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Giovani infermieri: qui si è sempre fatto così e viene licenziato!

Giovani infermieri: qui si è sempre fatto così e viene licenziato!
Le parole di Laura rappresentano la storia di molti giovani infermieri

Il mondo del lavoro per i giovani infermieri italiani rappresenta talvolta una jungla cruda e insidiosa.

Benchè alcuni tendano a sminuire, forse a causa dell’effetto di un’immotivata candida visione di quel che evidentemente non conoscono, la realtà ci manifesta quotidianamente situazioni spiacevoli.

Assocarenews.it da mesi racconta le storie dei propri lettori, che non rappresentano solamente singoli casi, ma casi singoli di un fenomeno palpabilmente diffuso.

Oggi la collega Laura, che ha chiesto l’anonimato per evitare ripercussioni, ci racconta la sua esperienza con uno dei mostri sacri dell’antiscientificità: il “si è sempre fatto così”.

 

Come inizia la tua storia?

Inizia come per moltissimi altri, con un colloquio superato con la storiella che la struttura dove stai per iniziare il nuovo lavoro rappresenta il paradiso dell’assistenza. Penso di aver visto il sorriso sul volto della mia coordinatrice solamente nel giorno in cui mi ha fatto da guida per mostrarmi la struttura. In realtà la struttura è bella ma si lavora malissimo.

 

Cosa vuoi dire con “si lavora malissimo”?

Io ho iniziato esattamente 47 giorni dopo la discussione della mia tesi, appena dieci giorni dopo l’iscrizione all’albo del mio Ordine provinciale. Forse sono ancora troppo fresca di studi ma la situazione che mi si presentava davanti era completamente fuori regola.

Medicazioni fatte esclusivamente con la soluzione di iodopovidone, mezze compresse lasciate nei blister, omissione sistematica di eventi dalle consegne.

 

Quando hai notato tutte queste cose, come hai reagito?

Mi è stato subito chiaro che eravamo nell’irregolarità pura. Ho provato ad accennarvi con un’altra collega, l’unica under50 del gruppo infermieristico ma mi ha stoppato prendendomi in giro sul fatto che avevo neanche una settimana di lavoro e già pretendevo di sapere. Sono stata ingenua e infatti li ha raccontato a tutto il team. A questo punto avevo tutti contro. Due giorni dopo me ne sono accorta, perchè al cambio di consegna la collega non mi ha letto nessun diario assistenziale, dicendo che non era suo compito e lasciandomi da leggere più di quaranta ospiti!

 

Hai cercato di chiedere aiuto a chi, per ruolo, è preposto a coordinarvi?

Il problema è stato proprio questo. Dopo qualche altro giorno sono andata dalla coordinatrice e le ho esposto i problemi sia a livello umano che professionale. Lei mi ha prima attaccato perchè non si arriva in un posto dettando legge (quando io invece volevo suggerire qualcosa di più corretto), poi ha detto che occorre saper stare in un gruppo e avere rispetto per i colleghi anziani.

Presa dallo sconforto mi sono messa a piangere e senza dirmi niente mi ha solo dato un pacchetto di fazzoletti. Uno schifo.

 

Cosa è successo poi?

Parlando con le mie amiche anch’esse infermiere e con i miei genitori avevo deciso di dare le dimissioni ma non ne ho praticamente avuto il tempo perchè il Lunedì dopo mi hanno convocata per dicendomi che non avevo superato il periodo di prova. Mi hanno detto che non gli piace il modo in cui lavoro e come tenevo in disordine l’infermeria (assolutamente falso!). Ho provato a negare ma mi hanno detto che non mi avrebbero fatto lavorare in nessun’altra struttura della zona se avessi contestato.

Mi sono rivolta al sindacato dei miei genitori e mi hanno detto che mi dovrò far rilasciare una motivazione scritta. Vedremo.

 

In bocca al lupo per la tua battaglia, non demordere. E non preoccuparti, la dignità del nome Infermiera non si baratta per uno stupendio a fine mese. Saprai essere accolta dove invece ti meritano.

Grazie per la testimonianza!

Dott. Marco Tapinassi

Vice-Direttore. Infermiere in Psichiatria, webwriter, attentatore di biscotti ma anche coautore di libri sui concorsi pubblici. Immagina l'informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.

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