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Infermiere di Famiglia: chi è e di cosa si occupa. L’infungibilità di una professione.

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Oggi parleremo dell’Infermiere di famiglia e sull’opportunità di far crescere questa branca della professione infermieristica anche in Puglia.

La nostra società negli ultimi decenni ha prodotto cambiamenti capaci di causare un forte impatto sulla salute pubblica come:

  • il continuo aumento della popolazione anziana;
  • l’aumento delle malattie croniche e degenerative;
  • la configurazione di una società multirazziale.

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad un forte cambiamento normativo relativo all’esercizio della professione infermieristica, il quale pone all’infermiere una serie di problematiche legate alla ridefinizione del suo ruolo ma soprattutto alla nuova configurazione delle sue responsabilità. In particolare, la Legge del 26 febbraio 1999 n.42: “Disposizioni in materia di professioni sanitarie”, ha determinato un cambiamento epocale, per la prima volta si delinea un profilo professionale senza mansionario. L’infermiere non è più “l’operatore sanitario” dotato di un diploma abilitante ma “il professionista sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica” Tale legge ha abolito la denominazione di professione sanitaria ausiliaria, dando vita all’attuale definizione di Professione Sanitaria di Infermiere.

L’esercizio di tale professione risulta regolato, proprio in base alla Legge n.42/99, da tre criteri guida. Tali criteri sono:

  • Il Profilo professionale dell’infermiere;
  • L’ Ordinamento didattico Universitario del Corso di Laurea;
  • Il Codice deontologico.

La legge 1 febbraio 2006, n.43 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali” ha apportato innovazioni che meritano di essere approfondite. Ha suddiviso i professionisti che operano in regime di lavoro dipendente, in:

  • professionisti addetti all’assistenza, con titolo di laurea o equipollente,
  • professionisti coordinatori in possesso del master di primo livello nelle funzioni manageriali,
  • professionisti specialisti in possesso del master di primo livello nelle funzioni specialistiche,
  • professionisti dirigenti.

La legge del 10 agosto 2000, n.251 “Disciplina delle Professioni Sanitarie Infermieristiche, Tecniche, della Riabilitazione, della Prevenzione nonché della Professione Ostetrica” stabilisce che gli infermieri in possesso dei titoli di studio rilasciati con i precedenti ordinamenti possono accedere alla laurea di secondo livello in Scienze infermieristiche.

Il decreto 739/94 sulla determinazione del profilo professionale dell’infermiere rappresenta una pietra miliare nel processo di professionalizzazione dell’attività infermieristica. Esso riconosce l’infermiere come l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale è “responsabile dell’assistenza generale infermieristica”, precisa la natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni con gli altri operatori, gli ambiti professionali di approfondimento culturale e operativo, e definisce le cinque aree della formazione specialistica (sanità pubblica, area pediatrica, salute mentale/psichiatria, geriatria, area critica).

L’ambito di competenza specifica è esclusiva dell’infermiere pertanto si ritrova nel Profilo, che riempie di contenuti la definizione dell’infermiere come responsabile dell’assistenza infermieristica generale: “identifica…,pianifica, gestisce e valuta, descrive la natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni con gli altri operatori, e definisce insieme alla legge 42/99 le modalità di presa di decisione e di scelta da parte del professionista. L’ambito di competenza è ulteriormente specificato dal Codice Deontologico. La responsabilità che si delinea è ulteriormente declinata e rinforzata dalle indicazioni della Legge 251/2000 in cui l’ infermiere svolge con autonomia le funzioni identificate dal Profilo e dal Codice, utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi.

A livello epidemiologico si possono rilevare una serie di fattori che hanno contribuito al passaggio dal modello ospedale-centrico al modello improntato sul lavoro territoriale in rete, quali la necessità di interventi più complessi e l’aumento della speranza di vita in relazione all’introduzione di nuove tecnologie.

Si è iniziato a parlare di infermiere di famiglia a livello nazionale nel Dicembre del 2014 attraverso una proposta di legge volta a modificare il decreto Balduzzi, a seguito del quale è stata introdotta questa particolare figura.

L’infermiere di famiglia è stato rilanciato definitivamente in Italia con il Decreto Rilancio (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 128del 19 Maggio 2020 il decreto legge n. 34 e delineato nell’art.1).

L’infermiere di famiglia è un professionista che opera in collaborazione con il medico di medicina generale, la sua funzione primaria è quella di assicurare la continuità assistenziale sia in ambito domiciliare, sia in quello ambulatoriale, fornendo tutti i servizi di maggior richiesta degli utenti e diventando un punto di riferimento per la comunità anche per quanto attiene l’informazione sanitaria, la prevenzione, la promozione della salute e l’accesso ai servizi che l’ASL mette a disposizione dei cittadini.

L’infermiere di famiglia, inoltre , è il professionista sanitario che fornisce ai cittadini gli strumenti assistenziali utili per sostenere il peso di una malattia o di una disabilità cronica direttamente sul territorio e nello specifico all’interno dell’ambiente familiare.

La presidente Barbara Mangiacavalli definisce infermiere di famiglia e di comunità come un professionista responsabile dei processi infermieristici in ambito familiare e di comunità, con conoscenze e competenze specialistiche nelle cure primarie e sanità pubblica.

Non è l’assistente di studio del medico di medicina generale, non è ‘assunto’ da questo, né toglie nulla delle prerogative di diagnosi e cura al medico di famiglia, ma è una figura professionale che insieme ad altre figure professionali forma la rete integrata territoriale, prende in carico in modo autonomo la famiglia, la collettività e il singolo. Il suo ruolo è quello di promuovere salute, prevenzione e gestire nelle reti multi-professionali i processi di salute individuali, familiari e della comunità all’interno del sistema delle cure primarie. […]
Ha un ruolo anche proattivo per promuovere salute, educazione sanitaria per la persona sana e la famiglia e la comunità e insegna l’adozione di corretti stili di vita e di comportamenti adeguati.

Prende in carico un certo numero di persone (e quindi nuclei familiari) di un determinato territorio.

L’infermiere di famiglia dovrebbe coprire tutte le fasi della prevenzione:

  • primaria, ovvero agendo su tutti quei fattori di rischio di malattia attraverso l’educazione sanitaria sui fattori modificabili come la dieta, la lotta al tabagismo, l’attività fisica, ecc…
    secondaria, la promozione di test di screening ed esami previsti per diagnosticare precocemente le malattie;
  • terziaria, modello post-acuzie che include tutti quegli interventi utili ad evitare le riacutizzazioni di malattie croniche.

L’Infermiere di Famiglia è identificato come la figura che, insieme al medico di famiglia, costituisce il perno sul quale incentrare l’assistenza sanitaria di base e che è in grado di fornire prestazioni che possono garantire il raggiungimento degli obiettivi base espressi nel documento. Le risorse umane sono definite come un elemento strategico.

Gli obiettivi principali che deve perseguire l’Infermiere di famiglia sono:

  • promuovere e proteggere la salute dell’individuo e della popolazione per tutto l’arco della vita;
  • ridurre l’incidenza delle malattie e degli incidenti più comuni e alleviare le sofferenze che questi causano.

L’infermiere di famiglia è un professionista con autonomia legato alle competenze acquisite e alle responsabilità del proprio campo di attività che si prende carico dei bisogni del cittadino attivando processi assistenziali. A seguito di una preparazione specifica, sarà in grado di agire sul territorio, conoscerà la mappa dei servizi sociali, avrà la competenza di instaurare un rapporto diretto, non solo con il malato, ma anche con la persona sana, occupandosi delle sue necessità, ed aiutandolo insieme con la sua famiglia ad evitare rischi sanitari. Gli infermieri di famiglia faciliteranno le dimissioni precoci dagli ospedali, fornendo assistenza infermieristica a domicilio; agiranno da tramite tra la famiglia ed il medico di base, sostituendosi a quest’ultimo quando i bisogni identificati sono di carattere prevalentemente infermieristico.

La figura dell’Infermiere di Famiglia dovrà essere in grado di:

  • Effettuare un’analisi della comunità oggetto di indagine;
  • Realizzare un’assistenza infermieristica incentrata sui problemi di salute e le necessità della persona assistita e/o della famiglia in relazione all’età, al grado di autonomia, alla necessità di mantenere e sviluppare legami affettivi;
  • Gestire il processo infermieristico di cooperazione con la persona, la famiglia, la comunità, nell’ambito del gruppo di lavoro;
  • Promuovere l’ educazione terapeutica della famiglia, della persona, del caregiver;
    Contribuire alla promozione della salute;
  • Effettuare attività di consulenza;
  • Applicare interventi di empowerment e self-empowerment;
  • Partecipare alle attività di formazione professionale.
  • Partecipare alle attività di ricerca.

All’infermiere di famiglia è richiesto di essere competente come:

  • erogatore dell’assistenza;
  • decisionale;
  • comunicatore;
  • leader nell’ambito della comunità;
  • manager.

Le cure rivolte alla famiglia costituiscono un’attività centrale delle cure infermieristiche e, da un punto di vista storico, gli infermieri hanno già portato l’assistenza alle persone nel loro domicilio, ma la progressiva trasformazione delle famiglie in nuclei e la specializzazione crescente delle cure sanitarie, sempre più orientate verso l’ambiente ospedaliero, hanno determinato un’attenuazione di questo indirizzo. Con il ritorno all’assistenza comunitaria e domiciliare e con il prevalere della consapevolezza sull’importanza delle relazioni familiari, in tema di salute e malattia, l’attenzione si focalizza nuovamente sul nucleo di ogni società: la famiglia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che per specializzare l’assistenza infermieristica sia necessaria una formazione complementare a seguito della laurea. Infatti, in Italia la legge 1098/40, articolo 3, ha istituito dei master di primo livello per le specializzazioni infermieristiche. Il DM 739/94 stabilisce che i master universitari prevedano diversi moduli di competenza quali: salute mentale e psichiatria, geriatria, sanità pubblica, pediatria, area critica.

In una intervista fatta al Presidente dell’Ordine di Taranto, Pierpaolo Volpe si è sottolineata l’importanza dell’infermiere di famiglia. Nella Regione Puglia poiché bisogna partire con l’ introduzione di questa figura professionale, in quanto già infungibile dal punto di vista normativo si è deciso di non attendere i tempi del conseguimento di un master. Non tanto per il conseguimento del master, ma dell’istituzione da parte dell’università di un nuovo master che comunque farebbe perdere almeno un paio di anni.

Da ciò si evidenzia l’ importanza dell’impiego dell’infermiere di famiglia all’interno della comunità, in questo modo, non è un futuro utopistico, ma al contrario un progetto su cui investire in termini di persone e risorse, al fine di garantire all’utenza un servizio di qualità sempre maggiore.

Anche Florence Nightingale tende a dare maggiore risalto all’ambiente fisico che a quello psicologico o sociale, ambiente considerato come l’insieme di tutte le condizioni e le influenze esterne che agiscono sulla vita e sullo sviluppo di un organismo, capaci di prevenire, guarire oppure contribuire alla malattia ed alla morte.

La pratica infermieristica, pertanto, deve porre il paziente nelle migliori condizioni possibili affinché la natura agisca, in un ambiente sano atto a promuovere la salute, a favorire il miglioramento.

Questo approccio all’infermieristica è valido oggi come lo era più di cento anni fa, un approccio nel quale l’infermiere di famiglia può trovare spunto per interagire con l’ambiente del paziente e favorirne la salute.

Dott.ssa Monica Cardellicchiohttps://www.assocarenews.it/
Laurea magistrale in Scienze Infermieristiche ed Osteriche Master di I livello in Management e coordinamento delle professioni sanitarie Master di I livello in Wound Care basato su prove di efficacia Master di II livello in Management delle Aziende Sanitarie Professore a contratto presso il Policlinico di Bari della Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Osteriche e della Laurea in Infermieristica . Segretaria della Commissione dell' albo dell' OPI di Taranto
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