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I professionisti della salute e la carenza di personale. Ecco le proposte della FIALS per superare l’attuale fase di crisi. Relazione di Giuseppe Carbone, segretario generale.

Dal 2009 al 2018 la Sanità pubblica ha perso oltre 50mila addetti, con una contrazione di oltre il 7%, per lo più medici ed infermieri oltre ad altri professionisti.

Quanto potrà durare ancora?

Nel nostro SSN pubblico prestano servizio 500.183 dipendenti del comparto sanità, inquadrati nei seguenti ruoli:

Nel ruolo tecnico ritroviamo gli operatori di categoria A, in esaurimento, pari a circa 14 mila dipendenti.
Nel nostro SSN il 71% dei dipendenti è donna. Tuttavia, il ruolo professionale è rappresentato al 93% da uomini; lo stesso il 59% del personale vigilanza e ispezione.

Per quanto i dati forniti dai rappresentanti del Comitato di Settore Regioni-Sanità, non permettano di fare analisi fini su numero di professionisti per ogni categoria professionale presenti in ogni regione, si evince che la regione Lombardia ha il più alto numero di professionisti del comparto sanità, Valle d’Aosta e Molise quelle con numero inferiore.

Per dare una migliore interpretazione dei dati presentati nel grafico 3, si è rapportato il numero di professionisti al numero di cittadini residenti nelle varie regioni (dato ricavato da internet) e rappresentato nel grafico successivo:

Sarebbe auspicabile avere il dato puntuale sul numero di professionisti sud- divisi per profilo professionale, presenti in ogni regione, solo così si potrebbe fare una stima dell’equità di risorse a livello nazionale e iniziare a parlare di calcolo di fabbisogno di personale.

Il sistema sanitario nazionale regge ancora, ma se la tutela della salute è ancora esigibile senza carta di credito, è solo perché questi professionisti espo- sti anche, alla delegittimazione sociale e a rischi anche di aggressione fisica, continuano a far fronte, tutti i giorni e tutte le notti, con risorse taglieggiate ad una domanda di salute crescente e complessa.

Riteniamo che a questo “esercito di nuovi eroi” quali sono le centinaia di migliaia di professionisti ed operatori del SSN, dopo un lungo inverno di blocco delle assunzioni, di blocco salariale, debolmente ed insufficiente mitigati da recenti normative e rinnovi contrattuali, da retribuzioni notevolmente al di sotto della media degli standard europei a parità di profilo professionale e competenze, di fasce di precari con tipologie di rapporti anomali, è ora che venga dato loro la “dignità del lavoro” avviando una nuova primavera con iniziative forte ed incisive.

È prioritario gestire la carenza di personale e assicurare e avviare, d’intesa con le Regioni, un piano di assunzioni straordinarie di medici ed infermieri e della pluralità di professionisti sanitari e sociosanitari (ostetriche, professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione, assistenti sociali, psicologi, farmacisti, biologi, operatori sociosanitari… tutte, nessuna esclusa) indispensabili per il pieno funzionamento del SSN, come anche del personale amministrativo, fortemente carente con blocchi decennali di assunzione.

Vanno eliminati alcuni dei vincoli imposti al personale dipendente con l’intento di contenere la spesa complessiva che producono effetti perversi sulla spesa del SSN perché costringono le Aziende Sanitarie a ricorrere a personale esterno (ad esempio attraverso l’acquisizione di personale intermediato da società interinali o attraverso l’acquisto di servizi dall’esterno) il cui costo unitario è superiore, a parità di profilo professionale e di impegno lavorativo, a quello del personale dipendente.

Nella recente legge 25 giugno 2019, n. 60 di conversione del decreto Ca- labria è stato approvato un nuovo tetto di spesa che allenta i vincoli rispetto a quello passato, tuttavia l’intervento non appare sufficiente e servirà sicuramente fare qualcosa in più. Nel 2020 mancheranno circa 43.000 infermieri (32mila per quota 100 più 11.000 pensionamenti naturali), oltre 10mila medici specialistici per le necessità del SSN, che vanno ad aggiungersi agli oltre 15 mila infermieri e 8mila medici persi dal 2009 ad oggi.

Senza infermieri e medici, senza tutti i professionisti della salute, non c’è sanità pubblica. Senza il capitale umano non può esistere un sistema sa- nitario e gli ospedali diventano cattedrali nel deserto, i presidi sanitari territoriali arredi del paesaggio urbano, ed i Livelli Essenziali di assistenza una chimera.

Riteniamo sia necessario definire con il Patto della Salute 2019-2021, i nuovi standard del personale delle professioni sanitarie e socio sanitarie.

La finalità del SSN, come definita dalla Organizzazione Mondiale della Sani- tà, cioè la tutela della salute come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” fa sì che debba essere attuata non solo in un sistema sanitario in senso stretto, bensì dando corso ad un’arti- colata e complessa attività con più professionisti ed operatori per individuare e conseguentemente modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute individuale e collettiva promuovendo al contempo quelli favorevoli.

Negli ultimi giorni abbiamo espresso molta perplessità sulle proposte in tema di carenza di medici. Pensiamo che richiamare pensionati, chiamare i medici stranieri o addirittura consentire ai medici neolaureati di poter svolgere le funzioni di specialisti non siano provvedimenti adeguati.

Pensiamo, soprattutto, che questi provvedimenti non diano una risposta a quei diecimila medici che sono fermi nell’imbuto formativo e non hanno ancora oggi la possibilità di potersi specializzare.

Siamo in presenza di un imbuto formativo in particolare per la professione medica con la presenza di metà dei medici neolaureati e abilitati, che nei prossimi cinque anni saranno oltre 50mila, ai quali, oltre la metà, viene negato l’ac- cesso alla formazione successiva specialistica o in medicina generale, negando loro la prospettiva di un lavoro nel SSN.

È necessario che l’offerta formativa annuale di specializzandi sia adeguata al fabbisogno reale della carenza avvalendosi nelle strutture e dei docenti messi a disposizione del SSN ad integrazione delle potenzialità degli Atenei.

Va prevista l’evoluzione dell’attuale regime delle borse di studio in una specifica fattispecie di vero e proprio contratto, a tempo determinato, di formazione – lavoro, contrattualizzato in uno specifico accordo nazionale, prevedendo che sia progressivamente riconosciuta allo specializzando una crescente autonomia professionale.
Tale tipologia di nuovo trattamento normativo ed economico degli specializ- zandi sanitari non può essere riservata solo alla professione medica, essendovi parità di doveri. Lo stesso trattamento deve essere esteso alle altre professioni sanitarie formate ed abilitate con laurea magistrale, non più figli di un dio mino- re. In questo contesto va riconosciuta alla formazione in medicina generale la stessa normativa delle altre specializzazioni universitarie.

Valorizzazione delle risorse umane e sviluppo di carriera.

La proclamazione nel 2020 da parte dell’OMS dell’anno internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica, deve impegnare Governo, Parlamento e Regioni a perfezionare ed implementare il percorso riformatore di queste professioni, come delle altre professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della pre- venzione. In particolare, attraverso lo sviluppo delle specializzazioni e delle im- plementazioni di competenze, già previste dal contratto.

Il SSN é caratterizzato dalla complessità dei processi di cura e delle riorganizzazioni e dal più alto tasso di specializzazione del capitale umano e di innovazione tecnologica. Pertanto, la valorizzazione delle risorse umane é e deve essere, il fattore strategico di una politica sanitaria volta a garantire qualità e sostenibilità.

L’invecchiamento dei professionisti sanitari é un problema di crescente rilevanza, non soltanto in termini di pensionamento per effetto di quota 100, ma anche perché con l’innalzamento dell’età pensionabile molti lavoratori avranno una vita lavorativa più lunga ed è quanto mai necessario garantire condizioni di lavoro sicure e sane.

Bisogna investire sul capitale umano, sui nostri professionisti.

Necessita migliorare le condizioni degli operatori soprattutto in termini di carico di lavoro, di sicurezza e di prevenzione dalle aggressioni, di riconoscere adeguate incentivazioni in funzione delle responsabilità e dell’effettivo merito, di dare maggiore attenzione alla formazione. È necessario fare chiarezza sulle competenze, sull’inquadramento economico e sulle responsabilità professionali, riconoscendo e implementando le diverse competenze avanzate e specialistiche, i percorsi di carriera e la valorizzazione professionale. Mai più infermieri ed OSS in Sanità dalle cooperative, ma assunzioni dirette.

Occorre investire su questo personale al fine di garantire a tutti la possibilità di svolgere un percorso di crescita personale e professionale con la valorizzazione del merito.

È noto che i nostri medici ed infermieri sempre più emigrano all’estero, dove non solo hanno retribuzioni più elevate e prospettive di carriera migliori che in patria (nell’età nella quale in Italia, se va bene, un medico o un infermiere diventano precari, all’estero “rischiano” di divenire Direttore di Struttura Complessa) ma sono anche apprezzati e ricercati.

Per questi motivi, riteniamo opportuno e dovuto che con una norma, di am- pio respiro, ma soprattutto nelle azioni concrete, questo nuovo governo, il Ministro della Salute, le Regioni, considerino la risorsa umana e professionale centrale e strategica per l’attuazione dei principi dell’art. 32 della Costituzione e della conseguente legge 833/78 di realizzazione ed, a tal fine, ne promuovano la valorizzazione e la partecipazione alle scelte di programmazione sanitaria e socio sanitaria a livello nazionale e regionale per il tramite degli Ordine professionali e dei propri sindacati di categoria rappresentativi.

Per invertire questo stato di cose è, a nostro giudizio, necessario dar vita con le rappresentanze ordinistiche e sindacali delle professioni sanitarie e sociosanitarie, ad un confronto preliminare all’emanazione del Patto per la Salute – 2019/2021 – tra Stato e Regioni e dei conseguenti atti programmatori; ogni Regione e Provincia autonoma dovrà svolgere analogo confronto propedeutico all’approvazione del Piano sanitario o sociosanitario regionale.

Le rappresentanze professionali e sindacali dovranno essere abilitate a chiedere annualmente il monitoraggio e la verifica della programmazione sanitaria e sociosanitaria di cui sopra.

È necessario fare una stima dell’equità di risorse a livello nazionale e iniziare a parlare di calcolo di fabbisogno di personale.

Giusto profilo professionale, al giusto posto, per garantire efficacia ed efficienza del nostro SSN e mettere fine a logiche che poco hanno a che fare con la salute dei cittadini.

La FIALS, nel recente incontro con l’ex Ministro della Salute, Giulia Grillo, ha presentato nel merito le proprie proposte riportate nell’”Allegato C”.

Riteniamo sia arrivato il momento di allineare giuridicamente e contrattualmente le professioni sanitarie e sociosanitarie alla dirigenza sanitaria, riconoscendo pari dignità professionale ed economica in rapporto alle competenze, autonomia e responsabilità.

Pertanto, chiediamo di riconoscere a tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie “l’attività libero professionale intramoenia” e “l’indennità di esclusività” del rapporto di lavoro.

I professionisti sanitari hanno percorsi universitari (inclusi laurea magistrale e dottorato di ricerca) e hanno proprio e specifico campo di attività, estendere loro l’attività libero professionale, permetterebbe specie sul territorio, l’avvio con- creto ed il potenziamento delle cure primarie e l’abbattimento delle liste di attesa.
A sostegno delle nostre richieste riportiamo nell’allegato “D” uno studio del Censis.

L’indennità di esclusività, invece, premia la fidelizzazione del professionista al rapporto di lavoro esclusivo alla Azienda il che presuppone la piena e totale disponibilità per l’attività istituzionale, caratterizzandosi come un risarcimento della rinuncia allo svolgimento di attività di libera professione extra muraria, riconosciuto per legge.

Considerato che la norma prevede da anni che i dirigenti medici e sanitari siano assunti solo in regime di “esclusività” del rapporto di lavoro con diritto all’esercizio di attività libero professionale in intramoenia, non si riesce a comprendere per quale motivo logico non sia previsto analogo trattamento per gli altri professionisti laureati sanitari dipendenti del SSN, ad iniziare dagli infermieri.

La FIALS rivendica l’attribuzione doverosa, degli “incarichi a valenza professionale” per tutte le professioni sanitarie, sociosanitarie e per il personale amministrativo e tecnico (inquadrati attualmente tutti in categ. D/Ds), nessuno esclu- so, in fase di prima assunzione (come avviene per la dirigenza sanitaria e PTA).

È quanto mai opportuna ed improcrastinabile, tra l’altro, una linea unitaria delle Regioni nell’attuazione del sistema degli incarichi professionali, così come previsti dal CCNL 21.05.2018, che, costituiscono l’innovazione discontinua rispetto ai precedenti accordi, raggiunta dopo decenni di attesa e di rinvio.

Per supportare la strategia di promozione del benessere, l’articolo 5 della legge 3/18, ha definito, contestualizzando quanto già previsto dall’art. 3 octies del D.Lgs n. 502/92, l’area delle professioni sociosanitarie, già comprensiva dei profili di assistente sociale, educatore professionale, sociologo ed operatore sociosanitario, ma anche nuovi profili da individuare in un settore, quale quello socio-sanitario, ad elevata espansione per l’attuale quadro demografico ed epidemiologico.

La costituzione reale di quest’area delle professioni socio-sanitarie potrebbe dar corso a nuove legittimità ed operatività professionali in un ambito di inter- vento nel quale iscrivere alcune criticità attuali, relative a particolari profili che, nella suddivisione rigida in ruoli, non sono riusciti a trovare una adeguata col- locazione, ma ricoprono funzioni utili ed efficaci per il “piano terapeutico” e per l’intera organizzazione del lavoro.

Con questi obiettivi e finalità, la FIALS ha definito ed inviato all’ARAN le prime proposizioni relative ai lavori della Commissione Paritetica per la revisione del sistema di classificazione del personale del comparto sanità, di cui all’art. 12 del CCNL 21.05.2018, che saranno discusse, integrate e condivise in questi lavori odierni.

Giuseppe Carbone – Segretario generale FIALS