Infermieri, Medici, Professionisti Sanitari, OSS: la lotta alla violenza è insita nell’equipe!

Infermieri, Medici, Professionisti Sanitari, OSS: la lotta alla violenza è insita nell'equipe!
Infermieri, Medici, Professionisti Sanitari, OSS: la lotta alla violenza è insita nell'equipe!

E in un modello condiviso da tutti

Il percorso contro la violenza passa attraverso l’idea di una formazione congiunta, una educazione interprofessionale con modalità di approccio condivise tra famiglie professionali diverse, soprattutto medici e infermieri. Il concetto è quello ribadito in occasione del convegno sulla violenza sugli operatori organizzato al Forum di Firenze da Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri.

“Non è creando allarme sociale o incertezza nei cittadini che si risolvono i problemi del Ssn – ha detto Mangiacavalli – e non si riduce la violenza rimettendo il medico o un’altra figura professionale al centro: al centro si deve rimettere il paziente”.

Secondo la presidente FNOPI non è possibile scindere il problema rispetto a una professionalità, ma ad affrontarlo deve essere l’équipe e medici, infermieri e le stesse aziende devono costruire sinergie in questo senso perché non è il solo ministero della Salute o le sole Regioni a poter risolvere in problema: “E’ un problema di contesto”, ha affermato Mangiacavalli.

“Dobbiamo anche stare attenti a far passare messaggi distorti come quello sull’emergenza e le relative competenze che mettono ansia e generano paure nei cittadini: per questo con la FnomCeO abbiamo dato il via a un tavolo paritetico che metta a punto un modello omogeneo per tutte le Regioni, condiviso e che non dia più strada a cattivi messaggi”, ha precisato la presidente FNOPI.

“C’è sicuramente da risolvere – ha aggiunto – il problema di non lasciare soli gli operatori e quello degli organici sempre più ridotti. Abbiamo già detto no a ‘minutaggi’ nelle prestazioni erogate perché non è così che si crea la relazione terapeutico-assistenziale con gli assistiti. Il cittadino non ha chiaro chi si prende cura di lui: deve capirlo che a farlo è l’équipe”.

Anche rispetto all’assistenza domiciliare, altro terreno di rischio per la violenza sugli operatori, Mangiacavalli sottolinea le possibili soluzioni: “Spesso modelli organizzativi – ha detto – sono decisi da pochi mentre il sistema di rischio clinico deve avere modalità diffuse, interconnesse e condivise da tutti. Lo sviluppo tecnologico ad esempio – ha aggiunto – è una risorsa per aiutare gli operatori  in remoto e a distanza: non si può pensare a un’assistenza domiciliare fatta sempre in almeno due, ma si può immaginare così un controllo continuo su chi la eroga”. 

Nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale Fnopi del 2018, è stato annunciato, per l’anno 2019, l’avvio di un percorso formativo a distanza (Fad) sul tema della gestione di comportamenti violenti e aggressivi sul posto di lavoro, con la collaborazione del professor Massimo Picozzi – psichiatra e criminologo – che ha presentato così l’iniziativa ai 102 presidenti di Ordini provinciali: “Affronteremo casi concreti, con ricostruzioni di fatti realmente accaduti per apprendere tecniche di comunicazione adeguate a ogni situazione critica che si possa presentare nel corso di una giornata lavorativa, nel rapporto con pazienti, cittadini e colleghi”.

Potrebbe interessarti...