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Infermieri e Medici tra Placebo e Nocebo: il pericolo di una terapia che sembra non essere tale.

Infermieri e Medici tra Placebo e Nocebo: il pericolo di una terapia che sembra non essere tale.

E’ quanto emerso dalla relazione del prof. Fabrizio Benedetti in occasione del Convegno “Parole che curano: il farmaco della comunicazione”.

E’ stato uno degli eventi inter-ordinistici più importanti che si sono svolti finora in Italia. Si tratta di “Parole che curano: il farmaco della comunica“, che ha visto come protagonista indiscusso il prof. Fabrizio Benedetti, ordinario di neurofisiologia presso l’Università degli Studi di Torino e tra i massimi esperti mondiali di Placebo e di Nocebo. Il docente ha lanciato l’allarme: “non usate con superficialità questo farmaco perché può avere effetti positivi, ma anche tantissimi effetti negativi”. L’appello è stato rivolto ai Medici, agli Infermieri, agli Infermieri Pediatrici, alle Ostetriche, agli Ostetrici, ai Professionisti Sanitari e persino ai Veterinari presenti all’evento che ha avuto luogo nei giorni scorsi presso la Campaza di Fosso Ghiaia (RA).

Ad organizzare l’iniziativa formativa sono stati l’Ordine degli Infermieri di Ravenna, l’Ordine provinciale dei Medici e degli Odontoiatri, l’Ordine provinciale dei Farmacisti, l’Ordine provinciale dei Professionisti Sanitari (TSRM – PSTRP), l’Ordine provinciale delle Professioni Ostetriche e l’Ordine provinciale dei Veterinari. Si è trattato del primo caso in Italia di formazione congiunta tra tutte le professioni della salute (umana e animale, perché quello che accade nell’uomo, accade anche tra gli amici dell’uomo).

A presentare i lavori di apertura la presidente dell’Ordine degli Infermieri di Ravenna Paola Suprani (che ha ringraziato tutto il suo direttivo e il comitato organizzatore del convegno), oltre ai rappresentanti degli altri Ordini e della politica. Ottimo l’intervento di Michele De Pascale, sindaco della Città di Ravenna. Per OMCeO ha offerto il suo saluto il segretario Paolo Viozzi, per i Farmacisti il presidente Domenico Dal Re, per Medici Veterinari il presidente Mauro Molineris, per i Professionisti Sanitari il presidente Fabio Medri, per le Ostetriche la vicepresidente Glenda La Corte.

La presentazione dell'evento da parte della Presidente dell'OPI di Ravenna Paola Suprani.
La presentazione dell’evento da parte della Presidente dell’OPI di Ravenna Paola Suprani e degli altri rappresentanti di ordini sanitari e veterinari. Presenta all’appuntamento anche il sindacato di Ravenna Michele De Pascale.

Restiamo nell’ambito dell’assistenza all’umano. 

L’importanza della parola.

Fabrizio Benedetti al convegno ravennate sulle parole che curano.
Fabrizio Benedetti al convegno ravennate sulle parole che curano.

Secondo Benedetti occorre studiare in maniera più approfondita la farmacologia della parola, che ha effetti simili a quella farmacologica pura e come essa può portare anche a conseguenze collaterali spesso gravi. Il nostro corpo (e soprattutto la nostra mente) è dotato di una sorta di farmacia endogena. Con l’apporto della psicologia possiamo modulare l’auto-cura indotta o da indurre dal/col cervello. Anche per questo usare bene le parole per curare è fondamentale.

I contenzioni in sanità dovuti alle cattive parole.

Il docente ha ricordato in apertura che la maggiorate dei contenziosi in sanità derivano da comunicazioni errate, frettolose, date in maniera superficiale soprattutto dai Medici, ma anche da Infermieri e da professionisti sanitari di tutte le discipline. La cattiva comunicazione può inficiare il rapporto di fiducia con l’Assistito e l’Assistito, dal canto suo, può risentirsi fino a giungere a denunce e segnalazioni. Nei casi più gravi a subire danni irreversibili, come il rinuncio alle cure e l’approdo a forme non scientifiche di assistenza (viste in tv, sui giornali e o su internet o peggio conosciute grazie al vicino di casa o al familiare).

Visite mediche ridotte al lumicino in Italia.

In Italia, secondo i dati esposti da Benedetti alla platea presente nel ravennate (oltre 200 persone), le visite mediche sono molto brevi. Infatti durano meno di 10 minuti a Paziente, contro i 25 di Usa e Svezia e più della Cina, dove si arriva addirittura a 2 minuti. Questo per varie ragioni, una tra questi la non sperimentazione di scelte curative alternative basate su studi scientifici e validazioni ampiamente condivise. Una di queste scelte può essere il Placebo (che non va bene per tutte le patologie, per tutti i pazienti, per tutti i sintomi che essi riferiscono). I medici cosiddetti alternativi arriva a visite che durano anche 55 minuti.

Il problema, tuttavia, non è solo la quantità, ma anche la qualità delle visite mediche. Chi utilizza il placebo è spesso sottoposto a controlli maggiori e per questo a visite mediche più lunghe nel tempo.

Il Placebo.

Cos’è il Placebo. Il temine significa “finto”, per cui si tratta di una terapia non-terapia, senza farmaco insomma. Spesso vengono utilizzate capsule ripiene di pane o di fari, acqua di rubinetto, acqua distillata, sciroppi alla frutta o semplicemente zucchero.

Esiste anche una Chirurgia Placebo: i Pazienti vengono sottoposti a finti interventi, ma con ferite chirurgiche reali. Si effettuano spesso su ospiti psichiatrici o su quelli terminali. Su questi ultimi, anche se in Italia tale scelta è fatta da pochi Midici Chirurghi, si intervieni quando non ci sono più speranze di vita. Nei tumori, ad esempio, si può scegliere di operare per resecare o di non operare dicendo di averlo fatto. L’effetto spesso è simile tra Chirurgia Placebo e Chirurgia reale, poi dipende molto dal Paziente e dal contesto in cui tutti avviene. Su questo l’etica e la deontologia professionale giocano un ruolo fondamentale e ci si pone sempre la stessa domanda: “meglio una chirurgia placebo o una chirurgia vera che si sa non porterà ad alcun beneficio?”. A voi lettori la risposta.

Un placebo, ha spiegato Benedetti, è una simulazione di una terapia, dove il rituale terapeutico gioca un ruolo cruciale. Esso rappresenta il contesto psicosociale intorno al paziente, incluso l’ambiente sanitario, la figura del medico, tutti gli strumenti e apparecchiature e via discorrendo. Tutto ciò comunica al paziente che una terapia è in atto e che quindi a breve ci sarà un miglioramento clinico. Il docente l’ha chiamata “componente psicologica di una terapia”: il paziente crede, spera e si aspetta di stare meglio e anche di guarire.

In tutte le patologie dove la componente psicologica è importante, dall’ansia alla depressione e dal dolore ai disturbi del movimento, l’effetto placebo è grande e rappresenta una parte importante della risposta ad un trattamento medico. Al contrario, ci sono condizioni dove la componente placebo (psicologica) è minima o addirittura nulla: per esempio, la somministrazione di un antibiotico placebo (cioè finto) non uccide di certo i batteri di un’infezione, o un anticoncezionale placebo (cioè finto) non previene certamente una gravidanza. La sfida futura è comprendere in quali patologie e quali condizioni un placebo è efficace.

Il Nocebo.

E’ l’effetto contrario al Placebo. Esso è dovuto alle aspettative negative del paziente. Il meccanismo alla base è più facile da spiegare rispetto al placebo. Infatti, quando si inducono aspettative negative di peggioramento, non si fa altro che attivare i meccanismi di ansia anticipatoria, la quale fa rilasciare nel cervello sostanze che amplificano il dolore.

Il Nocebo, effetto opposto al Placebo.
Il Nocebo, effetto opposto al Placebo.

Di esempi di aspettative negative ce ne sono a bizzeffe. Basti pensare al sibilo del trapano del dentista che, sebbene non abbia ancora toccato il dente, ci fa fare un salto sulla sedia perchè crediamo di sentir dolore. Oppure un altro esempio è rappresentato dal bugiardino, il foglio di istruzioni delle confezioni medicinali: se c’è scritto che si può avere cefalea, nausea o vomito, ci si può scommettere che alcune persone proveranno quei sintomi, anche se non dovuti al farmaco stesso.

Analogamente, le notizie allarmistiche su patologie o epidemie da parte dei mezzi di informazione di massa possono produrre dei veri e propri effetti nocebo di massa. In altre parole, spesso proviamo ciò che ci aspettiamo.

Il Placebo nella medicina e nell’assistenza di tipo moderno.

L'effetto placebo viene sempre più studiato ed utilizzato in Italia e nel mondo.
L’effetto placebo viene sempre più studiato ed utilizzato in Italia e nel mondo. Saper usare le parole con i Pazienti è fondamentale per agevolare l’aderenza terapeutica.

L’effetto placebo è oggi un eccellente modello per capire diverse funzioni cerebrali e, soprattutto, per comprendere il concetto di “salute e malattia”. La salute e la malattia coinvolgono non solo meccanismi fisiologici a livello dei diversi organi e apparati, bensì il nostro benessere mentale. Sebbene ciò si sapesse da diverso tempo, oggi sappiamo che esistono stretti legami fra quello che avviene nella nostra mente e quello che avviene nel nostro corpo; esiste una comunicazione nei due sensi, dove mente e corpo si influenzano a vicenda. Lo studio dell’effetto placebo ci ha fatto comprendere meglio tutto questo. Per esempio, la speranza e le aspettative di guarigione, nonchè la fiducia nelle terapie e nel medico, svolgono un ruolo cruciale in molti processi patologici e nelle risposte a molte terapie. Ovviamente, non ci si deve immaginare che ciò avvenga sempre e che un placebo sia la panacea di tutti i mali. Come già detto sopra, le condizioni mediche dove la componente psicologica gioca un ruolo importante sono quelle più sensibili alla “manipolazione” psicologica, e quindi a un trattamento placebo.

Placebo come terapia adiuvante.

L’effetto Placebo può avere effetti positivi (o negativi) anche quando viene utilizzato per adiuvare la somministrazione di farmaci reali e aumentare i benefici sull’ospite. Benedetti ha fatto l’esempio della morfina infusa in un paziente terminale o con dolore elevato dovuto ad interventi chirurgici resecanti o a traumi e incidenti stradali, sul lavoro o casalinghi. Ciò avviene seguendo specifici protocolli ampiamente condivisi, studiati e verificati. Si somministra il farmaco per 5 giorni, al sesto e al settimo giorno si procede con l’infusione di acqua distillata. Si nota che l’effetto analgesico della morfina si prolunga nel tempo e viene avvertito dal Paziente anche quando in effetti gli viene somministrato del semplice placebo (senza informarlo).

Addirittura il paziente, in alcuni casi, può essere informato sulla somministrazione del placebo (Open Label). Anche in questa occasione l’effetto Placebo produce o può produrre ottimi risultati di cura.

Il Placebo senza parole.

Ci sono dei dubbi sul cosiddetto “Placebo senza parole“, ovvero della somministrazione di finti farmaci senza informare il Paziente. O farmaci somministrati di nascosto non hanno lo stesso effetto di quelli somministrati dopo aver informato l’Assistito e avergli spiegato i benefici che riceverà da tale somministrazione. Informare e informare correttamente l’utente agevola le cure e migliora l’aderenza terapeutica. Il cervello ha bisogno di sapere, di conoscere, di essere informato su quello che accadrà al corpo che gestisce.

Effetti collaterali del placebo.

Visto che il Placebo può essere paragonato alla farmaco-terapia vera, viene da se immaginare che è capace di creare anche effetti collaterali, gli stessi che producono le comune medicine. Per questo a somministrarlo devono e possono essere solo i sanitari (ovvero Medici, Ostetriche/i, Infermieri e Infermieri Pediatrici, è vietato agli Oss e alle altri figure sanitarie non responsabili della somministrazione delle terapie).

Il Placebo nello sport.

Gli fa sport altamente agonistici o estremi è solitamente un “credulone” ha spiegato Benedetti. Il Placebo può essere usato per preparare gli atleti. Poi ci sono sportivi onesti e disonesti, ovvero quelli a cui viene somministrata farina o finti integratori, e quelli che prima delle gare vengono sottoposti a utilizzo di morfine o altre sostanze, non vietate purtroppo durante le competizioni.

Quando è inutile somministrare Placebo.

Per tutto quello detto finora va da sé pensare che inutile somministrare Placebo, ad esempio. nei casi in cui il Paziente è colpito da una infezione (contro i batteri servono gli antibiotici), sta partorendo, ha un tumore, ha avuto un ictus, è in coma. Mentre può essere utile in diverse forme di depressione, in alcune forme di dolore (soprattutto quello di origine psichiatrica), nello sport e in molte forme di parkinsonismo.

Quando nasce e come si è sviluppato il Placebo.

Il Placebo (e quindi il Nocebo) ha origini storiche e viene usato da diversi secoli per guarire le persone attraverso l’auto-convincimento. Il cervello è capace, da solo o tramite induzione esterna, si secernere sostanze che diversamente devono essere introdotto attraverso i farmaci veri. Il potere della mente, e delle parole utilizzate per indurre condizioni di auto-cura, è conosciute da diversi secoli ed è utilizzato in medicina e nel campo dell’infermieristica da migliaia di professionisti esperti.

Gli OSS possono somministrare Placebo?

No assolutamente, perché produce effetti farmacologico e il Placebo può dare origine ad effetti collaterali che l’Operatore Socio Sanitario per le conoscenze scientifiche che ha non è in grado di gestire. Per approfondimenti: LINK.

Bibliografia:

  • Slide docente;
  • Letture.org.
  • Archivio quotidiano sanitario nazionale AssoCareNews.it.

Dott. Angelo Riky Del Vecchio

Nato in Puglia, vive e lavora in Emilia Romagna, Giornalista, Infermiere e Scrittore. Già direttore responsabile di Nurse24.it, attuale direttore responsabile del quotidiano sanitario nazionale AssoCareNews.it. Ha al suo attivo oltre 15.000 articoli pubblicati su varie testate e 18 volumi editi in cartaceo e in digitale.

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