Infermiera nuotatrice salva collega dopo crollo della discoteca.

Giulia Viacava, nuotatrice ed infermiera, diventa eroina per caso e sfugge alla morte salvando una collega sportiva e soccorrendo altri malcapitati.

Come da tradizione, gli atleti salutano i Mondiali di nuoto con una festa finale, prima dei rientri in patria. Ma la serata alla discoteca Coyote Ugly di Gwangju si è trasformata in un incubo con due morti e almeno 17 feriti, e la genovese Giulia Viacava, 25 anni a settembre, difensore del Setterosa (iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Genova), ha evitato il peggio solo grazie al suo sangue freddo. Lo riferisce il collega Francesco Caruana sulle pagine di Repubblica.

Anzi, è anche riuscita ad aiutare. Grazie alla sua laurea in Infermieristica, Giulia, figlia di un medico e di un’infermiera, è stata provvidenziale per soccorrere i feriti. Appena atterrata a Fiumicino dalla Corea del Sud, ripercorre i momenti concitati seguiti al crollo del soppalco del locale.

Esulta l’OPI di Genova, che ringrazia l’atleta.

Dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Genova, come noto presieduto da Carmelo Gagliano, arriva il plauso alla collega iscritta, sia per il successo sportivo coreano, sia per il salvataggio.

Ci può spiegare come sono andate le cose?

«Erano le 2.30, io ero appena arrivata in discoteca insieme alla mia compagna di squadra Izabella Chiappini. Ero vicina al bagno quando ho sentito tremare tutto. Siamo state travolte da una calca di oltre duecento persone. Mi è andata bene, ho rimediato solo qualche graffio. Ma ho visto una delle due persone che sono morte, era sul soppalco crollato ed è rimasta schiacciata da una trave di metallo».

Ha avuto l’impressione che la discoteca fosse sovraffollata?

«Assolutamente sì. C’era troppa gente (più di 400 persone, ndr) e nessun controllo, neanche all’ingresso. Dopo il crollo è stato il caos. Alcune persone hanno provato a sollevare il soppalco per tirare fuori chi era rimasto schiacciato. Poi ha iniziato anche a diluviare…».

In attesa delle ambulanze, ha soccorso un’altra pallanuotista, l’americana Kaleigh Gilchrist, che stava festeggiando con le compagne l’oro vinto al Mondiale.

«Mi sono subito resa conto che era una delle più gravi. Aveva un profondo taglio all’altezza del polpaccio sinistro, perdeva molto sangue ed era sotto shock, era vigile ma non mi rispondeva. Le ho preso la frequenza cardiaca, ho chiesto dell’acqua e del ghiaccio, le ho pulito la ferita e ho usato una maglietta come laccio emostatico per fermare il sangue».

Non deve essere stato facile non farsi prendere dal panico.

«Sono un’infermiera, ho applicato l’Abcde del pronto soccorso. Già in passato avevo aiutato persone rimaste ferite in incidenti stradali».

Fuori dal locale ha soccorso altri feriti?

«Sì, un nuotatore brasiliano in condizioni meno gravi, con un ematoma alla scapola e le mani piene di schegge di vetro. Siamo andati al villaggio atleti, dove c’è un centro medico. Ma le due persone presenti non sono state di alcun aiuto. Forse non erano neanche medici o infermieri…».

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