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Congresso Nazionale FNOPI: tappa doppia a Matera e Foggia.

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In Puglia e Basilicata l’assistenza sul territorio è degli infermieri. I dati presentati nella Settima tappa del Congresso Nazionale FNOPI.

Congresso Nazionale Fnopi, settima tappa in Basilicata e Puglia: il futuro dell’assistenza sul territorio è nell’infermiere di famiglia e comunità, nell’assistenza infermieristica domiciliare e nelle Case della salute (che il PNRR ha rinominato case della Comunità) in cui l’infermiere avrà anche un ruolo dirigenziale.

​“L’infermiere di famiglia favorisce, attraverso la formazione e l’addestramento, l’autonomia dei pazienti e dei loro familiari durante il percorso della malattia, riducendo la richiesta di prestazioni sanitarie per manovre auto gestibili e l’incidenza di complicanze legate a manovre non corrette” ed è “l’infermiere dedicato alle cure primarie degli utenti residenti in un determinato Distretto della Salute e assegnato presso l’Ambulatorio assistenziale territoriale” e “svolge l’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa e di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria”.

​Recita così la legge regionale approvata a fine 2021 sull’infermiere di famiglia e comunità in Basilicata. Proprio in terra lucana partirà la settima tappa in generale, e la prima del 2022 insieme alla Puglia, del Congresso itinerante FNOPI “Ovunque per il bene di tutti. Infermieristica di prossimità per un sistema salute più giusto ed efficace”, che sarà il 18 a Melfi (ore 15, al Castello Normanno) e il 19 a Foggia (ore 10, Policlinico Ospedali riuniti), e si concluderà il 12 maggio, Giornata internazionale dell’infermiere.

​Alla tappa interverranno le massime autorità regionali, come il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi e il vicepresidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese, oltre a numerosi consiglieri regionali e parlamentari delle due Regioni.

In Basilicata l’infermiere di famiglia svolge il suo lavoro con un “contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato” e lo fa da subito, perché la legge, che descrive nel dettaglio la sua attività e prevede anche la strutturazione di Case della Salute, Adi e ambulatori infermieristici, è entrata in vigore con urgenza al momento della sua pubblicazione in Gazzetta, il 16 dicembre 2021. L’evento di Melfi è organizzato in collaborazione con il MiC-Direzione regionale Musei Basilicata e con il Comune.

​In Puglia l’infermiere di famiglia c’è già, istituito subito a ridosso del Patto per la salute che lo ha previsto e della norma nazionale (il decreto Rilancio a maggio 2020) che lo ha istituito, fin da ottobre 2020 e anzi, oltre a svolgere la sua piena attività sul territorio, in alcune zone della Regione dà anche “consigli assistenziali” a professionisti della salute, pazienti e loro caregiver, che in qualche modo sono una forma indiretta di prescrizione.

​All’infermiere di famiglia e comunità in Puglia è affidata la presa in carico delle cronicità̀ e delle fragilità̀, con un modello innovativo di gestione, costruendo percorsi di cura multi-professionali che favoriscono la continuità̀ di cura, il controllo e la stabilizzazione della patologia, operando in proattività̀ e in prossimità̀ e avvalendosi di componenti tecnologiche innovative, tra cui un dossier clinico elettronico multi-professionale, la telemedicina e la teleassistenza, l’interazione con il paziente via app e l’adozione di un repository clinico standard certificato.

​Il problema però, come sempre, è trovare gli infermieri.

Secondo le stime FNOPI tra Puglia e Basilicata la carenza sfiora in tutto le 5.500 unità (poco meno di 5mila in Puglia e il resto in Basilicata), di cui oltre la metà proprio sul territorio.

​Rispettando i parametri indicati nel decreto rilancio (8 infermieri di famiglia/comunità ogni 50mila abitanti) ce ne vorrebbero circa 630 in Puglia e quasi 90 in Basilicata. Dovendo invece adeguarsi alle previsioni Agenas (l’Agenzia nazionale sanitaria che sta, con il Governo, gettando le basi per il nuovo decreto sull’assistenza del territorio) e ne indica per la nuova assistenza almeno uno ogni 2-3000 abitanti, il numero salirebbe in Puglia tra i 1.300 e i 1900 e in Basilicata tra i 180 e i 280.

E le retribuzioni per ora non aiutano l’entusiasmo di chi è in servizio visto che in Basilicata, secondo il Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato (dati 2019) sono calate tra il 2009 e il 2019 di quasi 22 euro (con la perdita del potere di acquisto si arriva a -3.646 l’anno) e in Puglia sono apparentemente aumentate nello stesso periodo di 1.237 euro/anno, ma con la perdita del potere di acquisto si raggiunge quota -2.391.

​Nonostante tutto questo però gli infermieri non lasciano senza assistenza il territorio e soprattutto non lasciano solo nessuno. Anzi, gli esempi di bestpractice per l’assistenza sono molti e alcuni sono stati premiati durante la tappa del Congresso FNOPI.​

​A Matera l’ambulatorio infermieristico per la Gestione delle lesioni da pressione (LDP) nasce per dare una risposta immediata ai pazienti ricoverati nel presidio ospedaliero “Madonna delle Grazie” di Matera. L’obiettivo è attuare tutti gli interventi assistenziali ed educazionali per pazienti e caregiver per prevenire e gestire le LDP. L’assistenza continua anche a domicilio per garantire la continuità assistenziale.

​Sempre a Matera è stato implementato all’Ambulatorio di Cardiologia Territoriale dell’Azienda Sanitaria un progetto di tele-assistenza – a copertura di un vasto territorio che presenta un basso indice di densità della popolazione – per trovare risposte a problemi tradizionali e per creare nuove opportunità per il miglioramento dell’efficacia, efficienza e appropriatezza del servizio sanitario. Un “ambulatorio virtuale” per seguire il paziente ed evitargli la necessità di spostarsi fisicamente.

​A Potenza si è creata continuità nel percorso delle cure al paziente stomizzato con patologia oncologica e non, con esiti di cronicità e quindi con bisogni di assistenza long term. Un’attività che grazie alla multi-professionalità favorisce la continuità tra ospedale e territorio, promuovendo rapporti di collaborazione e convenzioni con ADI e servizi territoriali; garantisce al paziente un percorso clinico assistenziale di qualità, favorisce l’empowerment del paziente e della sua famiglia e promuove una comunicazione efficace ed una relazione empatica di aiuto. E dà la possibilità di implementare la prescrizione infermieristica dei presidi specifici per il trattamento e la cura delle stomie e la previsione della codifica delle prestazioni infermieristiche.

All’ospedale San Carlo di Potenza un team composto da due medici e due infermieri, con percorsi formativi specifici, si occupa del posizionamento e della gestione di accessi venosi a media e lunga permanenza per supportare i pazienti ricoverati nei reparti di oncologia ed ematologia, oltre ai pazienti a domicilio o in altre strutture (RSA, Case di Riposo) e ai pazienti in dimissione per continuità assistenziale. Nel 2021 sono stati impiantanti più di 2.600 dispositivi per accesso venoso.

​In Puglia, dal 2014, grazie alla collaborazione con l’istituto Comprensivo “A. Moro e Giovanni Falcone” di Adelfia (BA), con il coinvolgimento dell’Università di Bari (corso di laurea in infermieristica), Asl di Bari, Ente Ecclesiastico “F. Miulli”, Comune di Adelfia, è stato possibile attivare progetti di tutela della salute in ambito scolastico: da progetti educativi legati al Primo Soccorso sino a incontri di educazione sanitaria per sensibilizzare i più giovani al tema dell’autonomia, dal lavaggio corretto della mani sino alle giuste pratiche per una vita sana e consapevole.

​Sempre in Puglia, Diomedee è un progetto che attua un modello innovativo di gestione dei pazienti cronici sul territorio dell’Asl della provincia di Foggia, realizzando percorsi di cura multiprofessionali che favoriscano la continuità di cura, il controllo e la stabilizzazione della patologia, operando in proattività e in prossimità. Il modello assistenziale previsto nel progetto è il Chronic Care Model in cui l’Infermiere di comunità, attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, lavora in rete con la Centrale Operativa Territoriale della Asl, garantisce la presa in carico della cronicità secondo il principio della prossimità delle cure, sia in ambulatorio che a domicilio, con una perfetta interazione con il medico di famiglia e lo specialista. Fa capo alla C.O.T. l’equipe di Infermieri di Comunità (quattro infermieri e un coordinatore) che nella presa in carico si avvale di tecnologie I.C.T. e sistemi digitali per favorire l’integrazione multiprofessionale e la presa in carico della persona fragile e affetta da cronicità.

Questo il documento presentato in occasione dell’evento: Progetti SUD.

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