Infermieri costretti a fare gli OSS negli ospedali pubblici dell’Emilia Romagna

Infermieri costretti a fare gli OSS negli ospedali pubblici dell'Emilia Romagna.
Infermieri costretti a fare gli OSS negli ospedali pubblici dell'Emilia Romagna.

La sanità eccelle sulle spalle della nostra professione

Gli Infermieri dell’Emilia Romagna non se la passano bene e sono costretti spesso a compiere attività lavorative che non sono di competenza della professione o peggio portano verso la deprofessionalizzazione (che molti chiamano in maniera restrittiva demansionamento). Accade in tutte le strutture della regione e sotto gli occhi di sindacati, politici, coordinatori, dirigenti e manager. Di recente è stato sollevato dalla FIALS di Bologna il caso dell’utilizzo improprio di Infermieri presso l’Ausl di Imola. Il sindacato a tal proposito ha annunciato il ricorso alla magistratura ordinaria dopo apposito esposto-denuncia.

Lo sfruttamento contro ogni logica e ogni limite da parte delle direzioni infermieristiche, generali e sanitarie delle aziende emiliano-romagnole è giunta ormai al punto di non sopportazione, oltre cui si sgretola tutto il sistema dell’assistenza.

In questi giorni ci hanno contattato in redazione decine di colleghi che lavorano in vari ambiti sanitari del Sistema Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna, in special modo Infermieri e Infermiere che lavorano nelle medicine, nelle neurologie, nelle geriatrie e nelle lungodegenze. In questi ambiti la situazione è al collasso, con Operatori Socio Sanitari che vengono sempre meno utilizzati (o preferiscono defilarsi perché troppo protetti da alcuni sindacati) e Infermieri che sono chiamati a sopperire continuamente all’assenza/penuria del personale di supporto.

Da una indagine condotta dall’associazione infermieristica nazionale AssoCare.it, dal 1 luglio 2018 al 30 settembre 2018, su 400 colleghi operanti nel SSR emiliano-romagnolo è emerso un dato preoccupante, che deve farci riflettere tantissimo e deve far riflettere chi la professione la dirige ad alti livelli. La base è stanca, affranta, indifesa e giustamente inviperita.

La situazione è identica da Piacenza a Rimini, passando per gli ambiti sanitari di Bologna, Ferrara, Ravenna, Modena e Reggio Emilia.

Gli Infermieri più “sottomessi” (per scelta personale, ma anche per le imposizioni che provengono dall’alto) sono:

  • i detentori di contratto a tempo determinato (35%);
  • i dipendenti delle agenzie interinali (34%);
  • i neo-assunti (18)%;
  • i dipendenti di ruolo (10%);
  • altri (3%).

Gli ambiti assistenziali dove l’Infermiere viene sfruttato di più sono:

  • medicina (32%);
  • geriatria (26%);
  • lungodegenza (22%);
  • chirurgia (5%);
  • neurologia (5%);
  • altri (10%).

Alla domanda “Sei mai stato costretto a ricoprire mansioni da OSS dal tuo coordinatore infermieristico?“, la risposta è stata piuttosto esauriente:

  • si (92%);
  • no (6%);
  • non risponde (2%).

Alla domanda “In quale turno sei chiamato a svolgere attività lavorative non Infermieristiche e propriamente pertinenti alla figura di supporto dell’OSS?“, hanno risposto:

  • turno di notte (62%);
  • turno di mattina (23%);
  • turno di pomeriggio (10%);
  • non risponde (5%).

E non è tutto. In molte realtà lavorative l’infermiere è costretto a fare i turni di notte senza l’apporto degli Operatori Socio Sanitari perché, secondo le direzioni sanitari/infermieristiche e i coordinatori infermieristici non vi è la copertura finanziare per l’utilizzo degli OSS nelle fascia notturna. In realtà la situazione è un po’ diversa, chiedere all’Infermiere di fare anche l’OSS di notte significa risparmiare sulle spese relative al personale. Così il povero Infermiere o la povera Infermiera di notte è costretto/a ad eseguire l’igiene, a movimentare i pazienti, ad eseguire la locanda in caso di decesso, a posizionare pappagalli e padelle, ovvero ad eseguire mansioni proprio del personale di supporto. Tutto ciò a discapito della qualità delle cure e del tempo dedicato alla terapia e alla gestione dei pazienti più gravi e più complessi.

Ecco perché chiediamo a tutti gli Ordini Infermieristici della regione di prendersi carico della situazione e di iniziare sollevare, per i livelli di competenze che competono agli OPI, il problema dinanzi alle direzioni infermieristiche, generali e sanitarie. Perché un Infermiere stressato, deprofessionalizzato, umiliato, trattato da ultima ruota del carro non è un Infermiere in grado di offrire il massimo nelle prestazioni assistenziali. E ciò a discapito solo degli assistiti.

La FIALS ha avuto il coraggio di denunciare lo sfruttamento degli Infermieri e il sotto-dimensionamento degli OSS nelle strutture pubbliche regionali, ma perché gli altri sindacati restano in silenzio? E soprattutto perché, con le dovute eccezioni, restano in silenzio gli OPI rispetto a ciò che tutti i giorni accade negli ospedali pubblici emiliano-romagnoli?

Ovviamente in questo servizio abbiamo parlato solo di Emilia Romagna, ma cosa succede nel resto dello Stivale Italico?

Scriveteci a: direttore@assocarenews.it

Potrebbe interessarti...