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Infermieri Italiani tornano a casa da Inghilterra, Germania, Irlanda, Belgio e Francia

Infermieri Italiani tornano a casa da Inghilterra, Germania, Irlanda, Belgio e Francia
Sempre più Infermieri Italiani tornano in patria per entrare nel Sistema Sanitario Nazionale.

Non ce la fanno più, meglio il nostro Bel Paese!

E’ oramai contro-esodo per i Giovani Infermieri Italiani emigrati negli anni scorsi in Inghilterra, Germania, Belgio, Francia e Irlanda. Sono sempre più i colleghi che, dopo aver vinto un Concorso nel nostro Paese o essere entrati in graduatoria nel pubblico, decidono di ritornare nell’amata Patria e di portare con sé l’esperienza maturata all’estero.

Il ritorno, dopo mesi e anni passati in terra straniera, è tra i desideri principali degli Infermieri e degli Infermieri Pediatrici “fuggiti” oltre-confine in cerca di lavoro. Pochi di loro lo hanno fatto per scelta, tantissimi sono stati costretti a farsi la valigia e partire in cerca di un futuro lavorativo migliore.

Di recente leggevamo un servizio sull’argomento riportato dai colleghi del “La Nuova Venezia” in cui si parlava apertamente di un ritorno massiccio in Veneto dei colleghi partiti per le suddette terre estere.

Dopo la partenza di 140 neodiplomati che, negli ultimi tre anni, sono andati a lavorare in Inghilterra, Germania, Belgio, Francia e Irlanda – si leggeva sul quotidiano veneziano – lo sblocco dei concorsi per le aziende sanitarie locali li ha spinti a tornare.

Il dato non va assolutamente letto come un fattore negativo, poiché la professionalità acquisita all’estero offrirà alle Usl 3 e 4 infermieri giovani ma con un livello molto alto. Ne sono convinti dall’Ordine Provinciale di Venezia e Mestre, ne sono straconvinti nel resto della regione. L’emigrazione di ritorno, se così vogliamo chiamarla, è stata incentivata dai recenti concorsi nelle province di Padova e Venezia, ma anche da quelli di Ferrara e Bologna. Centinaia di veneti si sono ritrovati improvvisamente a scegliere tra il restare in terra straniera o ritornare in Italia, abbandonando magari stipendi più consistenti, carriere già avviate anche se in poco tempo e perché no amori nati oltre il territorio nazionale.

“I nostri infermieri hanno dimostrato il loro valore all’estero, e da anni continuavamo a dire che in Italia si formano professionisti bravi e seri – ha ricordato al quotidiano veneto Luigino Schiavon, presidente uscente degli Infermieri veneziani – ora si tira anche da noi un sospiro di sollievo sul fronte lavorativo. Le aziende sanitarie attraverso i concorsi hanno sanato molte situazioni di precarietà, stanno continuando ad assumere e negli ospedali la situazione va migliorando nettamente. Resta il problema delle attività territoriali. Noi puntiamo a lavorare sempre meglio e in serenità. I neolaureati? Non abbiamo disoccupati, poiché chi si è appena diplomato ha trovato lavori a tempo determinato, per farsi le ossa, in strutture private, per anziani o negli ambulatori dei medici di famiglia”.

La Nuova di Venezia ha ascoltato anche una dei tanti protagonisti di questo ritorno inatteso. Tra le altre la collega Infermiera Erica Zanta. Partita a 23 anni, dopo due è tornata a Mestre: “è stata una meravigliosa esperienza lavorativa e culturale che consiglierei a chiunque», racconta la professionista mestrina. «Sono rientrata per fare il concorso e sono in attesa di assunzione. Intanto sto lavorando alla medicina di gruppo integrata al distretto sociosanitario di via Cappuccina a Mestre. A Preston ho potuto fare un lavoro molto interessante, ero valorizzata e non bistrattata come talvolta può capitare in Italia. Lì puoi fare anche carriera e intanto migliori la lingua, ma ora da noi si sente che sta cambiando l’aria. Era il momento di tornare con un bagaglio di esperienza maggiore”.

Che dire, anche questo è il segno di una ripresa italiana che, pure se a stenti, inizia a farsi sentire. Per chi ha deciso di rimanere all’estero l’augurio di tornare presto in Italia con tutta l’esperienza e la conoscenza che riusciranno ad immagazzinare.

Per finire grazie ai suddetti concorsi, ma anche a quello di Firenze e a quelli appena conclusisi in Lombardia e in altre regioni italiane ci sono sempre più Infermieri Pugliesi, Calabresi, Siciliani, Lucani, Molisani, Veneti, Liguri, Toscani e Laziali che stanno ritornando nello Stivale Italico per entrare a far parte del Sistema Sanitario Nazionale.

Avranno dei rimpianti?

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