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Mummificare il moncone ombelicale: cosa dice la scienza?

Mummificare il moncone ombelicale: cosa dice la scienza?

La mummificazione del moncone ombelicale si realizza per la disidratazione della sua componente gelatinosa detta “Gelatina di Warton”. La parola disidratazione intuitivamente ci porta all’immagine di qualcosa che si secca. Nella medicina moderna, però, si tende a volte a complicare la semplicità di eventi che si ripetono da millenni.

Nella mia brevissima carriera ho visto usare di tutto, dall’alcool che allunga terribilmente il tempo di asciugatura fino allo zucchero salicilato che accelera così tanto da far aumentare il rischio sanguinamento perchè la ferita non ha il tempo di cicatrizzarsi. Si è provato anche con il mercurio cromo o la fucsina che colorano troppo il moncone non permettendo una valutazione idonea della cute. Negli ultimi tempi uno studio novarese, pubblicato sulla rivista “European Journal of Pediatric” ha fatto emergere che l’arnica ed echinacea aumentava la velocità di mummificazione e staccamento rispetto ad altri metodi. Nella pratica clinica emerse però che poteva causare delle irritazioni alle pelli più sensibili soprattutto nel sovradosaggio o nell’applicazione errata (in ospedale si usa la polvere che è difficilmente applicabile in situ circostanziato). Il punto di svolta nasce da nuove evidenze scientifiche che dimostrano quanto in una situazione di normalità, con una casa pulita e una madre coscienziosa, di la mummificazione avviene naturalmente tenendo il moncone pulito e protetto da garze sterili.

I metodi sopracitati non sono sbagliati in sé, mantengono tutti la pulizia adeguata e portano tutti al seccamento, tuttavia, chi presenta meno rischi resta quello naturale. Un’altra rivincita di madre natura. La mamma del neonato dovrà essere educata al rinnovo della medicazione in una modalità pulita ponendo l’attenzione a non contaminare le garze sterili e a posizionare il moncone avvolto in un sito, dentro al pannolino, il meno vicino possibile a feci e a urine. Durante il nuovo bendaggio si dovrà valutare se si rilevano segni di possibile infezione, se sopraggiunge febbre, evidenze di granulomi o prolungato sanguinamento della ferita dopo il distaccamento del moncone. La perdita di gocce di sangue non è rara e non deve destare preoccupazioni. La caduta spontanea avviene entro le quattro settimane dalla nascita. L’eventuale ritardo è da segnalare al pediatra o al neonatologo.

L’amorevole cura di una mamma è un’arma così potente da avere conservato la specie umana dall’estinzione. Attenzione e natura fanno il resto. Basta tendere un orecchio e percepire la sapienza antica che viene riscoperta dalla nuove evidenze scientifiche.

Dott. Mattia Chiuchiolo

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