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Infermieri e Violenza: nasce lo sportello di ascolto e di supporto a colleghi che hanno subìto violenza fisica e verbale!

Violenza non soltanto fisica, ma anche psicologica, subita mentre si sta svolgendo il proprio lavoro di cura e assistenza: stando ai dati raccolti, l’80% degli infermieri è stato protagonista di almeno un episodio di violenza, che si tratti di urla o minacce da parte di pazienti o familiari o, nei casi peggiori, di lesioni vere e proprie. Ed è proprio alla luce di una tematica particolarmente delicata, e della necessità di porre un freno a quella che negli ultimi mesi è diventato un problema sempre più frequente, che è stato istituito un tavolo regionale di coordinamento con Alisa e Regione Liguria e uno sportello di ascolto cui gli infermieri possono rivolgersi per essere supportati in casi di maltrattamenti o abusi sul posto di lavoro.

«In Liguria c’è un sistema a macchia di leopardo per quanto riguarda i casi di violenza – spiega Carmelo Gagliano, presidente dell’Ordine degli Infermieri liguri – L’assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale, ha costituito appositamente un coordinamento di tutte le professioni sanitarie, e tra i primi 4 obiettivi abbiamo lavorato c’è il tema della violenza sugli operatori, non solo infermieri ma anche medici. Tra i provvedimenti adottati c’è l’uso di una scheda di raccolta dati unica, che servirà anche a capire meglio il fenomeno».

La violenza ai danni degli operatori sanitari si divide principalmente in due filoni: quella verbale e fisica, in cui il paziente, magari alterato, o il familiare si scagliano contro l’operatore insultandolo o ferendolo, e quella solo verbale. I casi più frequenti, spiega ancora Gagliano, sono i secondi, ugualmente traumatizzanti ma molto più “sommersi” della violenza fisica.

«Se dobbiamo fare una stima di quelli che sono gli episodi di violenza fisica, direi che sono il 15-20% del totale, un operatore su 5 in media si è trovato in situazioni simili – conferma Gagliano – la cronaca restituisce episodi ambientati nei pronto soccorso, ma non sono affatto gli unici luoghi dove accadono. Ci sono i contesti domiciliari per la salute mentale, le strutture in cui vengono trattate le dipendenze, e anche gli ospedali pediatrici. A livello nazionale sembra emergere che alla base di questi episodi aggressivi, la percentuale minore riguarda le persone che non stanno bene, quella violenza che parte direttamente dal paziente, mentre la percentuale più ampia, il 60-70% dei casi, parte dai familiari».

Ma che cosa scatena la violenza nei corridoi e nelle stanze degli ospedali, e nei pronto soccorso? «Sicuramente la scarsissima percezione di essere accuditi – risponde Gagliano senza indugio – L’ansia e l’agitazione crescono nel pensare di non essere presi in cura, o nel pensare che il proprio caro non sia accudito correttamente. Magari in pronto soccorso si vedono passare gente davanti e non capiscono che vi sono codice di gravità che stabiliscono le priorità. Per questo è indispensabile pensare integralmente alla presa in carico, partendo anche dalla gestione dei tempi di attesa».

Lo sportello contro la violenza, che aprirà ufficialmente martedì 4 febbraio 2020 nella sede di piazza Dante 9/12, è un primo passo verso la creazione di uno spazio in cui gli infermieri possono gestire i casi di abusi e maltrattamenti parlando con colleghi in grado di fornire supporto e ascolto, oltre che informazioni utili anche dal punto di vista pratico e lavorativo.

«È un luogo protetto dove confrontarsi sul momento che vive il professionista, e che consente di aiutare il professionista stesso ad attivare le sue risorse personali – spiega Gagliano – Allo stesso tempo, cercheremo anche di occuparci di temi che riguardano in generale la categoria, dalle problematiche legate all’occupazione alla crisi professionale. In Liguria gli infermieri che lavorano all’interno del sistema sanitario regionale, Asl e aziende ospedaliere, sono oltre 12mila su un totale di poco più di 14.800, Nel settore privato c’è un’enorme domanda di personale infermieristico che non si riesce a soddisfare».

La rivalutazione del modello di presa in carico e di gestione dei tempi di attesa resta poi l’altro nodo da sciogliere: «È indispensabile attivare tutto gli strumenti informativi a disposizione e rivedere il sistema di accoglienza – conclude Gagliano – Che si tratti di cartelli, video informativi, personale dedicato, insomma, tutto ciò che consente di dare una precisa informazione nell’accoglienza. Che riduce in maniera impressionante il comportamento aggressivo».

Fonte: opigenova.itAssoCareNews.it