Infermiere aggredito da 30 Rom: è caos al PS di Bergamo

Infermiere aggredito da 30 Rom: è caos al PS di Bergamo. La condanna dell'OPI.
Infermiere aggredito da 30 Rom: è caos al PS di Bergamo. La condanna dell'OPI.

L’Ordine degli Infermieri di Bergamo ha apertamente condannato l’episodio di violenza avvenuto l’altro giorno a Bergamo presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale “Papa Giovanni XXIII”. 

Lo ha fatto attraverso gli organi di stampa la presidente Beatrice Mazzoleni, nella sua duplice veste di rappresentante degli colleghi bergamaschi e membro del Comitato Centrale FNOPI.

Non è il primo episodio di violenza ai danni di Infermieri e di Professionisti della Salute e nei giorni scorsi anche il ministro Giulia Grillo era scesa in campo per condannare il fenomeno. Nei PS italiani è il caos più assoluto e le aziende sanitarie continuano a non garantire sicurezza e protezione agli operatori e agli stessi pazienti-utenti.

I fatti a Bergamo

Una bimba di due anni e mezzo che arriva al pronto soccorso con un dito tagliato, la sua famiglia rom che pretende il medico radiologo (impegnato) subito a disposizione, trenta parenti che invadono i corridoi e uno sferra un pugno a un infermiere. Martedì sera al Papa Giovanni sono arrivati i carabinieri. L’ospedale assicura che la bimba, in codice giallo, era stata presa subito in carico. Ora deciderà se denunciare, si sta muovendo. Il direttore generale Carlo Nicora parla di «episodi gravissimi, che vanno duramente condannati perché mettono in pericolo i nostri operatori, minacciano il loro prezioso operato e minano la sicurezza degli stessi pazienti presenti al pronto soccorso». Lo riferisce il Corriere della Sera – Edizione di Bergamo.

Servono urgenti misure di sicurezza al Papa Giovanni XXIII

Alla luce di quanto accaduto, dice, «acquista sempre più importanza il percorso di progressivo rafforzamento delle misure di sicurezza che stiamo portando avanti da tempo in tutta l’azienda e in particolare in pronto soccorso, che ha già portato all’introduzione di pulsanti antipanico e di un sistema di videosorveglianza, a cui si aggiungono le guardie giurate armate presenti in ospedale notte e giorno». Un impegno «significativo» che però «deve purtroppo rapportarsi con la maleducazione e con episodi aggressivi e violenti che meritano lo sdegno di tutti, perché è inaccettabile che chi riceve gratuitamente cure di così alto livello abbia reazioni violente verso chi si sta prendendo cura di loro». Era già successo, il responsabile risarcì. Aggressioni di questo genere, non transige Nicora, «vanno condannate a tutti i livelli, compreso quello giudiziario».

Mazzoleni condanna l’accaduto

La presidente degli Infermieri di Bergamo si è detta esterrefatta per quanto accaduto e ha espresso la solidarietà di tutto l’OPI nei confronti del collega aggredito, auspicando maggiore vigilanza e il rafforzamento delle misure di sicurezza e protezione dei Professionisti Sanitari impegnati in prima linea in Pronto Soccorso.

Dal 2012 l’Ordine degli Infermieri denuncia le aggressioni in PS

La violenza sul posto di lavoro è un problema che investe i paesi di tutto il mondo. La reale dimensione del problema non è nota, ma si crede che i dati raccolti siano soltanto la punta di un iceberg. E’ quanto emerge in uno stadio pubblicato dall’ex-Federazione IPASVI e rintracciabile ancora sul portale della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche.

Il rischio di subire aggressioni per infermieri e operatori sanitari è più elevato rispetto ad altri lavoratori che operano in contatto diretto con l’utenza. Il tipo di violenza che colpisce maggiormente gli operatori sanitari è quella proveniente dai pazienti e dai loro caregiver, attraverso aggressioni fisiche, verbali o di atteggiamento; gli effetti sull’operatore si possono verificare sia personalmente che professionalmente, oltre ad effetti negativi in termini economici, sociali e di qualità delle cure prestate.
L’approfondimento sul fenomeno delle aggressioni sul posto di lavoro nella realtà italiana è relativamente recente, pertanto si è deciso di esplorare la situazione locale in un ospedale della provincia bolognese. L’ipotesi formulata, sulla base della letteratura internazionale esaminata, è che esista un costante pericolo di aggressioni a carico degli operatori sanitari e che in alcuni settori come servizi di emergenza-urgenza, servizi psichiatrici, lungodegenze tale rischio sia maggiore.
Scopo dell’indagine è descrivere il fenomeno attraverso il percepito degli infermieri e nello specifico: sapere cosa pensano dell’aggressività; se è accettata oppure subita; quali comportamenti aggressivi si verificano; come reagiscono gli operatori colpiti; se sentono il bisogno di strumenti efficaci per prevenire le aggressioni fisiche o verbali da parte delle persone che prendono in cura.

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