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Ivan Santoro, infermiere di Alzano Lombardo: da Bergamo riparte la guerra al Covid19.

Parola a Ivan Santoro, infermiere che abita ad Alzano Lombardo. Contro la ripresa del Covid19, infermiere profilo strategico.

“Attualmente, scrivo da Alzano Lombardo paesino bergamasco della Valle Seriana, divenuto celebre, ahimè, per essere uno dei primi focolai della maledetta pandemia di SARS COV2.

Snocciolando alcuni dati, presumibilmente attendibili, dall’inizio della pandemia a Bergamo e provincia vi sono stati circa 13.000 casi di positività con circa 5.000 decessi (In Lombardia 90.000 casi circa, 16.000 decessi circa); a Bergamo paragonando il trimestre del 2019 a quello del 2020 l’indice di mortalità è aumentato del 294%, nei due paesi più colpiti abbiamo Nembro dove l’indice supera il 900% e Alzano Lombardo che si avvicina al 900%.

Volendo evitare, assurde polemiche sul chi doveva fare e come doveva essere fatto, (nelle sedi competenti si attueranno le auspicabili azioni correttive), le realtà maggiormente colpite sono state RSA e territorio, con oltre la perdita devastante della nostra memoria storica cioè i nostri anziani, si è dovuto salutare prematuramente medici di famiglia (30 nella sola provincia bergamasca), operatori sanitari, volontari, amici e conoscenti di ogni età e sesso.

Sicuramente, il momento più triste e preoccupante è stato il giorno dell’annuncio del lockdown, noi cresciuti nei confort più disparati, chiusi in gabbia (per chi poteva rimanere a casa, ovviamente) come nelle più assurde delle guerre, dove il nemico era invisibile e sconosciuto. Il conteggio quotidiano dei ricoverati, dei decessi, dei guariti e dei dimessi (guariti o non guariti? Immuni o non immuni?), quasi che i numeri al lotto era stati sostituiti da un’ altra ruota quella della vita o della morte.

L’immagine che non mi toglierò più dalla mente, da poco ero riuscito a metabolizzare la caduta del Ponte Morandi di Genova, mia città natia, è quella dei camion dell’esercito che per mancanza di spazio trasferivano le salme in altre città per espletare le ultime formalità di rito tra cui la cremazione.

Questo tempo è trascorso, tra DCPM, paure, sogni spezzati, FASI, malcuranza e difficoltà educativa, in quanto mi permetto di affermare che l’italiano medio è restio a seguire attentamente le regole comportamentali per un lungo periodo.

Arrivati a questi giorni i dibattiti si sprecano, attraverso i media, si è scatenata l’arena tra virologi, esperti, complottisti, intanto la gente comune rimane in bilico pronta ad essere deglutita voracemente dal minestrone mediatico quotidiano.

Ma soprattutto il COVID19 è scomparso? Ha una minor carica virale? I positivi non sono positivi o non sono sintomatici? Cosa sono? Ci sarà una temuta seconda ondata?

Non essendo virologo, non saprei come e cosa rispondere, ma da Infermiere, professionista della salute, sì!

Ad oggi i dati non sono confortanti (+13.000 casi positivi in Italia) e il sospirato RT 0 non avverrà mai e come ogni altra forma di virus dovremmo conviverci, pertanto non ci rimane che mantenere le poche azioni preventive che avete imparato a conoscere in ogni forma: distanziamento, mascherina nei luoghi chiusi, lavaggio delle mani, etc.

Si attende infine, che le Istituzioni possano fornirci ulteriori linee di indirizzo o norme comportamentali per la ripresa della scuola, dove ritengo la figura infermieristica, una figura strategica, la ripresa delle attività lavorative ad oggi ancora in smart-working, e soprattutto con l’ avvicinarsi delle sindromi influenzali stagionali preparare un progetto unico di intenti (perché ad esempio non utilizzare la tecnologia con il teleconsulto?), per non finire intasati o intervenire in emergenza, recriminando a giochi fatti dove sarebbe troppo semplice e inutile.

Il famoso proverbio diceva: ”Chi ha tempo non aspetti tempo”, secondo il mio modesto e umile parere questo tempo lo stiamo utilizzando male o forse proprio lo stiamo dimenticando tra inutili comizi o cene d’estate aspettando il calciomercato, perché la seconda ondata potrebbe esserci e potrebbe sdraiare definitivamente una nazione in ginocchio.