Infermieri e social-network: l’OPI di Varese dà ok a querela per diffamazione

Aurelio Filippini naviga tutti i giorni e ha deciso con il suo OPI di sostenere le vittime delle aggressioni mediatiche mediante i social.
Aurelio Filippini naviga tutti i giorni e ha deciso con il suo OPI di sostenere le vittime delle aggressioni mediatiche mediante i social.

Dopo la Fnopi ora anche gli Ordini provinciali prendono provvedimenti

Dopo il pronunciamento sul corretto utilizzo dei social-network da parte della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi) ora arriva l’alt diretto ai trasgressori. Tanti gli Ordini infermieristici provinciali che sono intervenuti per dire basta allo sciacallaggio mediatico, alle offese e alle aggressioni (dirette e indirette) mediante il web. Tra gli altri ad intervenire recentemente è stato l’OPI di Varese, che ha dato man forte alla querela presentata da alcune iscritte nei confronti di sciocchi “leoni da tastiera“.

A renderlo noto lo stesso presidente Aurelio Filippini che dal capoluogo varesino cerca di fare da arbitro tra chi è stato offeso e chi offende, privilegiando e difendendo ovviamente i primi.

La presa di posizione dell’Opi varesino

“L’utilizzo dei social rappresenta una grande opportunità espressiva che consente di rappresentare il proprio pensiero, scambiare opinioni, avere notizie e informazioni. Con Facebook, ad esempio, è possibile creare pagine istituzionali, commerciali e personali attraverso le quali comunicare con il resto del mondo. Il diritto alla comunicazione però deve tenere presente le regole che la vita quotidiana già prevede: onestà, trasparenza, veridicità, rispetto ed educazione”.- spiega Filippini alla stampa. 

Il punto di vista della Fnopi

“Se i mezzi di comunicazione oggi ci danno la libertà di parola su ogni argomento ed in ogni contesto, questo non significa che tale libertà sia esente da conseguenze anche disciplinari” – con queste parole, invece, la Fnopi si rivolgeva qualche settimana fa alla comunità professionale che in quanto tale ha il dovere di dotarsi di una Policy di comportamento e di mantenere il decoro che un professionista deve avere in ogni occasione.

La reazione di Filippini

“In accordo con quanto affermato dalla Federazione mi permetto di allargare il discorso a qualsiasi persona che, partendo dal diritto ad esprimersi, passa all’ingiuria, all’infamia, alla maleducazione e alla falsità, all’effimera caccia di un like e di un momento di gloria a discapito di chiunque. Oggi ci troviamo di fronte ad un nuovo fenomeno: quello dei così ironicamente detti ‘leoni da tastiera’, per la modalità aggressiva e violenta, ma a distanza di sicurezza dal confronto reale tra persone mature e nell’illusione di una invulnerabilità che solo la tastiera può dare. Bene a queste “persone” comunico che l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Varese ha supportato un gruppo di colleghe vittime di aggressione mediatica che hanno presentato querela 
contro chi si è permesso in prima persona, ma anche di tutti coloro che hanno commentato e condiviso il post, di infangare il nome e la professionalità di chi quotidianamente lotta al fianco delle persone malate con dedizione e competenza. Come già comunicato più volte non saranno tollerati atti di violenza, anche indiretta, né all’interno della comunità professionale né all’esterno. Le colleghe saranno supportate in tutto il percorso procedurale e processuale dall’Ordine e da me personalmente fino all’eventuale costituzione come parte civile” – conclude il presidente dell’OPI di Varese.

Individuare i profili fake

Il problema è però più serio, Filippini inquadra marginalmente il fenomeno cercando di dare risposte ai suoi e di evitare ulteriori polemiche. Sui social, soprattutto su Facebook, il problema reale è dato dai cosiddetti “Profili fake“, da persone in carne ed ossa che, muniti di avatar virtuali, continuano ad infangare tutto e tutti. L’individuazione di questi profili e la denuncia alla Polizia Postale dovrebbe rientrare nella mission degli OPI, compreso quello di Varese, che non può far finta di non vedere ciò che accade.

Individuare questi “leoni da tastiera“, come li chiama Filippini e come li abbiamo sempre apostrofati noi, è diventato d’obbligo. Ai lettori di AssoCareNews.it chiediamo espressamente di segnalare profili fake alle autorità competenti (Fnopi, Opi, Polizia Postale).

Continueremo a parlare dell’argomento, come già fatto ampiamente in passato, e vi terremo aggiornati sugli sviluppi nell’area varesina, in Lombardia e nel resto dello stivale italico.

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