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Infermieri vivono un tasso talmente alto di stress e frustrazioni da ricorrere al cinismo: il SSN sta impoverendo il suo tessuto professionale.

Tutti sicuramente ricordano la frase “ma chi te lo ha fatto fare?”.

Questa è una domanda che viene posta frequentemente dagli infermieri ai tirocinanti che, ingenuamente, innamorati dalla
professione e emozionati, si accingono a intraprendere gli studi e i vari tirocini.

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Perché questa domanda è così frequente?

Con lo tsunami Covid-19 ci possiamo dare una risposta. Adesso sono venute a galla tutte le problematiche, ormai radicate, nel sistema sanitario italiano.

Quest’ultime spesso si riflettono sulla qualità del lavoro  dell’infermiere e proprio per questo gli infermieri diventano cinici e col passare del tempo rischiano il burnout.

Il cinismo degli infermieri spesso si ripercuote sulla qualità dell’assistenza. Questo è un concetto chiave, perché dobbiamo ricordare che siamo proprio noi infermieri l’immagine della qualità della sanità, siamo il biglietto da visita e rappresentiamo il Sistema Sanitario Nazionale.

Ricordiamo che l’infermiere è la figura con cui i pazienti vengono maggiormente a contatto, e il cinismo consolidato può proporre un’assistenza non del tutto professionale e di qualità certamente
inferiore.

E cosa ha portato con sé il Coronavirus?

La pandemia, ma parliamo dell’epidemia italiana, ha focalizzato l’attenzione sulla scarsità di risorse sanitarie, sugli ambienti di lavoro e sulla professione infermieristica, spesso data per
scontata, che invece adesso deve essere valorizzata.

Adesso l’infermiere si deve riscattare, promuovere un’assistenza migliore e lasciarsi alle spalle il cinismo.

Il cinismo infatti, per la maggior parte dei casi, non nasce con l’inizio delle carriera professionale, non è intrinseco, ma si sviluppa silenziosamente nel corso del tempo, a causa delle frustrazioni.

Le frustrazioni, come abbiamo detto, possono provenire da ambienti lavorativi ostili, diritti del lavoratore non rispettati, indicazione di mansioni, svalutazione della professionalità, etc.
La lente d’ingrandimento è puntata sul Sistema Sanitario Nazionale, sulla condizione lavorativa di tutti gli operatori sanitari e quindi, anche degli infermieri.

Questo è il momento perfetto per reagire, ritornare ad amare profondamente il nostro lavoro. Salutiamo il cinismo, ricordiamoci
dell’importanza della nostra professione, rispolveriamo il piacere di essere infermieri.

E’ proprio qui la differenza, non si fa l’infermiere, si è infermieri, in tutto e per tutto, anche fuori dal luogo lavorativo.

Questo articolo nella speranza che l’ambiente lavorativo diventi sempre più piacevole e più favorevole e che di conseguenza, l’infermiere sia in grado di tornare ad essere felice quando
lavoro, garantendo alla fine un’assistenza di maggiore qualità e un feedback da parte della popolazione positivo.

Per concludere, il miglioramento dell’ambiente lavorativo sicuramente necessita un’azione centralizzata a livello nazionale, ma la differenza viene fatta anche da noi stessi, deve diventare un obiettivo comune a tutti coloro che ne fanno parte.