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Complessità assistenziale: cos’è per gli infermieri.

Complessità assistenziale: cos’è per gli infermieri.

Il concetto nebuloso di complessità assistenziale non ha una definizione univoca.

Spesso i professionisti infermieri non riesco a collocare il loro operato all’interno di una definizione di complessità, proprio perchè non è chiara la definizione.

La complessità assistenziale è un concetto non ben definito. Mancano definizioni univoche e quelle che ci sono non bastano a descrivere le numerose realtà esistenti. La complessità assistenziale è strettamente intrecciata con la complessità clinica ma non solo. Qualsiasi modello venga utilizzato per stimare la complessità deve avere tener conto di aspetti clinici e non solo. Si rende necessario operare una valutazione più ampia che tenga in considerazione: empowerment del paziente o care-giver, grado di autonomia, risorse necessarie e risorse residue.

Una prima definizione di complessità assistenziale è del 1979, venne descritta nel Journal of Nursing Administration e la cui parternità è di Giovannetti che in un articolo intitolato “Understanding patient classification systems” parlando del concetto più ampio di classificazione dei pazienti, definisce il concetto di Complessità Assistenziale con questi termini:

[…] una categorizzazione di pazienti basata su una valutazione dei loro bisogni di cura durante un periodo specifico.

Nella definizione e classificazione di realtà diverse in base alla complessità assistenziale dobbiamo tenere conto di due fattori. Il primo i pazienti, la complessità clinico-assistenziale ci permetterà di raggruppare in base al loro bisogno clinico e assistenziale i pazienti. Il secondo fattore da valutare sono gli infermieri, richiesti per erogare la migliore risposta assistenziale.

Da dove nasce la necessità di definire una complessità assistenziale? Serve per creare uno standard, una misura, un paradigma su cui muoversi. Si calcolano il tempo necessario da dedicare ad ogni paziente e gli operatori di cui necessita. In questo modo vengono stimate le competenze necessarie, al fine di fornire la risposta più appropriata, efficace ed efficiente alla persona che si rivolge a noi per delle cure.

Come si possono correlare gli Obiettivi della Direzione Aziendale con la Complessità Assistenziale? Ogni decisione presa dalla Direzione circa budget, dotazioni organiche, distribuzione di risorse e strategie, va incorniciata in un ottica aziendale di ottimizzazione delle risorse. Come utilizzo meglio le mie risorse: conoscendo quelle di cui dispongo. Da qui nasce la necessità di analisi della Complessità Assistenziale da parte delle direzione.

Per una direzione delle professioni sanitarie sarà fondamentale a livello strategico e operativo basarsi su un criterio specifico e oggettivo per: allocare risorse, valutare i risultati attesi da ogni Unità Operativa, valutare i livelli standard, proporre nuovi modelli organizzativi e anche valutare l’introduzione di sistemi incentivanti.

Dott.ssa Giulia De Francesco

Infermiera, classe 1994. Vive a Imola e lavora presso l’Istituto di Montecatone - Ospedale di Riabilitazione; ha prestato la sua opera in passato nell'AUSL Romagna. Laurea in infermieristica con Lode presso l'Università di Bologna, I sessione (ottobre 2016). Master in funzioni di coordinamento con Lode presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, I sessione (novembre 2018). Una pubblicazione scientifica sulla rivista italiana ANIPIO "Sperimentazione di una check-list per implementare un Bundle per la prevenzione delle batteriemie correlate a Catetere Venoso Centrale" (ottobre 2017). Ama leggere e camminare, non datele un microfono perché improvvisa un karaoke ovunque.

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