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E’ accaduto presso l’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria. Una Coordinatrice Infermieristica è stata rimossa dopo la maternità. Il giudice ha deciso che quel ruolo è ancora sua e che deve essere reintegrata.

La caposala torna a lavorare in ospedale dopo poco meno di un anno e mezzo di assenza per maternità, ma il suo posto è occupato da una collega: l’incarico che aveva prima della gravidanza è saltato. Lo riferisce il quotidiano La Stampa.

«Non c’era più neppure la divisa bianca con la banda rossa che contraddistingue la funzione di coordinatrice infermieristica, svolta nel reparto di Malattie infettive del Santi Antonio e Biagio» spiega il suo legale Massimo Grattarola, che si è rivolto al giudice del lavoro lamentando «un comportamento discriminatorio da parte dell’Azienda ospedaliera a causa della astensione della dipendente per maternità». E ne ha chiesto il reintegro nella funzione cui era stata precedentemente promossa.

Il giudice, ora, ha dato ragione all’infermiera e ha condannato l’ospedale a restituirle il ruolo e la posizione professionale di caposala.

All’infermiera, dipendente dell’azienda ospedaliera di Alessandria dal 1° luglio 2015, era stato attribuito l’incarico di coordinatrice infermieristica nel reparto di Malattie infettive a partire dal 9 gennaio 2018. Meno di un mese dopo, però, dal 6 febbraio, la dipendente era costretta a rimanere a casa per gravidanza a rischio. Il suo posto era stato dunque assegnato una collega.

Quando, a luglio 2019, la donna era rientrata dalla maternità, si era trovata di fatto spodestata e, come riferisce l’avvocato Grattarola, «era stata destinata a mansioni di infermiera senza compiti di coordinamento. E, per tre settimane, anche senza divisa».

Da qui la causa, promossa a dicembre scorso, «per accertare e risarcire la condotta discriminatoria» spiega il legale della donna.

Il giudice del lavoro Valeria Ardoino l’ha effettivamente riscontrata: «Il comportamento dell’Azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio è illegittimo e discriminatorio» scrive nella sentenza. Più d’uno i riferimenti normativi che vengono richiamati; tra gli altri, la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea da cui «risulta chiaramente che qualsiasi trattamento sfavorevole nei confronti della donna in relazione alla gravidanza o alla maternità costituisce una discriminazione diretta fondata sul sesso». Ha dunque emesso il decreto con cui ordina all’Aso di Alessandria di ripristinare lo stato delle cose prima che la caposala si assentasse per la gravidanza a rischio, provata da certificati medici.

Il giudice esclude, invece, che sia stato «un pregiudizio di particolare gravità» il fatto che il camice fornito al rientro in sevizio fosse privo del suo nominativo e che quello precedente fosse stato smaltito.

La sentenza è stata depositata in questi giorni. L’Azienda ospedaliera, interpellata ieri, assicura che, «preso atto di quanto indicato nella disposizione del giudice, da domani la signora sarà reintegrata nel ruolo di coordinatrice». Caposala con camice bianco a banda rossa.