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Emergenza Coronavirus. Ecco le linee guida sulla “Prevenzione e gestione del Covid-19 nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA)”.

Il documento nasce per supportare gli operatori sanitari (Medici e Infermieri), socio sanitari (OSS) e assistenziali (Animatori, ADB, ecc.) delle Strutture Residenziali per Anziani (RSA) impegnati nella prevenzione dell’infezione coronavirus SARS-Cov- 2 e nella cura e assistenza degli anziani/disabili con COVID-19.

Le linee guida sono state approvate dalle società scientifiche:

Il nostro speciale sul Coronavirus: LINK.

Coronavirus.
Coronavirus.

Lo scopo.

Il documento è rivolto ai responsabili sanitari e organizzativi, agli operatori sanitari, socio sanitari e assistenziali delle strutture residenziali per anziani. Ha lo scopo di fornire indicazioni di riferimento per prevenire la diffusione del COVID-19 tra gli operatori sanitari e sociosanitari, gli anziani ospiti e i loro familiari/visitatori e i volontari. In più ha l’obiettivo di fornire indicazioni per la gestione dei casi sospetti, probabili o confermati COVID- 19 tra gli anziani ospiti delle strutture residenziali per anziani.

Un utile documento.

Il coronavirus SARS-Cov-2 causa una malattia, denominata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “COVID-19”, caratterizzata da febbre, tosse e disturbi respiratori con manifestazioni cliniche che vanno dal comune raffreddore alla polmonite grave con sindrome da distress respiratorio, shock settico e insufficienza multiorgano. Nella maggior parte dei casi (circa l’80%) finora riportati si manifesta in forma paucisintomatica o lieve.

SARS-Cov-2 colpisce più gravemente gli over 65 con pregressa patologia cardiovascolare, patologia respiratoria cronica, diabete. La mortalità aumenta con l’età.

Le strutture residenziali per anziani sono contesti particolarmente esposti al rischio di infezione da coronavirus SARS-Cov-2, poiché gli anziani ospiti, oltre ad avere i fattori di rischio sopra riportati, sono generalmente più vulnerabili alle infezioni rispetto alla popolazione generale.

È dunque necessario che le strutture dispongano un piano d’azione che comprende 5 elementi chiave:

  1. ridurre la morbilità e la mortalità tra le persone infette;
  2. minimizzare la trasmissione;
  3. garantire la protezione degli operatori sanitari;
  4. mantenere il funzionamento del sistema sanitario;
  5. mantenere la comunicazione tra gli ospiti e i loro familiari.

Conoscere le modalità di trasmissione dell’infezione.

L’infezione da SARS-Cov-2 si trasmette da persona a persona attraverso:

  • gocce respiratorie (droplets) che non rimangono sospese nell’aria e si depositano a 1 – 2 metri;
  • contatto diretto delle mucose con secrezioni o materiale contaminato, che può essere trasportato in mani o oggetti;
  • contatto con superfici o cute contaminata (probabile);
  • trasmissione nosocomiale, specialmente agli operatori sanitari.1 In questa definizione sono ricomprese le strutture residenziali che accolgono definitivamente le persone anziane non autosufficiente ed offrono assistenza medica, infermieristica, assistenziale.

Sulla base dei dati al momento disponibili, l’OMS ribadisce che il contatto con i casi sintomatici (persone che hanno contratto l’infezione e hanno già manifestato i sintomi della malattia) è il motore principale della trasmissione del nuovo coronavirus SARS-Cov-2.

È ritenuto possibile, sebbene in casi rari, che persone nelle fasi prodromiche della malattia, e quindi con sintomi assenti, possano trasmettere il virus. Tuttavia, rimane la possibilità della trasmissione del virus da soggetti nei quali la malattia si manifesta in forma lieve o paucisintomatica.

Perché gli ospiti sono a rischio

Gli ospiti delle RSA sono fortemente a rischio contagio da Coronavirus.
Gli ospiti delle RSA sono fortemente a rischio contagio da Coronavirus.

Gli ospiti delle strutture residenziali per anziani sono vulnerabili all’infezione COVID-19 per i seguenti motivi:

  • Di solito presentano patologie di base o sono per lo più affetti da patologie croniche spesso multiple.
  • Di solito hanno un’età avanzata.
  • Hanno stretti contatti con altre persone (i loro caregiver) e gli altri ospiti.
  • Trascorrono molto tempo in ambienti chiusi con popolazioni ugualmente vulnerabili.

La presenza di ospiti con deterioramento cognitivo può rendere difficile l’applicazione delleprecauzioni di contatto e dell’isolamento.

Coronavirus. Nelle RSA morti 7000 nonni e nonne, ma anche tanti Infermieri, OSS e altri operatori.

Perché anche gli operatori, i familiari, i volontari sono a rischio.

Poiché COVID-19 è causato da un virus appena identificato, non ci sono terapie o vaccini disponibili e si presume che non vi sia immunità preesistente nella popolazione generale.La facilità di trasmissione agli operatori (e dagli operatori agli stessi ospiti) nelle strutture residenziali per anziani è esacerbata dalla necessità di uno stretto contatto fisico con gli ospiti durante le attività di igiene personale, mobilizzazione, aiuto nell’alimentazione.

Per i familiari i gesti di affetto e la consueta vicinanza fisica possono favorire la trasmissione dell’infezione dagli uni agli altri.

Per i volontari (tra questi molti sono persone anziane) le attività abitualmente loro affidate quali fare compagnia, aiutare nella somministrazione dei pasti possono favorire la trasmissione dell’infezione dagli uni agli altri.

Preparare il piano di prevenzione e intervento.

Le misure di prevenzione e controllo volte a prevenire l’infezione SARS-Cov-2 nelle strutture residenziali per anziani sono importanti, dovrebbero essere pianificate prima della possibile manifestazione di un’epidemia di COVID-19 e, durante l’eventuale esacerbazione della stessa, le misure di prevenzione controllo e gestione dovrebbero essere intensificate.

Si suggerisce di individuare un referente (anche esterno alla struttura) per la prevenzione e controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) adeguatamente formato e che possa fare riferimento ad un comitato multidisciplinare di supporto nell’ambito della struttura o a livello aziendale in stretto contatto con le autorità sanitarie locali.

Si suggerisce di designare all’interno della struttura un professionista o un team di professionisti, in relazione alle dimensioni della struttura, composto ad esempio: dal direttore sanitario, direttore generale/di struttura/amministrativo e coordinatore infermieristico, che, in collaborazione con il referente per la prevenzione e controllo delle ICA, predisponga il piano di prevenzione e intervento tenendo in considerazione:

  • le disposizioni nazionali e regionali in materia;
  • i requisiti per la segnalazione di ospiti con sintomi compatibili con COVID-19;
  • le indicazioni per la gestione degli ospiti sospetti/probabili/confermati COVID-19.

Il professionista/ team di professionisti si occuperà di definire/realizzare:

  1. La pianificazione e la realizzazione del piano di controllo e prevenzione delle Infezioni Correlate all’assistenza (ICA) e specificatamente per COVID-19.
  2. La formazione e l’addestramento del personale all’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), le procedure per la sanificazione ambientale (ALLEGATO 1 -Procedure per la sanificazione ambientale), la corretta igiene delle mani, l’isolamento degli ospiti.
  3. La dotazione, e la procedura per un costante approvvigionamento, di un numero sufficiente di DPI in relazione al numero di ospiti e di operatori; in particolare, devono essere effettuate stime adeguate circa le quantità necessarie di mascherine chirurgiche, filtranti facciali FFP2 e FFP3, guanti, camici monouso, protezioni oculari, disinfettanti e soluzione idroalcolica.
  4. Le modalità da implementare per la ricerca attiva di potenziali casi tra i residenti e tra gli operatori e, in base alle disposizioni vigenti, le restrizioni dall’attività lavorativa degli operatori sospetti o risultati positivi al test per SARS-CoV-2.
  5. La definizione dei criteri per suddividere la struttura in aree operative separate (un nucleo o reparto, un piano anche con barriere fisiche mobili) assegnando a ciascuna area operativa un numero di operatori esclusivamente dedicati all’assistenza agli ospiti degenti nell’area con l’obiettivo di circoscrivere la diffusione dell’infezione.
  6. La riorganizzazione delle attività di animazione e fisioterapia che dovranno essere realizzate all’interno delle aree operative.
  7. L’aggiornamento dei piani di continuità operativa, se i membri del personale si dovessero ammalare o auto isolarsi perché sintomatici.
  8. L’individuazione di un’area della struttura (ad esempio un nucleo o un piano) separata e dotata, se possibile, di propria porta di accesso che possa rimanere chiusa, da adibire all’isolamento degli ospiti nel caso dovessero presentarsi contemporaneamente più casi sospetti, probabili o confermati COVID-19 (di seguito: casi).
  9. La predisposizione e la tenuta di un registro nel quale annotare il personale che si occupa dei casi. Il rischio deve essere valutato in modo individualizzato, ma in generale la normale attività lavorativa può continuare e dovrà essere garantita una sorveglianza sanitaria per rilevare precocemente la comparsa dei sintomi.
  10. Il monitoraggio delle fonti di salute pubblica locali, regionali e nazionali per conoscere l’evoluzione dell’epidemia nel proprio territorio.
  11. Le modalità e gli strumenti necessari per garantire la comunicazione tra ospiti e familiari nell’impossibilita che questi ultimi possano accedere alla struttura.

Proteggere gli operatori.

È documentato che le persone maggiormente a rischio di infezione da SARS-CoV-2 sono coloro che sono stati a contatto stretto con un ospite affetto da COVID-19 o coloro che si prendono cura di pazienti affetti da COVID-19.

Il rischio aumenta quando il contatto è ravvicinato (< 1 metro) e prolungato (> 15 minuti) e quando si eseguono procedure in grado di produrre aerosol delle secrezioni (nebulizzazione di farmaci, induzione dell’espettorato, aspirazione delle secrezioni in una persona che non è in grado di espettorare efficacemente da sola).

È imperativo proteggere il personale sanitario, non solo per salvaguardare la continuità delle cure, ma per assicurarsi che i professionisti non diventino veicolo di infezione. Una diffusione dell’infezione tra gli operatori richiede il loro allontanamento dal luogo di lavoro con un conseguente maggior carico di lavoro che, in caso di una elevata diffusione dell’infezione anche tra gli ospiti, aumenterebbe ulteriormente e graverebbe su quanti rimangono in servizio.

È altresì doveroso proteggere, per quanto possibile, gli operatori sanitari e socio sanitari dallo stress fisico e psicologico affinché possano adempiere al loro ruolo nel contesto di un carico di lavoro elevato, fornendo supporto psicologico e assicurando il riposo tra un turno e l’altro.

La direzione (attraverso il professionista/team di professionisti di cui al punto 6) attiverà interventi di formazione e aggiornamento in merito ai rischi di esposizione professionale, alle misure di prevenzione e protezione disponibili, nonché alle caratteristiche del quadro clinico di COVID-19.

Per tutto il personale sanitario e di assistenza, compresi gli addetti alle pulizie, è consigliata una formazione specifica sui principi di base della prevenzione e controllo delle infezioni, con particolare attenzione alle precauzioni standard.

Il personale che presta cure dirette agli ospiti della struttura e gli addetti alle pulizie devono ricevere una formazione specifica su come prevenire la trasmissione dell’infezione da SARS COV-2.

Nei programmi di formazione del personale sanitario e di assistenza devono essere oggetto di formazione specifica:

  • Le precauzioni standard per l’assistenza a tutti gli ospiti: igiene delle mani e respiratoria, utilizzo di dispositivi di protezione individuale appropriati (in relazione alla valutazione del rischio), buone pratiche di sicurezza nell’utilizzo di aghi per iniezioni, smaltimento sicuro dei rifiuti, gestione appropriata della biancheria, pulizia ambientale e sterilizzazione delle attrezzature utilizzate per il residente;
  • Le precauzioni per la prevenzione di malattie trasmesse per contatto e droplets nell’assistenza di casi sospetti o probabili/confermati di COVID-19.
  • Le precauzioni per la prevenzione di malattie trasmesse per via aerea quando si eseguono procedure che possono generare aerosol (ad esempio bronco aspirazione ) nell’assistenza di casi di COVID-19.

Azioni per contrastare la diffusione dell’infezione da SARS-Cov-2 tra gli ospiti.

Si raccomanda alle Direzioni Generale e Sanitaria delle strutture residenziali per anziani l’implementazione delle seguenti misure organizzative molto restrittive per contrastare l’infezione da nuovo coronavirus SARS-Cov-2 e la prevenzione dei contagi:

Attivare da subito la suddivisione della struttura in aree operative separate (un nucleo o reparto, un piano, utilizzando anche barriere fisiche mobili) per evitare che gli ospiti si spostino al di fuori dell’area ad essi riservata. Il personale dedicato a ciascuna area operativa limiterà allo stretto necessario il transito nelle altre aree. Se presente un solo infermiere per turno (strutture di piccole dimensioni o durante la notte) che deve occuparsi di tutti gli ospiti, l’infermiere indosserà sempre la mascherina chirurgica e, per tutte le attività di assistenza diretta all’ospite, i guanti monouso in vinile o nitrile che devono essere cambiati tra un ospite e l’altro. Il medico (di struttura o lo specialista chiamato in consulenza), il fisioterapista, l’educatore o animatore indossano sempre la mascherina chirurgica e i guanti monouso: questi ultimi devono essere cambiati dopo ogni contatto con un ospite.

Raccomandare a tutti gli operatori di eseguire l’igiene delle mani prima di accedere alla propria area operativa: lavaggio delle mani con acqua e sapone per almeno 60 secondi o con l’uso di igienizzanti a base alcolica per almeno 30 secondi. Può essere utile l’utilizzo di poster o opuscoli che illustrano il corretto lavaggio delle mani.

Vedi opuscolo Ministero della Salute: LINK.

Informare tutto il personale che in presenza di sintomi compatibili con COVID-19 non ci si deve presentare in servizio dandone pronta comunicazione all’ufficio del personale.

Attivare la ricerca attiva di potenziali casi tra gli ospiti e gli operatori mediante la rilevazione della temperatura corporea. Per gli operatori è consigliata la rilevazione della temperatura all’ingresso in struttura: se superiore a 37,3°C gli operatori non possono prendere servizio e, in base alle disposizioni vigenti, saranno sospesi dal servizio e sottoposti a sorveglianza sanitaria.

Vietare, sentite le autorità competenti, l’accesso di parenti, visitatori e volontari alla struttura.

Individuazione dei casi sospetti COVID-19.

Durante un’epidemia di COVID-19 secondo le indicazioni della Circolare del Ministero della Salute del 22 febbraio 2020, in presenza di un ospite che ha avuto contatto con un caso COVID 19 o di un ospite che manifesta almeno uno dei seguenti segni e sintomi comuni:

  1. febbre;
    2. tosse;
    3. difficoltà respiratoria;

lo stesso è da considerarsi caso sospetto COVID-19.

Gestione dei casi sospetti COVID-19.

In presenza di uno o pochi casi sospetti COVID-19 (lo stesso vale per i Casi Probabili, ovvero Tampone oro faringeo positivo o dubbio, o Confermati, conferma di laboratorio) è consigliato provvedere al loro isolamento in una stanza singola, dotata di buona ventilazione (possibilmente dall’esterno) e di proprio bagno. La porta di accesso deve rimanere chiusa. Se possibile, i presidi medici per il monitoraggio (ad es. termometro, sfigmomanometro, saturimetro o pulsiossimetro) dovrebbero essere lasciati all’interno della stanza di degenza. Predisporre quanto necessario per l’eventuale somministrazione di ossigeno.

Se non sono disponibili camere singole, prendere in considerazione l’isolamento per coorte di ospiti sospetti COVID-19 in stanze doppie (o a più letti). L’OMS raccomanda di non isolare i residenti con sospetto COVID-19 con residenti con COVID-19 confermato.

Se necessario, il trasferimento di un ospite sospetto COVID-19 all’interno della struttura seguire un percorso prestabilito, riducendo così al minimo la possibilità di trasmissione dell’infezione. Durante tutto il trasferimento interno, l’ospite dovrebbe indossare una mascherina chirurgica, se tollerata.

Si raccomanda di dedicare all’assistenza diretta all’ospite un infermiere e un operatore per turno al fine di ridurre il numero di operatori che vengono a contatto. Infermiere e operatore quando operano nella stanza di degenza devono indossare i seguenti DPI:

  • Mascherina chirurgica con il più alto grado di filtrazione (riservare i filtranti respiratori FFP2/FFP3 a manovre quali ad esempio bronco aspirazione o procedure che inducono tosse o espettorato che possono generare aereosol delle secrezioni del paziente3),
  • Occhiali protettivi o visiera,
  • Camice idrorepellente a maniche lunghe,
  • Guanti monouso in nitrile o vinile,
  • Copricapo.

É raccomandato che gli operatori seguano le procedure per indossare e rimuovere in sicurezza i DPI in sequenza corretta.

L’assistenza attiva di un altro operatore durante la vestizione e la svestizione è un’opzione valida per ridurre al minimo il rischio di contaminazione accidentale.Si raccomanda di ottimizzare il numero di accessi alla stanza di degenza al fine di ridurre l’utilizzo di DPI che, in situazioni di elevata diffusione dell’infezione nel territorio dove è ubicata la struttura, potrebbero essere di difficile acquisizione.In aree geografiche ad elevata diffusione del virus dove è elevato il rischio di contagio tra gli ospiti, a causa della difficoltà ad individuare tempestivamente i soggetti paucisintomatici e l’impossibilità di isolare tutti in stanze singole, si suggerisce di considerare tutti gli ospiti come casi sospetti COVID-19 e di monitorare ogni 8 ore segni e sintomi: comparsa di febbre, tosse e difficoltà respiratoria.In questa situazione, tutti gli operatori indosseranno i DPI (mascherina chirurgica, guanti in nitrile o vinile, occhiali protettivi o visiera, copricapo) e solo durante le attività a contatto ravvicinato (< 1 metro) e prolungato (> 15 minuti) come ad esempio le cure igieniche, l’aiuto nell’alimentazione indosseranno sopra la divisa il camice idrorepellente a maniche lunghe che andrà sostituito se imbrattato o bagnato. È raccomandata la sostituzione dei guanti ogni qualvolta si passa da un ospite ad un altro ospite.Si raccomanda di pulire e disinfettare tutti i presidi medici utilizzati per il monitoraggio (ad es. termometro, sfigmomanometro, saturimetro o pulsiossimetro) prima di riutilizzarli per un altro ospite.

Limitare la condivisione di dispositivi personali di un ospite (Es.: dispositivi di mobilità, libri, gadget elettronici) con altri ospiti.3 Anche per l’esecuzione del Tampone rino-faringeo è necessario indossare il filtrante respiratorio FFP2/FFP3.

Monitoraggio degli ospiti con sintomi di COVID-19.

Durante il giorno e la notte in occasione degli interventi assistenziali e almeno ogni 84 ore rilevare i seguenti parametri:

  • temperatura corporea
  • saturazione 02
  • pressione arteriosa
  • frequenza respiratoria e presenza di respiro patologico
  • frequenza cardiaca
  • segni di disidratazioneValutare l’efficacia della terapia antipiretica se prescritta.

Riferire al medico situazioni di criticità (saturazione <90 in aria ambiente, temperatura corporea >38°C e/o che non diminuisce dopo trattamento antipiretico).

Se compare delirium rivalutare i parametri e riferire al medico.Si suggerisce un controllo periodico dei seguenti esami ematochimici: Emocromo con formula, proteina C-reattiva (PCR), Creatinina, Elettroliti (NA, K, CL), LDH, Transaminasi (AST, ALT e GGT).12 – INTERVENTI: criteri clinici per l’ospedalizzazioneI fattori di rischio di complicanze gravi che richiedono l’ospedalizzazione in reparti intensivi e sub intensivi non sono ancora chiari, sebbene i pazienti più anziani e quelli con patologie croniche possano presentare un rischio più elevato di polmonite e insufficienza respiratoria acuta.

La decisione in merito all’invio in ospedale richiede una valutazione ispirata ai principi di proporzionalità e appropriatezza delle cure:

  1. delle condizioni complessive (cliniche, funzionali e cognitive premorbose);
  2. della prognosi;
  3. dei realistici benefici attesi di un intervento intensivo.

Qualora la valutazione e il confronto con i familiari dell’ospite esitassero nella decisione di non ospedalizzare, verranno attuati gli interventi palliativi necessari per controllare i sintomi disturbanti. L’ospite, se possibile, sarà lasciato solo in stanza e sarà consentire l’ingresso di un familiare al quale saranno fatti indossare i DPI secondo quanto riportato nel paragrafo successivo.

Misure volte a proteggere i familiari.

Le visite dei familiari saranno sospese fino a quando vi sarà un’indicazione all’isolamento e, se queste fossero necessarie, con l’autorizzazione della Direzione Sanitaria, dovranno essere rispettate tutte le precauzioni: potrà accedere un solo familiare che dovrà indossare la mascherina chirurgica, un camice monouso e un paio di guanti.

Raccomandare al familiare di mantenere una distanza di almeno 1 metro e istruirlo al lavaggio delle mani con acqua e sapone o soluzione idroalcolica prima e dopo l’accesso alla stanza di degenza.

Vedi anche: AMDA The Society for Post-Acute and Long-Term Care Medicine.

Ammissione di nuovi ospiti.

Le strutture di assistenza a lungo termine sono una componente chiave del sistema sanitario e può essere richiesto dalle autorità sanitarie locali o regionali/provinciali di accogliere pazienti ospedalizzati dimessi per convalescenza o anziani che arrivano dal territorio perché soli e non in grado di gestire l’autoisolamento.

Ad oggi non ci sono indicazioni per determinare se o quando ammettere un soggetto a cui è stato precedentemente diagnosticato COVID-19. Non è infatti noto per quanto tempo gli individui rilasciano livelli trasmissibili di virus e se gli individui più anziani rilasciano virus più a lungo.

Precedenti esperienze con MERS e SARS suggeriscono che la diffusione virale può continuare per almeno 12 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, con la quantità di virus che diminuisce man mano che i sintomi migliorano.

Si suggerisce, in attesa di indicazioni dalla letteratura e dalla prassi e se la struttura ne ha la possibilità, di accogliere i nuovi ospiti COVID-19 in un nucleo (area, piano) dedicato, evitando il contatto con gli altri ospiti già residenti. Per gli operatori addetti alla cura e assistenza saranno adottate le stesse precauzioni descritte al punto 7.

Procedure per la sanificazione ambientale.

In letteratura diverse evidenze hanno dimostrato che i coronavirus, inclusi i virus responsabili della SARS e della MERS, possono persistere sulle superfici inanimate in condizioni ottimali di umidità e temperature fino a 9 giorni. Un ruolo delle superfici contaminate nella trasmissione intraospedaliera di infezioni dovute ai suddetti virus è pertanto ritenuto possibile, anche se non dimostrato.

Allo stesso tempo però le evidenze disponibili hanno dimostrato che i suddetti virus sono efficacemente inattivati da adeguate procedure di sanificazione che includano l’utilizzo dei comuni disinfettanti di uso ospedaliero, quali ipoclorito di sodio (0.1% -0,5%), etanolo (62-71%) o perossido di idrogeno (0.5%), per un tempo di contatto pari ad 1 minuto.

Non vi sono al momento motivi che facciano supporre una maggiore sopravvivenza ambientale o una minore suscettibilità ai disinfettanti sopramenzionati da parte del SARS 2-CoV.

Pertanto, in accordo con quanto suggerito dall’OMS sono procedure efficaci e sufficienti una pulizia accurata delle superfici ambientali con acqua e detergente seguita dall’applicazione di disinfettanti comunemente usati a livello ospedaliero (come l’ipoclorito di sodio).

Protezione degli operatori addetti alla sanificazione ambientale.

Il personale addetto alla sanificazione deve essere formato e dotato dei seguenti DPI:

  • Mascherina chirurgica;
  • Camice/grembiule monouso;
  • Guanti spessi;
  • Scarpe da lavoro chiuse.

Durante la sanificazione della stanza di degenza l’ospite deve indossare una mascherina chirurgica, se le condizioni cliniche lo consentono.È raccomandata l’igiene delle mani prima di indossare e dopo aver rimosso i DPI.

Frequenza della sanificazioneLa stanza di isolamento/ la stanza di degenza dovrà essere sanificata almeno una volta al giorno, al più presto in caso di spandimenti evidenti e in caso di procedure che producano aerosol, da personale con DPI.

Attrezzature per la sanificazionePer la sanificazione ambientale è necessario utilizzare attrezzature dedicate o monouso.

Le attrezzature riutilizzabili devono essere decontaminate dopo l’uso con un disinfettante a base di cloro.

Il carrello di pulizia non deve entrare nella stanza.Gestione dei rifiutiI rifiuti generati nella cura dell’ospite sospetto COVID-19 devono essere trattati ed eliminati come materiale infetto categoria B (UN3291).

Lavaggio delle stoviglie e degli indumenti dell’ospiteNon è richiesto alcun trattamento speciale per gli indumenti indossati dall’ospite che dovranno essere rimossi dalla stanza ponendoli in un sacchetto di plastica che va chiuso all’interno della stanza stessa.

Gli abiti non devono essere scossi e si consiglia di lavarli con un ciclo completo a una temperatura compresa tra 60 e 90 gradi.Non sono necessarie stoviglie o utensili da cucina usa e getta: le stoviglie e le posate utilizzate dall’ospite possono essere lavate in lavastoviglie.

Si raccomandano le seguenti azioni, rispettando la sequenza di seguito indicata.

Procedure di vestizione svestizione dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e indicazioni per un utilizzo razionale

Si raccomandano le seguenti azioni, rispettando la sequenza di seguito indicata.

Preparazione.

Predisporre su un piano di appoggio:

  • 1 copricapo;
  • 1 mascherina chirurgica (o il facciale filtrante FFP2/FFP3 se si devono eseguire procedure che potrebbero generare aerosol delle secrezioni del paziente);
  • 1 visiera o 1 paio di occhiali di protezione;
  • 3 paia di guanti monouso in nitrile o vinile;
  • 1 camice monouso idrorepellente;
  • 2 garze;
  • 1 vassoio contenitore pulito;
  • 1 erogatore di gel idroalcolico;
  • 1 soluzione disinfettante a base di ipoclorito di sodio (0.1% -0,5%).

Vestizione.

  1. Togliere ogni monile e oggetto personale.
  2. Praticare l’igiene delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolico;
  3. Indossare il copricapo
  4. Indossare la mascherina chirurgica (o il facciale filtrante senza incrociare gli elastici emodellare lo stringinaso)
  5. Indossare la visiera o gli occhiali di protezione
  6. Ripetere il lavaggio delle mani con il gel idroalcolico
  7. Indossare un primo paio di guanti;
  8. Indossare sopra la divisa il camice monouso idrorepellente;
  9. Indossare secondo paio di guanti.

Indicazioni per un utilizzo razionale dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).

Per ridurre il consumo improprio ed eccessivo di DPI e prevenire la loro carenza è opportuno che gli operatori evitino di entrare nella stanza in cui sia ricoverato un caso sospetto/accertato di COVID- 19 se ciò non è necessario a fini assistenziali.

È anche opportuno considerare di raggruppare le attività e pianificare le attività assistenziali al letto dell’ospite per minimizzare il numero di ingressi nella stanza (ad esempio, controllo dei segni vitali durante la somministrazione di farmaci oppure distribuzione del cibo ad opera di un operatore sanitario che deve eseguire altri atti assistenziali) rivedendo l’organizzazione del lavoro al fine di evitare, ripetuti accessi agli stessi e conseguente consumo di DPI.

Di seguito le indicazioni per un uso razionale dei principali DPI:

MASCHERINA CHIRURGICA: può essere utilizzata per assistere più ospiti COVID-19 degenti nella stessa stanza/nucleo o struttura (nel caso in cui ci si trovi nella condizione di dover considerare tutti gli ospiti della struttura come casi sospetti COVID-19). La mascherina chirurgica deve coprire bene il naso, la bocca e il mento e deve essere cambiata se diviene umida, si danneggia o si sporca.

FILTRANTE FACCIALE FFP2/FFP3: purché non sia danneggiato, contaminato o umido può essere utilizzato per un tempo prolungato fino ad un massimo di 4 ore. In assenza di filtranti facciali FFP2/FFP3 gli operatori sanitari possono utilizzare mascherine chirurgiche con il livello filtrante più alto disponibile.

CAMICI IDROREPELLENTI MONOUSO: in assenza usare i grembiuli monouso.

Glossario.

SARS-Cov-2

Il 31 dicembre 2019, le autorità cinesi hanno segnalato all’OMS diversi casi di polmonite di eziologia sconosciuta a Wuhan, una città nella provincia di Hubei. Una settimana dopo hanno confermato che si trattava di un nuovo coronavirus denominato SARS-Cov-2 dall’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV).

Per quanto ad oggi conosciuto, SARS-Cov-2 colpisce più gravemente gli over 65 con pregressa patologia cardiovascolare (in particolare ipertensione e insufficienza cardiaca) e, in misura minore, con patologia respiratoria cronica e diabete. La mortalità aumenta con l’età.

Covid-19

E’ stata così definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la malattia causata da SARS-Cov-2 caratterizzata da febbre, tosse e disturbi (“CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19″ indica l’anno in cui si è manifestata).

Bibliografia.

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  • European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Rapid risk assessment: Outbreak of novel coronavirus disease 2019 (COVID-19): increased transmission globally – sixth update 2020
  • Gobierno de Espana-Ministerio de Sanidad Technical paper Recommendations for nursing homes and social health centres COVID-19 Version of 5 March 2020
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Sitografia.

Siti internazionali.

  • Emergenza Covid-19 OMS: LINK
  • Coronavirus Europa-China: LINK
  • CDC: LINK
  • The Lancet: LINK
  • CDC Mangement Patient: LINK

Siti nazionali.

  • Ministero della Salute: LINK
  • Epicentro: LINK
  • Protezione Civile: LINK

Documento redatto da:

  • Ermellina Silvia Zanetti, Vice-Presidente APRIRE Network;
  • Fulvio Lonati, Presidente APRIRE Network.

Hanno collaborato alla realizzazione del documento.

  • Pier Paolo Benetollo – Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento;
  • Gianbattista Guerrini – Fondazione Brescia Solidale;
  • Michele Zani – Fondazione Le Rondini Città di Lumezzane Onlus.