Infermieri precari: un mondo spesso ignorato

Infermieri costretti a vivere con contratti precari, assenza di diritti, stipendi da fame, strutture orribili. Gli invisibili di una professione troppo spesso bistrattata.

In una professione che ambisce ad una trionfale galoppata verso il futuro (tanti traugardi in vista da conquistare col sudore, due su tutti i prossimi rinnovi di contratto privato e pubblico) ci sono però tantissimi cavalli zoppi che restano indietro senza l’attenzione riservata all’avanguardia. Parliamo di infermieri precari, bloccati in realtà terribili.

Realtà dove demansionamento, mobbing, delusione e disinnamoranto sono pane quotidiano.

E se qualcuno pensa che “Eccolo il Tapinassi, ancora a parlare delle solite cose” sappiate che ho già pronta la bozza di articolo dove si festeggia il rinascimento infermieristico. Purtroppo però ancora non è ora di quel tipo di notizia e nel frattempo raccontare la realtà rappresenta un appassionante un dovere.

Sembra una pessima favola horror e mi scusi Stephen King se stavolta, a terrore, lo battiamo.

Contratti di lavoro e trattamento economico

Sapevate che ci sono infermieri che hanno il contratto di apprendistato? E’ previsto da accordo contrattuale, per chi ha meno di 29 anni. Perchè laurea, tirocini ed esame di stato non valgono niente in confronto alla possibilità di apprendere sul campo, non vi pare?

Per non parlare di quelli che hanno i rimborsi da parte di alcune associazioni di volontariato. Cioè? In pratica fai l’infermiere anche se ti spacci per volontario e ti rimborsano quanto uno che porta pizze con lo scooter. Senza le mance però. E senza la possibilità di rubare una fetta di salamino mentre non guarda nessuno.

Ragionando di cifre, che ne pensate di fare 35 ore settimanali a 1200 euro circa? Non male vero? Se invece siete viziati al punto da ambire ad uno stipendio dignitoso, allora vi sconsiglio anche le prestazioni a cottimo dei prelievi a domicilio. Ah scusate, il lavoro a cottimo è bandito dal diritto (non per ultima la costituzione, leggi qui) quindi possiamo fare qualcosa di misto: una base di retribuzione, giusto pro forma. Ma che non basta a comprarsi le sigarette. Ma tanto fumare fa male e come professionisti sanitari dobbiamo dare l’esempio.

Tutta questa bellezza è corredata dalla totale assenza di benefits: in alcune realtà chi lavora si deve portare la divisa e le scarpe da casa (chiedete in giro se non ci credete).

Strutture fatiscenti

Letti rotti, pavimenti rotti, infissi rotti, servizi igienici rotti. Ah dimenticavo del carrello della terapia. Rotto, ovviamente.

Per non parlare di spogliatoi fatiscenti, ascensori stretti, distanze enormi tanto che il cordless non prende linea da un certo punto in poi.

A volte pure nei servizi pubblici, figuriamoci nel privato dove molte di queste cose sono lasciate al buon cuore dei proprietari della struttura. Lavorare in un ambiente fatiscente demoralizza fortemente, sopratutto perchè rendono il lavoro meno fluido e più difficoltoso.

Diritti non pervenuti

E’ facile citare Statuto dei Lavoratori, diritti contrattuali e diritti umani in generale: purtroppo poi nel Far West di certe realtà risulta impossibile denunciare. In parte grazie all’omertoso silenzio di troppi colleghi, un pò per la necessità di lavorare o di continuare a lavorare in un determinato ambiente.

Denunciare è l’unica cosa giusta ma è totalmente cieco non rendersi conto delle difficoltà che un lavoratore trova nel farlo.

Mobbing perpretato regolarmente e ambienti lavorativi insani. Stress a palate. Ci rendiamo conto che viviamo in un sistema che permette ad alcune realtà di portare all’attacco di panico chi ci lavora?

Orari che vengono fatti uscire più volte durante il mese, al fine di coprire assenze cambiando le carte in tavola a periodo iniziato. Rientri obbligati con minacce, audit condotti in modo improprio, richiami disciplinari impropri (molto spesso poi rettificati o modificati dopo la “difesa” da parte del sindacato), ordini di servizio non scritti che svantaggiano o non tutelano il lavoratore. Il menù è fitto e piuttosto completo.

E per dessert ovviamente esiste la grande spada di damocle che pende su tutti gli infermieri precari: il rinnovo del contratto. Subordinato alla capacità di obbedire, piuttosto che di lavorare “bene”.

Se però non ci entriamo in queste realtà, se non parliamo con le persone e non scendiamo a toccare con mano, sarà sempre troppo difficile capirlo davvero. Un problema complesso come questo non troverò soluzioni facili, ma allontanare dai propri occhi queste realtà non le farà cessare di esistere.

Sentirlo o leggerlo è terribile, ne siamo consapevoli. Viverlo è angosciantemente triste.

Dargli voce è qualcosa di doveroso.

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