Infermiere in cerca d’autore.

Infermiere in cerca d'autore.

V° Convegno Slow Nursing – Mestre 2019. Intervento a cura di Luciano Urbani e Sabina Tutone.

Pubblichiamo di seguito la traccia ispirata allo Zibaldone Slow Nursing 2015-18 a cura di Luciano Urbani, cittadino, post infermiere, coordinatore dell’evento ed Infermiere in pensione, testimoniata da Sabina Tutone, regista teatrale e animatrice culturale.

Suggestione sonora con atmosfera sospesa.

Perché non scrivi? Lo spazio è vuoto.

Gli spazi vuoti sono stupendi, in quanto ognuno può leggere ciò che vuole.

Se è così, pure i silenzi sono stupendi, in quanto ognuno può sentire ciò che vuole.

Ma infine cosa scegliere tra convinzione e dubbio? Cosa separa l’illusione dalla realtà?

L’infermiere è passato da comprimario ad attore principale dell’assistenza sanitaria, grazie alla coerenza, onestà ed umiltà di tanti colleghi per far riconoscere sul campo la vera professione. Le conoscenze e le capacità tecniche sono importantissime, ma se non sono supportate da un comportamento integerrimo nei confronti di noi stessi, delle persone e degli altri professionisti sanitari, il riconoscimento sociale e professionale non potrà realizzarsi.

Fine suggestione sonora.

Rumori di scena, dal fondo, dall’ombra si sentono avvicinare alcune persone. Immagine palco vuoto con proiettore puntato in scena. 

Capocomico – Fermi, chi siete, ci sono le prove, non potete stare qui.

Infermiere – Scusate, permettete? solo un momento … ci lasci dire… è importante…

Capocomico – No! No, non è questo il luogo, qui si recita.

Infermiere – Recitare, entrare sulla scena… ecco… questo ci serve… è questo il luogo dove provare… a capire… come poter essere … vivi. Ecco, ne va della sorte… di tutti noi… di voi … sì anche di voi… e comunque noi, no, non vorremmo recitare… un copione… ma raccontare proprio la realtà, quella vera… che viviamo quotidianamente… anche se sappiamo che nessuno ci crede.

Capocomico – Ma che storie sono queste? Su, su via. Andate. Non è questo il momento.

Infermiere – Eppure signore… è questo il momento. È troppo tempo che noi si è nell’ombra. Si, si all’ombra… del dottore. Sempre e solo il dottore. È solo sua la scena, gli applausi. E noi, nessuno ci vede, nessuno ci riconosce… che un po’ di merito è anche nostro. Ma tutti vedono solo il dottore… ecco vede cerchiamo un autore che scriva la nostra parte, la nostra vera parte. E che noi, finalmente, la possiamo interpretare.

Capocomico – Ma non siete anche voi dottori?

Infermiere – Si, da poco, anche noi, lo siamo. Ma non quel dottore, questo dottore… un dottore con la d minuscola. Anche se per qualcuno questo basta, un titolo da aggiungere davanti al nome sui biglietti da visita.

Ma il problema è che sono altri che decidono del nostro agire, del copione da interpretare. E soprattutto è il tempo… il tempo di assistere che ci manca… non possiamo continuare in questo modo, dove non c’è più comunicazione, contatto con il paziente… solo ritmi confusi e incoerenti… e l’errore in agguato… e alla fine del giorno rimane solo insoddisfazione e una nausea indicibile…

Non è questa assistenza! Un prendersi cura reale necessita una adeguata dotazione di protagonisti motivati e autorevoli. Molte volte ci confondono con altri, basta una divisa bianca e tutti sono infermieri, addebitandoci azioni e cose riprovevoli, che nulla hanno da condividere con la nostra etica. E come non bastasse c’è il demansionamento cronico infermieristico e la colpa è… ma lasciamo perdere…

Il vero dramma è l’identità. Chi è l’infermiere? Ormai molti infermieri hanno perduto l’orizzonte della professione… cercano altro… convinti di non aver studiato per fare l’assistenza diretta, che è cosa da delegare.

Così, senza ‘valori’ comuni, ma solamente ‘tecniche’ standard da seguire pedissequamente, la responsabilità e l’etica professionale sta inesorabilmente scomparendo.

Credo che bisognerebbe avere il coraggio anche di dire a qualcuno: “Questo lavoro non va bene per te…”, perché la valutazione nella formazione dovrebbe essere più seria… per proteggere i pazienti più fragili.

Mentre un continuo degrado dell’uso della parola ridotta ad una chiacchiera banalizza e svuota di significato la comunicazione…confondendo la realtà con la finzione.

Ed è per questo che mi preme dire che la ricerca del senso della cura inizia dalla cura della parola, senza dimenticare la generosità di cui abbiamo un enorme bisogno. 

Suggestione sonora.

C’è bisogno di infinito e di perfezione, attratti e tormentati dall’ideale che può dar sapore all’esistenza, ma che non sembra alla nostra portata, forse irraggiungibile.

Questo spazio può essere uno scoglio a cui aggrapparsi… ma non è un’isola, uno scoglio, appunto, qualcosa di molto piccolo, dove provare a resistere.

Fine suggestione sonora.

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