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Coronavirus: gli Infermieri in Italia stanno scrivendo un pezzo di storia. Stremati fisicamente ed emotivamente, un’intera nazione professionale che il mondo intero sta ammirando.

Essere infermieri in Italia ai tempi del coronavirus non è facile: lavoriamo nella nazione occidentale più flagellata, la seconda dopo la Cina sia in ordine temporale che nei dati statistici.

Un fenomeno che sta impegnando centinaia di migliaia di uomini e donne, madri, padri, coniugi, figli. Tutti dentro a queste tute e guanti, maschere. A volte nemmeno quelle adeguate.

L’atmosfera è pesante, tutti abbiamo capito la gravità della situazione e la viviamo sulla nostra pelle. Sia dove il virus c’è già, sia dove non c’è ma potrebbe arrivare. Sia dove lo stiamo aspettando.

Perchè se Emergenza Territoriale, Pronto Soccorso e Terapie intensive includono l’attività più intensa è vero anche che gli altri reparti non sono da meno. Per non parlare delle strutture residenziali e riabilitative, il territorio, l’attività ambulatoriale e tutti gli altri settings dove l’infermiere si trova.

Sappiamo di essere un baluardo tra questo virus ed i nostri assistiti, tra questo virus ed i visitatori e fornitori. Tra questo virus ed i nostri vicini, amici ed i nostri cari.

In questo forte momento di pesante crisi dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo. Di quello che facciamo. Del nostro operato vicino o lontano da un ventilatore, da un posto di terapia intensiva. Siamo un esercito di 450.000 professionisti, tutti in prima linea.

Il mondo ci guarda meravigliato: della forza e abnegazione degli infermieri in Italia, si parla e si parlerà molto nei prossimi anni.

Siamo stati noi i primi a reggere l’ondata occidentale di un virus che alcuni pensavano come una “questione cinese”.

E invece siamo qui, in prima linea a scrivere un pezzo di storia. Perchè questo virus sarà spazzato via da una cura, un vaccino, una quarantena. Ma il mondo è rimasto in piedi anche per coloro che hanno tenuto la propria posizione durante questa ondata.

I primi ad accettare il rischio di poter infettarsi e di infettare altri. I primi a non indugiare, i primi a vivere questi giorni pesanti dentro una mascherina.

Perchè siamo Infermieri.