Infermieri punto di riferimento per il Cittadino anche al Meeting 2019: parla Marina Mazzotti (OPI Rimini).

? ? Gli Infermieri Italiani protagonisti al Meeting di Comunione e Liberazione. Ne parliamo con la presidente OPI di Rimini, Marina Mazzotti.

Perché gli Infermieri Italiani sono così ben visti dal Cittadino e perché la professione infermieristica è diventate sempre più indispensabile nel processo di assistenza nel pubblico e nel privato? Ne parliamo con la collega Marina Mazzotti, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rimini e tra i massimi sostenitori della partecipazione degli OPI e della FNOPI al Meeting di Comunione e Liberazione. Uno spazio culturale e politico a cui la professione on può mancare. E si sogna già per il 2020.

Gli Infermieri riminesi e italiani protagonisti al Meeting 2019. Dopo la partecipazione di FNOPI e OPI di Rimini all’evento di Comunione e Liberazione qual è il suo bilancio per il 2019?

Non si può parlare di un bilancio negativo. La partecipazione delle persone è nettamente aumentata, sia dal punto di vista delle informazioni richieste, sia da quello della frequenza ai corsi di base sull’emergenza che abbiamo svolto durante la manifestazione, sia per quanto riguarda la conoscenza e la vicinanza con la nostra professione anche al di fuori dei luoghi di cura dove tradizionalmente i cittadini ci incontrano: abbiamo avuto al nostro stand intere famiglie, bambini e ragazzi, anziani che si sono soffermati con noi a parlare, a chiedere informazioni sulla propria salute riconoscendo il ruolo di assistenza fondamentale degli infermieri, ma anche spesso “scoprendo” di quante “cose” è costituita la nostra professione, quante ne può loro offrire e soprattutto che tipo di professionista è l’infermiere.

Direi anzi che il nostro stand nel bilancio delle visite a quelli del Meeting Salute è stato sicuramente uno dei più frequentati e apprezzati, tanto che alla fine della manifestazione anche gli organizzatori hanno inviato i loro complimenti e i loro ringraziamenti per il contributo che hanno definito “importantissimo e fondamentale” dato dagli infermieri al Meeting.

Recentemente avete subito degli attacchi per la vostra partecipazione ad eventi religiosi. Crediamo che gli Infermieri possano e debbano partecipare a tutte le iniziative volte a valorizzare la professione. Lei è dello stesso parere?

Innanzitutto occorre chiarire che il Meeting Salute non è propriamente una manifestazione “religiosa”, la dialettica che si origina all’interno di questo grande contenitore è essenzialmente laica ed è su questo piano che la nostra presenza trova motivazione e opportunità di essere spesa. Partecipano tra l’altro numerose Regioni con i loro stand e anche altre Federazioni: accanto a noi c’era quello della Federazione degli ordini dei medici ad esempio. Ciò che rimane determinante è il contatto con i visitatori che si informano e a questi si dedicano spazi sia per l’educazione alla salute, sia per far conoscere meglio e al meglio la professione dell’infermiere.

Poi ovviamente nei vari padiglioni c’è anche chi esamina e discute dal punto di vista umano e anche religioso alcuni aspetti della vita e dei rapporti tra le persone, ma gli oltre 800mila frequentatori della manifestazione sono venuti da noi non certo per cercare risposte che in qualche modo avessero a che fare con la fede, ma per trovare quelle che riguardano la loro salute.

Abbiamo fatto in modo di offrire a chi ha partecipato al Meeting un’immagine completa e positiva della nostra professione, per far capire bene che ciò che facciamo è a favore della collettività. Abbiamo attirato la loro attenzione sul come star bene e come poter far stare bene gli altri. Abbiamo messo a disposizione delle persone materiale divulgativo per spiegare ad esempio come evitare le infezioni, come superare la dipendenza da videogiochi che oggi è un problema serio soprattutto per i giovani, come evitare gli incidenti, domestici e stradali, ma anche come disostruire le vie respiratorie di adulti e bambini e così via. Al nostro stand siamo stati con la gente, abbiamo fatto educazione sanitaria e dato il supporto che le persone ci hanno chiesto.

Gli infermieri sono questo e per questo devono essere presenti in ogni luogo in cui l’argomento sia la salute, al di là delle religioni (il significato del termine è quello di un libero “legame” che ciascun individuo può mettere in atto, in senso positivo, a qualcosa di costruttivo non solo per se stesso, ma per un’intera comunità, quindi non un’accezione riduttiva e costrittiva), della politica e di qualunque altro ‘credo’ o motivazione che non sia quella di assistere.

Dal Meeting di Rimini riparte l’Infermiere di Famiglia e di Comunità. A che punto è l’istituzione di questa figura anche in Emilia-Romagna?

L’Emilia-Romagna è, attraverso il suo assessore alla salute e vice-coordinatore vicario della Commissione salute della Conferenza delle Regioni Sergio Venturi, una degli sponsor di elezione dell’infermiere di famiglia che in Ragione è stato sperimentato e ha già avuto – come in tutte le Regioni dove questo è avvenuto – notevole successo, soprattutto tra i cittadini.

Il problema della nostra Regione è che questa figura è stata in qualche modo agganciata alla realizzazione delle Case della Salute che stentano a decollare per varie forme di ostruzionismo di altre professioni che vorrebbero primeggiare nella gestione della sanità e che non vedono certo di buon occhio invece la crescita esponenziale che gli infermieri hanno avuto e devono continuare ad avere secondo il nuovo modello di assistenza mirato soprattutto a cronici e anziani sempre in aumento.

I progetti regionali indicano come protagonisti dello sviluppo del miglior modello di assistenza che sta puntando sempre più alò territorio l’assistito ovviamente e, accanto a lui l’infermiere, il medico di famiglia, i vari caragiver e il personale dei servizi specialistici.

Ed è nelle Case della Salute che l’infermiere in sinergia con il medico di famiglia e gli altri interlocutori, se richiesti, decide del percorso assistenziale del paziente.

L’Emilia-Romagna è stata tra le prime Regioni ad aver convocato a inizio anno il tavolo regionale previsto dal Protocollo nazionale sottoscritto tra la Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri (FNOPI) e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con l’obiettivo di rispondere alle nuove sfide che riguardano la Sanità, in cui si manifesta la stessa esigenza di tutelare il diritto alla salute nel sistema pubblico. E tra gli argomenti principali discussi c’è lo sviluppo di nuovi modelli organizzativo-assistenziali sia per gli ospedali che per il territorio, con particolare attenzione allo sviluppo della figura dell’infermiere di famiglia/comunità.

Al Meeting 2019 l’Opi da lei rappresentata ha gestito, assieme ad altri OPI, uno proprio stand. Cosa ne pensano i cittadini della professione infermieristica e quali erano le domande comuni che le venivano poste?

L’OPI di Rimini e gli altri dell’Emilia-Romagna che ci hanno supportato lo hanno fatto in rappresentanza della Federazione nazionale degli Ordini. Gli infermieri al Meeting di Rimini sono nel loro “ambiente naturale”: con le persone, accanto alle persone, per portare un messaggio che sia da un lato sociale e di coesione e dall’altro di educazione alla salute per le famiglie. La buona salute infatti si costruisce partendo dalla prevenzione, curando e assistendo i malati – anche se in questi anni ha preso il sopravvento la cronicità, anziani e non autosufficienti – ma anche prevenendo con un’opera di sensibilizzazione indirizzata a tutti, giovani e meno giovani, perché si seguano regole semplici e stili di vita sani, perché si impari a evitare quanto più possibile la malattia e soprattutto anche ad aiutare gli altri perché facciano altrettanto, originando un circolo virtuoso.

Al Meeting la FNOPI è intervenuta anche in quattro talk per parlare e spiegare con le persone e alle persone i problemi legati alla formazione delle professioni, all’assistenza ai pazienti con cronicità quella ai malati di Alzheimer e a quella agli anziani: argomenti su cui spessissimo le persone che hanno frequentato il nostro stand ci hanno interrogato e sui quali si sono fermate con noi a parlare.

Le domande rivolte agli infermieri sono quelle sulla salute, è ovvio, ma anche su come poter fare per trovare servizi che a noi sembrano scontati, ma che le persone a volte non riescono a trovare, specie sul territorio. Poi, una volta ascoltate le nostre spiegazioni, comprendono perfettamente che il problema non è dei professionisti, ma dell’organizzazione e la fiducia nella nostra professione aumenta ancora di più.

Pronti al Meeting 2020?

Ovviamente sì. E volgiamo fare in modo di lanciare il prossimo anno anche messaggi capaci di attrarre i giovani alla professione, far capire che le persone possono affidare a noi i loro bisogni di salute, per far vedere – prerogativa del Meeting è anche quella di organizzare mostre ed eventi – cosa fa l’infermiere e come è nata la sua professione, ma anche e soprattutto come si è evoluta e sta evolvendo.

I giovani devono poter avere le giuste conoscenze per scegliere il loro futuro e Meeting Salute di Rimini ne incontra ogni anno decine di migliaia: un’occasione che la Federazione nazionale e l’OPI di Rimini che in questo caso la rappresenta, non possono davvero perdere e non hanno sprecato negli ultimi due anni. E il terzo, il 2020 che l’Oms ha proclamato anche “anno dell’infermiere”, sarà sicuramente una evoluzione positiva dell’esperienze già vincenti che abbiamo acquisito finora. Siamo la professione che 365 giorni l’anno, 24 ore su 24 e sette giorni sette, sta al capezzale dei malati e vigila pronta ad intervenire sulle strade, facciamo sì che intere unità operative funzionino senza intoppi, assistiamo la cittadinanza in ogni sua necessità e richiesta di cura, questo è l’infermiere oggi, elemento imprescindibile del SSN.

Vorrei aggiungere un grande ringraziamento all’ufficio stampa FNOPI nelle persone di Paolo del Bufalo e Silvestro Gianantonio, che ci hanno supportati per tutta la settimana.

Grazie presidente.

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