Infermieri pediatrici a domicilio: sensibilità, ascolto ed empatia!

Infermieri pediatrici a domicilio: una sfida continua!
Infermieri pediatrici a domicilio: una sfida continua!

Ogni volta che entro in una casa per un prelievo il bambino, se è in grado di muoversi, si nasconde. Non è l’inizio di un racconto dell’orrore ma realtà di ogni infermiere pediatrico sul territorio.

Il bambino ha una forte paura del prelievo. Questa paura è data da diversi fattori. Uno è la non capacità di prevedere il reale fastidio. Il secondo concatenato è talvolta la comunicazione poco efficace dei genitori che aumentano la confusione. Il terzo è l’unione di un atto assistenziale a concetti come “punizione”.

L’infermiere pediatrico, appena messo piede nell’abitazione, dovrà approcciarsi con il caregiver o con genitori per entrare in relazione, stimolando un tacito contratto di collaborazione. Il professionista sul territorio deve avere una sensibilità d’ascolto maggiore. L’esperienza personalizzata nasce proprio da questo. Guardandosi attorno potrà capire lo stato di benessere sociale, le priorità della famiglia e soprattutto gli interessi. Una volta portati alla collaborazione i genitori ci si avvicina al bambino. Il discernimento a questo punto è legato all’età. Nel neonato è prioritario che sia a contatto con un genitore e contenuto.

L’allattamento previene il dolore da veni-puntura. Un inciso, a ogni età si prova dolore, anche nei prematuri! Nel caso avesse già assunto la sua porzione si somministrano massimo 5 cc di soluzione con glucosio al 5%. Il lattante ha più o meno le stesse caratteristiche con una sensibilità alla musica che può venire in aiuto per calmare un pianto. Nell’età prescolare sarà meglio preferire una storia con la quale si spiega cosa si andrà a fare oltre le bolle di sapone, super-efficaci, e il gioco con pupazzi.

Si consiglia dal sesto/settimo anno di far capire la necessità dell’intervento, stimolando il racconto delle loro paure cercando un modo per mutarle in motivazione e quindi prevedendo a esempio, un premio dopo il prelievo o un attestato di coraggio. Vengono in nostro aiuto tutto gli ausili tecnologici. Tablet, computer, smartphone possono essere usati a ogni età. Nell’adolescenza anche se può essere intuitivamente più agevole la manovra non bisogna tralasciare la distrazione. Nel ragazzo non ha vinto le proprie paure e soprattutto può avere un’attenzione maggiore per le sensazioni corporali con una conseguente soglia della sopportazione al dolore/fastidio molto inferiore a un adulto. L’infermiere è qui che maggiormente deve carpire l’indole e gli interessi del paziente.

Un adolescente “ribelle” può reagire in maniera oppositiva a un operatore dolce o al contrario una ragazza timida può essere inibita da una decisione marcata dell’infermiere pediatrico. Metodi tradizionali in ogni caso possono essere la visualizzazione, il colpo di tosse durante l’inserzione dell’ago e il racconto attivo. Quest’ultimo è interessante in quanto può essere considerato il valore aggiunto. Nel racconto attivo, emergono le attitudini e le propensioni verso il futuro dei ragazzi. La capacità dell’infermiere pediatrico sta nel sapere, anche a grandi linee, di cosa si sta parlando. La musica e la tipologia di divertimento può essere un punto di contatto. Mostrarsi interessati alla loro band crea una sinergia istantanea. Certo è che per la vastità dell’offerta musicale si debba ricorrere a una continua ricerca con una costante attenzione a tutti gli aggiornamenti di un mondo in continua evoluzione. Sapere cosa fanno, il loro linguaggio, cosa vogliono comunicare e cosa è meglio tacere. Non serve essere prolissi o dei fan sfegatati di un certo genere ma dare la giusta importanza a ciò che dicono, non dando nulla per scontato e facendoli sentire al centro del processo di assistenza.

Come dei certosini bisogna accumulare, plasmare e modificare continuamente in un processo di affinamento continuo che porta al saper essere.

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