Pubblicità

Nuovi Lea. Che fine ha fatto il “Decreto Tariffe”? Approvarlo subito per rendere esigibili i nuovi diritti dei pazienti e ridurre le disuguaglianze.

La scadenza fissata era febbraio 2018, ma del cosiddetto “decreto tariffe”, quello cioè che avrebbe dovuto dare la sostanza ai nuovi livelli essenziali di assistenza varati nel 2017 e senza il quale sono ancora al palo le tariffe massime per le prestazioni dell’assistenza protesica e specialistica ambulatoriale, ancora non c’è traccia.

“Uno di quei tanti ritardi che minano fortemente il rapporto di fiducia tra cittadini, Servizio Sanitario Nazionale e Istituzioni”, denuncia Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli infermieri (FNOPI), in un editoriale sul sito ufficiale della Federazione.

“Infatti – prosegue Aceti – , per colpa della mancata approvazione del Decreto Tariffe le nuove e importanti prestazioni introdotte nei Lea del 2017 sono ancora oggi un diritto solo per una parte della popolazione: solo per quei cittadini che vivono in quelle Regioni che già prima dell’approvazione dei nuovi Lea garantivano le nuove prestazioni. Praticamente una doppia beffa che non fa altro che aumentare le disuguaglianze che esistono all’interno del SSN tra le diverse Regioni, nonché tra le aree interne e le città”.

Attraverso l’aggiornamento dei LEA veniva modificato il Nomenclatore dell’assistenza protesica con l’introduzione di una serie di nuove prestazioni particolarmente attese dalle persone con disabilità, allo stesso modo veniva innovato il Nomenclatore della specialistica ambulatoriale, modificati anche gli elenchi delle malattie croniche e rare attraverso il riconoscimento di nuove patologie, oltre a nuovi accertamenti per patologie neonatali e nuove coperture vaccinali.

Gran parte di queste novità sono rimaste però solo sulla carta a causa della mancata approvazione, appunto, del cosiddetto “Decreto Tariffe”, cioè quel Decreto che avrebbe dovuto fissare le tariffe massime per le prestazioni dell’assistenza protesica e specialistica ambulatoriale.

“Un ritardo inaccettabile – secondo Aceti – di quasi tre anni rispetto alla tabella di marcia prevista dalla normativa, durante i quali si sono moltiplicate interrogazioni parlamentari ad oggi senza alcun risultato, e la responsabilità è della politica. E’ la legge di Bilancio 2018 che ha previsto il 28 febbraio 2018 come termine massimo entro il quale adottare il Decreto Tariffe. Una scadenza ampiamente ‘bucata’”.

Per risolvere la situazione ci vuole, come spiega Aceti, un Decreto del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

“A oggi – aggiunge – la proposta di Decreto del Ministero della Salute è pronta, è stato acquisito il parere dell’Agenas e da alcune fonti sembrerebbe aver ricevuto da circa nove mesi l’ok del Ministero dell’Economia e delle Finanze ma ancora non è stato trasmesso alla Conferenza delle Regioni per la necessaria Intesa”.

“Perché – si domanda Aceti – questo blocco? C’è qualcosa della bozza del Decreto Tariffe che a qualche soggetto non convince? Eppure l’adozione di un Decreto così importante rappresenterebbe un sostegno importante per il Diritto alla salute delle comunità, per i redditi delle famiglie, nonché una misura per contrastare concretamente le disuguaglianze. Soprattutto in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia Covid-19, la quale però non può e non deve rappresentare un alibi per non portare avanti le altre “partite” comunque centrali nella vita dei pazienti, soprattutto di quelli non COVID-19”.

E Aceti auspica che il Ministro Speranza intervenga con urgenza e sblocchi questa situazione nel più breve tempo possibile. “Ne uscirebbe rafforzato l’art. 32 della Costituzione che garantisce la tutela della salute”, conclude.