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Infermiera e Fisioterapista sospesi: posizionarono contenzione a Paziente senza prescrizione medica.

Infermiera e Fisioterapista sospesi: posizionarono contenzione a Paziente senza prescrizione medica.

A denunciarli la figlia di una Paziente in una nota Residenza per Anziani in Veneto. L’Infermiera e il Fisioterapista avevano valutato sicura la contenzione in carrozzina perché ospite agitata. Non informarono il Medico.

Per salvaguardare la loro Paziente e anche gli altri ospiti di una nota Residenza per Anziani in provincia di Padova, una Infermiera e un Fisioterapista decidono di posizionarle contenzione inguinale. I due professionisti furono costretti a scegliere in tempi rapidi come muoversi, dopo essere stati allertati da alcuni Operatori Socio Sanitari per lo stato di violenta agitazione dell’ultra-novantenne.

Il tutto è avvenuto durante le fasi preliminari della cena (intorno alle ore 18.00) e nel pieno della preparazione/somministrazione della terapia farmacologica. L’Infermiera in turno era una sola e stava somministrando farmaci in uno dei due nuclei della struttura.

Alla chiamata degli OSS si è subito attivata per raggiungere l’ospite agitata. Prima ancora aveva verificato se il Medico avesse prescritto della terapia al bisogno per questi casi. Nulla di nulla.

La collega, dopo aver verificato l’oggettivo pericolo di lesioni a se stessa e agli altri ospiti/operatori, ha deciso di interpellare il Fisioterapista, che di gran lena ha portato con se delle contenzioni inguinali. La soluzione più rapida per impedire alla donna di alzarsi dalla carrozzina, cadere, farsi del male o far male a terzi.

Il tutto è stato deciso talmente in fretta che nessuno si era accorto del sopraggiungere della figlia della Paziente, che ha notato tutta la scena restando dapprima in silenzio e poi emanando un urlo assordante: “la state legandoooooooo!“. Apriti cielo!

La donna si è calmata solo quando ha visto “slegare” la madre. L’indomani mattina ha inviato una PEC di protesta in Direzione ed è scattata l’immediata sospensione dei due professionisti, in attesa di capire cosa è accaduto in realtà.

Inutile dire che la figlia aveva più volte espresso il desiderio agli Infermieri, al Medico e alla Direzione di non contenere mai la mamma con presidi fisici e/o farmacologici, nella consapevolezza che le condizioni di demenza potevano peggiorare e creare incidenti non voluti.

Ora i due Professionisti avranno 10 giorni di tempo per produrre memoria scritta, ma un richiamo disciplinare è già nell’aria. Soprattutto perché il Medico aveva più volte insistito sull’utilizzo consapevole e necessario delle contenzioni.

Il rischio cadute e le contenzioni.

Infermieri e Contenzione: tra obblighi e realtà.
Infermieri e Contenzione: tra obblighi e realtà.

In un servizio pubblicato sul sito della FNOPI dal titolo “Le conseguenze psicologiche della contenzione fisica: che cosa dice la letteratura?” si legge che per “contenzione fisica” o “mezzo fisico”, in ambito sanitario, si intende: “qualsiasi dispositivo, materiale o apparecchiatura fissata o posta vicino al corpo di una persona e che non può essere controllata o rimossa facilmente dalla persona” (Evans et al., 2002).

Il ricorso alla contenzione nel processo di assistenza è, ad oggi, un fenomeno ampiamente diffuso sia in sede ospedaliera che nelle residenze sanitarie assistenziali, e il fine comune presentato dai professionisti sanitari per motivarne l’impiego sembra essere la sicurezza della persona, quindi la promozione ed il mantenimento di uno stato di salute e benessere, nonché la protezione da eventuali complicazioni.

La prevenzione delle cadute è attualmente considerata la principale causa di contenzione; seguono: la gestione delle emergenze comportamentali, la prevenzione del vagare e dello scivolamento, e il supporto posturale. In realtà, non sempre il suo utilizzo risulta efficace per la motivazione presentata; per esempio, studi hanno rivelato che la contenzione fisica non si associa ad una riduzione del numero di cadute, né che la sua rimozione ne causerebbe una crescita, o, ancora, molto spesso è proprio l’applicazione dei mezzi di restrizione a determinare un aumento dell’agitazione ed aggressività della persona (Zanetti et al., 2012).

Qualunque sia la ragione presentata per contenere il paziente, tale procedura dovrebbe essere attuata seguendo le linee guida e i protocolli di riferimento, di cui i professionisti sanitari sono responsabili per garantire l’erogazione ottimale dell’assistenza e prevenire eventuali complicanze.

I rischi cui può essere esposto l’assistito e le lesioni che ne possono derivare sono molteplici e sono riducibili in due gruppi: lesioni dirette e indirette, le prime provocate dalla pressione esterna del dispositivo contenitivo, le seconde comprendono gli esiti avversi dovuti all’immobilità secondaria all’applicazione della misura restrittiva. (Zanetti et al., 2009).

Ciò che più di tutto tutela il paziente da eventuali ripercussioni è il consenso informato, a garanzia della libertà della persona come diritto fondamentale dell’essere umano. Nei casi in cui questo non possa essere ottenuto, la contenzione fisica è regolata dal cosiddetto “stato di necessità”, ad indicare la situazione in cui esiste un pericolo reale, attuale o danno oggettivo alla vita o all’integrità dell’assistito, che ne permetterebbe l’utilizzo esclusivamente qualora mezzi alternativi non abbiano prodotto alcun risultato e purché i benefici siano superiori ai possibili danni associati.

La valutazione del paziente durante l’intera procedura è fondamentale e non si limita alla sua osservazione, ma include il monitoraggio dei parametri vitali, delle condizioni fisiche, dello stato cognitivo e del corretto posizionamento dei presidi. Inoltre, l’infermiere è anche responsabile della soddisfazione dei bisogni dell’assistito e della realizzazione degli interventi assistenziali previsti.

Un altro fattore che non può essere sottovalutato è il controllo e la prevenzione dei danni psicologici, perché la contenzione fisica comporta nella persona che la vive un impatto emotivo importante e l’esperienza può essere vissuta in modo particolarmente negativo.

E’ proprio per poter verificare le conseguenze psicologiche che l’intervento restrittivo reca sui pazienti che abbiamo effettuato una revisione della letteratura avendo come focus di attenzione le testimonianze di che ha vissuto la contenzione fisica e ne ha riferito l’esperienza.

Per approfondimenti: LINK.

Nel nuovo Codice Deontologico degli Infermieri si parla espressamente di uso consapevole delle contenzioni.

L’Art 35 del Codice Deontologico parla di “Contenzione”. L’Infermiere riconosce che la contenzione non è atto terapeutico.

Essa ha esclusivamente carattere cautelare di natura eccezionale e temporanea; può essere attuata dall’équipe o, in caso di urgenza indifferibile, anche dal solo Infermiere se ricorrono i presupposti dello stato di necessità, per tutelare la sicurezza della persona assistita, delle altre persone e degli operatori.

La contenzione deve comunque essere motivata e annotata nella documentazione clinico assistenziale, deve essere temporanea e monitorata nel corso del tempo per verificare se permangono le condizioni che ne hanno giustificato l’attuazione e se ha inciso negativamente sulle condizioni di salute della persona assistita.

Cintura inguinale. Un tipo di contenzione molto usata nelle Residenze per Anziani, pubbliche e private.

 

Dott. Angelo Riky Del Vecchio

Dott. Angelo Riky Del Vecchio

Nato in Puglia, vive e lavora in Emilia Romagna, Giornalista, Infermiere e Scrittore. Già direttore responsabile di Nurse24.it, attuale direttore responsabile del quotidiano sanitario nazionale AssoCareNews.it. Ha al suo attivo oltre 15.000 articoli pubblicati su varie testate e 18 volumi editi in cartaceo e in digitale.

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