Infermieri no alla pulizia di frigo e di carrelli emergenza e terapia: cosa succede nella realtà?

Infermieri no alla pulizia di frigo e di carrelli emergenza e terapia: cosa succede nella realtà?
Infermieri no alla pulizia di frigo e di carrelli emergenza e terapia: cosa succede nella realtà?

Tra il dire e il fare ci sono i Coordinatori e piani di lavoro di 30 anni fa

La maggiorate dei Coordinatori Infermieristici e dei Caposala italiani continuano ad utilizzare nei loro reparti e nei loro centri di cura piani di lavoro vecchi e superati, frutto del “si è sempre fatto così” e del “meglio fare così perché funziona”. In tutte le Unità Operative, dall’emergenza alle degenze, dalle pediatrie alle geriatria, dalle chirurgie alle medicine, passando per il territorio e gli ambiti ambulatoriali ci si imbatte quotidianamente in piani di lavoro che sanno tanto di deprofessionalizzazione (o di demansionamento come piace a qualcuno). 

Tra le altre “attività infermieristiche” indicate in questi documenti ci sono la “pulizia accurata” del carrello della terapia e del carrello dell’emergenza, degli armadi dei farmaci, degli armadi dei presidi e addirittura di frigo e di apparecchiature medicali. In questo caso si potrebbe cedere l’attività agli OSS, anche se gli operatori socio-sanitari giustamente non sono d’accordo, perché non espressamente previsto nel loro profilo professionale.

In tutti i casi gli Infermieri non possono togliere tempo prezioso all’assistenza per dedicarsi ad attività non consone al decoro professionale e ai dettami del Profilo Professionale e del Codice Deontologico.

Questo accade dappertutto dal Nord al Sud, passando per le Isole e per il Centro dell’italico stivale. Non c’è verso di cambiare i piani di lavoro, anche perché la maggior parte dei Coordinatori Infermieri (o Caposala come preferiscono farsi chiamare) sono convinti che si debba fare così. E allora ci si imbatte in documenti, in protocolli e in procedure che non hanno nulla a che vedere con la professione infermieristica come oggi è intesa. Pratiche che sono proprie di altre figure ospedaliere.

Prendiamo ad esempio il piano di lavoro notturno di una unità operativa dell’ULSS n.6 Veneta. Si legge letteralmente:

  1. pulizia a fondo del frigo della cucinetta (già bisognerebbe capire che ci fa una cicinetta in una Unità Operativa addetta all’assistenza di pazienti acuti a rischio vitale);
  2. pulizia a fondo del carrello dell’emergenza (che è diverso dal riordino, che va fatto per Legge onde evitare rischi professionali);
  3. pulizia a fondo del carrello della terapia (anche in questo caso si dovrebbe parlare di riordino);
  4. pulizia a fondo dell’ECG;
  5. pulizia a fondo degli Aspiratori;
  6. pulizia a fondo della sterilizzatrice;
  7. pulizia a fondo del carretto delle medicazioni (anche in questo caso si dovrebbe parlare di riordino o di ripristino).

A volte anche i termini fanno la differenza e in una professione come quella Infermieristica c’è assolutamente bisogno di evolversi anche nel linguaggio.

Come dicevamo, nella stragrande maggioranza dei casi ci si trova di fronte a Coordinatori che provengono dalla vecchia “scuola infermieri” e che hanno nel loro DNA un modo di fare e di lavorare che bypassa le norme e il comune agire professionale. 

Il problema è più avvertito da chi esce dall’Università e si Laurea in Infermieristica pensando di entrare in un mondo del lavoro che è fatto tutto di rose e fiori, ma che in realtà non ha nulla a che vedere con quanto studiato sui libri d’ateneo.

I piani di lavoro Vanni assolutamente rivisti nell’interesse anche del Paziente, che ha il diritto di ricevere cure e assistenza quando ne ha bisogno, non quando l’Infermiere si è liberato dei compiti di reparto. E questo di mattina, di pomeriggio e di notte!

E voi cosa ne pensate, scrivete a redazione@assocarenews.it

Potrebbe interessarti...