel momento in cui gli infermieri hanno elevato le loro competenze diventando una risorsa davvero spendibile, anche in autonomia, nel setting dell’emergenza territoriale. Si parla di più di vent’anni fa, ma qualcuno fa finta di non essersene accorto. Purtroppo in qualche area della regione Toscana, non in tutte per fortuna, si è rimasti li, con nella testa modelli superati dal tempo, dai fatti e dalle necessità della popolazione. I detrattori della figura infermieristica parlano di abuso di professione, di infermieri che farebbero diagnosi medica e di altre baggianate del genere. In realtà, ovunque, gli infermieri si muovono mettendo in atto procedure validate e decise con i direttori medici dei sistemi 118, con outcomes assolutamente sovrapponibili a quelli forniti dal mezzo medicalizzato e senza fare diagnosi differenziale che, per inciso, sul territorio è quasi impossibile da eseguire anche per il personale medico che non ha gli strumenti per poterla fare realmente. Questo accade proprio perchè sul territorio non è importante, e a volte sarebbe proprio da evitare perchè si possono rischiare grossi abbagli, l’attività diagnostica differenziale, che invece si fa nei DEA, dove incredibilmente si vanno ad inserire medici neolaureati invece che specialisti del settore.
Il 118 ha la funzione primaria di diminuire la mortalità e le disabilità connesse agli eventi che accadono e su cui è chiamato ad intervenire. Questo lo si ottiene inserendo tutte le professionalità, espresse al massimo livello di competenza e di possibilità operativa, in settings dinamici, non ingessati e con una buona definizione dei livelli di assistenza. Il problema non è mettere il medico ovunque ma decidere quando impiegarlo, avendo a disposizione altre risposte operative come quella del livello infermieristico, che all’occorrenza possano anche integrarsi come deve accadere in quel 4-6% di casi di reale emergenza che la letteratura ci riporta.

Moltissimi infermieri che ci leggono, toscani o di altre regioni, sono preoccupati e sono apprezzabili sui social molti commenti che riguardano i rischi di un profilo professionale che, in questo setting, starebbe compiendo passi indietro. Cosa ne pensi?

Credo che la figura infermieristica abbia, al contrario, un grande futuro nell’emergenza territoriale. Vedo eventi tipo quello senese come dei colpi di coda di una classe medica e di una politica che si trovano spiazzate perchè hanno difficoltà ad evolvere il pensiero e, diciamocelo, magari hanno anche da garantire qualche posto di lavoro. Vedremo di aiutarli a progredire, dato che a ben vedere lo spazio per entrambe le figure non manca. In questo senso credo che una parte importante potrà essere svolta proprio da SIIET. Abbiamo già tre nuclei regionali attivi, in Toscana, Emilia Romagna e Sardegna, e altri che pian piano si formeranno. A breve formalizzeremo l’associazione e subito dopo ci presenteremo a Federazione Nazionale, Ordini Provinciali, Sindacati e politica locale e nazionale. La
nostra idea è di divenire una realtà nazionale che porti la voce degli infermieri che lavorano in quest’area sui tavoli dove si decide. Dovremo lavorare sulla difformità, perchè ci è ben chiaro che la situazione toscana, pure con le sue contraddizioni, è comunque molto più avanzata rispetto a quella di tante altre realtà. L’infermiere però è uno solo su tutto il territorio nazionale ed è l’ora di finirla di vedere realtà dove i colleghi hanno la giusta autonomia, riuscendo ad assistere al meglio i pazienti, ed altre dove vengono trattati ed utilizzati alla stessa stregua di un volontario. Questo non è un problema professionale ma, ancora una volta, un segnale di una totale inadeguatezza della politica e del management del servizio sanitario pubblico che, così facendo, viene meno al dovere di fornire e gestire una sanità che dia una risposta davvero efficace ed univoca al bisogno di salute espresso dai cittadini in situazione di emergenza urgenza.

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