Infermiera si licenzia e fa la badante a 5000 euro al mese!

Infermiera si licenzia: da badante si guadagna il triplo!

Guadagni triplicati rispetto al pubblico impiego: una scelta redditizia ma che fa discutere

Infermiera si licenzia per lavorare a nero come badante di notte in ospedale e a domicilio. Il paradosso di una professione che non viene valorizzata nè equamente retribuita a confronto con i guadagni delle badanti notturne ospedaliere!

Badanti che di notte fanno da compagnia ai malati in ospedale: un vero e proprio business molto redditizio e ampiamente diffuso. Vengono cercate e scelte dalle famiglie di persone ricoverate per vigilare durante la notte al fianco dei malati e per quanto il regolamento di reparto lo vieti, passano la notte in stanza dormendo o stando sveglie su poltrone e brandine di fortuna.

La loro utilità è molto spesso dubbia: mentre da un lato potrebbero far compagnia fino al sonno alla persona ricoverata, molto spesso risultano ingombranti rispetto a Infermieri, OSS e professionisti sanitari che svolgono il loro lavoro. Inoltre quasi sempre si tratta di persone che non conoscono la persona che stanno vigilando.

In caso di bisogno il loro unico ruolo è quello di avvisare il personale ma per questa necessità esiste il campanello. Molte volte, inutile negarlo, passano la notte a fumare, al cellulare o a guardare film su pc portatili.

Ma quanto guadagnano?

I prezzi variano da zona in zona e a seconda del numero di notti. Si va da 100 (prezzo oltremodo modico) fino a 160-170 per i giorni feriali. Fino a 200 per domeniche e festivi e, vergognosamente, fino a 300 per super festivi (Natale, Pasqua etc.) e reperibilità senza preavviso.

Una vera e propria speculazione verso chi sta vivendo la difficoltà dell’esperienza di malattia del proprio caro.

Le badanti notturne molto spesso sono costituite in organizzazioni non ufficiali che gestiscono questo mercato, purtroppo con il benestare di infermieri ed oss sporadicamente compiacenti che forniscono il numero di telefono giusto al momento giusto.

Un lavoretto che fa gola a tantissimi in quanto rappresenta un guadagno alto esentasse (perchè a nero).

Maria (nome di fantasia) è un’infermiera che si è licenziata da pochi mesi per intraprendere questo lavoro. Andrà in pensione a fine anno per limiti di età e si dedica alla vigilanza notturna e a piccoli lavoretti domiciliari. L’abbiamo intervistata, scoprendo quanto redditizio e svilente sia questo mercato sommerso.

Grazie per l’intervista. In cosa consiste la tua attività ora che non sei più dipendente ospedaliera?

Ho modo di poter assistere ricoverati la notte. Lavoro dalle 21 alle 06.45 e soffrendo di insonnia leggo un libro o guardo facebook. Guadagno 175 euro a notte perchè sono comunque un’infermiera ma con più notti il prezzo scende. 

Di giorno faccio qualche medicazione a domicilio grazie all’aiuto di un paio di chirurghi con cui ho lavorato che mi suggeriscono alle dimissioni. 

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a fare questa scelta? Non ti conveniva rimanere in azienda fino alla pensione?

Mi sarebbe convenuto se avessi avuto la liquidazione subito dopo il pensionamento. Ho fatto due calcoli, andando in pensione con la fornero con i requisiti di età per me questi ultimi mesi volevano soltanto dire pochissimi euro in più ma anche tantissimo stress in più e non mi andava di andare in malattia per settimane intere in attesa del 31 dicembre.

Le motivazioni sono economiche ma anche di salute. A questo modo metto da parte soldi per i primi due anni della pensione, in attesa della liquidazione. Ho aiutato mio figlio a comprare casa e non ho più soldi sul conto, ho bisogno di liquidità e ho solo il mio stipendio.

Economicamente quanto è redditizia per te questa scelta?

Guadagno da un minimo di 4000 euro ad un massimo di 5000 euro al mese grazie alle notti e alle medicazioni. Di notti ne faccio circa 15-20 al mese adesso, la maggior parte in ospedale ma anche a casa per esempio con i malati terminali. Ad aprile ho avuto diversi notturni festivi importanti e sono arrivata a 5500 euro. Medicazioni ne faccio 3-4 al giorno, perlopiù dimessi dalle protesi ortopediche che hanno ricoveri sempre più brevi e finiscono le cure a casa.

Non pensi che sarebbe stato più etico finire la tua carriera come infermiera in ospedale?

Forse, ma per trent’anni mi hanno sottopagata. Nel privato e nel pubblico. Non è grazie al mio stipendio che ho potuto crescere famiglia e aiutare mio figlio. Sono vedova da quando era piccolo. E’ stato grazie ai secondi lavori che adesso ha un’istruzione e una casa. Non lo scordo e adesso è il momento di battere il ferro finchè è caldo. Da pensionata mi riposerò. L’etica la lascio a chi guadagna abbastanza da permettersela.

Grazie per l’intervista.

 

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