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Emergenza Coronavirus. Gli OSS e gli Infermieri delle Case di Riposo e delle RSA hanno paura, nessuno li ascolta. Lo fanno la Federazione MIGEP e il sindacato SHC.

Gli Operatori Socio Sanitari e gli Infermieri delle Case di Riposo, delle Residenza Anziani e delle RSA dell’hinterland di Viterbo hanno paura, nessuno li ascolta. Lo fanno MIGEP e SHC, che chiedono un immediato intervento al Comune viterbese, del Premier Giuseppe Conte e del Ministro della Salute Roberto Speranza.

Ecco la missiva di MIGEP e SHC a Conte, Speranza e al Comune di Viterbo.

  • Egregio Presidente Conte
  • Egregio Ministro della Salute
  • Al Sindaco del Comune di Viterbo
  • All’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Viterbo

Oggetto: Servizi domiciliari, Strutture private, RA, Rsa, comunità, assistenza didattica, oss, asa, osa, in difficoltà.

Chiediamo a gran voce “un provvedimento ” per i centri diurni, semiresidenziali per disabili, per gli operatori che lavorano in ADI, per gli operatori socio sanitari che operano nelle scuole, per gli operatori delle RSA, RA, in questa emergenza Coronavirus, poiché stanno diventando un potenziale di focolai per le caratteristiche di vulnerabilità e fragilità di utenze spesso compromesse da patologie debilitanti e per l’impossibilità delle stesse di osservare prescrizioni autoprotettive. Le famiglie dei disabili sono invisibili solo perché il governo ha deciso di non guardarle, non vuole.

Questo tema è stato trascurato dalle S.V. c’è stata una prima vittima per covid 19, un ragazzo disabile, non essendoci disposizioni e direttive chiare per queste strutture.

Ora alcune strutture stanno chiudendo anche in ritardo, bisogna istituire interventi domiciliari sostitutivi per aiutare le famiglie che non riescono a farsi carico assistenziale e sanitario.

Dovremo con il DL 14/2020 attuare l’assunzione di molti oss e che siano dotati di appropriati Dispositivi di Protezione Individuale. I Dispositivi sono introvabili, e in questi situazioni lavorative non ci sono o scarseggiano o, non sono idonei per la sicurezza degli operatori degli utenti.

Questi interventi dovrebbero rispondere ai criteri di urgenza, indifferibilità e necessità: attinenti alla sfera della salute fisica della persona poiché non possono essere temporaneamente interrotte, mettendo a disposizione delle risorse economiche a supporto d’interventi domiciliari che necessitano di aiuto didattico, educativo, relazionale, anche per le difficoltà a recuperare mascherine e indumenti protettivi per il personale delle RSA servizi domiciliari, strutture private, RA, comunità.

La situazione è molto pesante le strutture sospendono i servizi domiciliari, i servizi didattici, costringono molti lavoratori oss in condizioni estreme di rimanere a casa, le cooperative sospendono i servi, senza stipendio per gli operatori soci sanitari con tutte le bollette e mutui in scadenza.

Si chiede che siano introdotte procedure semplificate per presentare domanda di concessione del trattamento ordinario d’integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario per sospensione o riduzione dell’attività lavorativa a tutti gli operatori socio sanitari dimenticati nel decreto.

Non si vuole discutere sulla validità e utilità di queste pratiche per la salute e il benessere psicofisico della persona disabile, in particolare in condizione di gravità, ma occorre, in una situazione d’emergenza, ridurre i contatti e interventi per spezzare la catena di possibile diffusione epidemiologica che può trasformarsi in un dramma per gli ospiti ricoverati, per i loro parenti e per gli stessi operatori socio sanitari che li seguono ogni giorno.

Si chiede che gli operatori Oss in servizio nelle case di riposo siano dotati di tutti gli strumenti di protezione per tutelare sia la propria salute sia quella degli ospiti che devono accudire, la maggior parte dei quali non sono autosufficienti e che vengano effettuati tamponi se pur asintomatici.

Vogliamo ricordare che la dotazione per i lavoratori dei DPI appropriati per la sicurezza nei luoghi di lavoro è un obbligo rimarcato dal D.Lgs. n.81/2008, art. 18, comma 1, lettera d), che deve: “fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale”.

A fronte di ciò si sollecita che i servizi da svolgere siano ridimensionati in un ambito di contenimento a tutela massima del personale e dell’utenza.

Il Cura Italia considera questi cittadini di serie C. e questi operatori. Questo decreto non risponde all’emergenza per questi utenti #abbandono che li sta seppellendo vivi.

In attesa di un sollecito riscontro e di un intervento urgente si porgono distinti saluti.

Cordialmente.

La Segretaria Nazionale SHC
Angelo Minghetti

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