Respiro patologico: tutto ciò che medici e infermieri devono sapere.

Insufficienza respiratoria acuta: al di là dell'ossigenoterapia. Corso ECM: 9 crediti.

La funzione respiratoria è primaria per l’organismo umano.

Una disfunzione o un deficit dell’apparato respiratorio può portare a conseguenze gravi per l’organismo sia in fase acuta sia in fase cronica. Riconoscere le differenti tipologie di respiro patologico e la loro eziologia è utile per indirizzare cura e assistenza del paziente.

Analizzare e descrivere il respiro serve al personale sanitario per documentare non solo con parametri metrici(SatO2, FR, ecc) ma anche qualitativi il respiro del nostro assistito. Quando il paziente non presenta difficoltà nell’espirazione e inspirazione, non ha segni e sintomi di patologia respiratoria possiamo definire il suo respiro eupnoico. In questo caso stiamo parlando della respirazione esterna, detta anche polmonare, non ci riferiamo allo scambio di gas che avviene all’interno dell’organismo denominato respirazione interna.

respiro, respirazione, polmoni

I movimenti che compongono la respirazione sono l’inspirazione e l’espirazione. L’ingresso dell’aria ricca di ossigeno nei polmoni (inspirazione) e la fuoriuscita dell’anidride carbonica dall’organismo (espirazione) sono due processi distinti che fanno parte dell’atto respiratorio e sono possibili grazie alla presenza del diaframma. Il muscolo diaframmatico in sincrono con i muscoli accessori permette contraendosi l’ingresso dell’aria nei polmoni(abbassandosi), mentre quando si rilassa riesce a farla fuoriuscire senza usare ulteriori energie(alzandosi).

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Gli atti respiratori rappresentano l’alternanza tra espirazione ed inspirazione. Solitamente la fase espiratoria è più lunga di quella inspiratoria e tra le due avviene una pausa. La frequenza di tali atti varia in base a fattori fisiologici (età) e patologici (malattie respiratorie).  Gli adulti sani – a riposo- effettuano in media tra i 16 e i 20 atti per minuto. Il numero di atti tendere ad aumentare con l’abbassarsi dell’età; i neonati infatti effettuano fisiologicamente 30-60 atti/minuto.

Ecco descritte alcune tipologie di respiro patologico:

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Respiro di Kussmaul

Colui che riconobbe in più pazienti questa tipologia patologica di respiro fu Adolph Kussmaul nel XIX secolo. Lo studioso descrive questo respiro patologico come caratterizzato da respiri lenti con inspirazioni profonde nonchè rumorose, seguite da breve apnea inspiratoria, per concludersi con un’espirazione breve e gemente seguita da una pausa.

Il respiro di Kussmaul si associa a varie patologie:

  • acidosi metabolica (diabete di tipo 1 o mellito[ndr. anche se sta scomparendo tale distinzione]);
  • uremia (accumulo di urea e sostanze azotate nel sangue a causa di disfunzione renale);
  • lesioni mesencefaliche;
  • ipossiemia (deficit di ossigeno nel sangue);
  • alterazione di elettroliti (Ca, Mg, Na, K);
  • intossicazioni da etanolo.

Respiro di Biot

Questa tipologia di respiro patologico fu identificata alla fine del XIX secolo  dal medico Camille Biot e si caratterizza per l’alternarsi di quattro o cinque atti respiratori in rapida sequenza e di medesima profondità, intervallati da apnee di durata variabile. Da non confondersi con il respiro atassico che vede il susseguirsi di respiri irregolari intervallati da apnee in asincronia delle contrazioni di muscoli intercostali e diaframma.

Questa tipologia patologica di respiro evidenzia una grave sofferenza bulbare, il suo manifestarsi è un indicatore prognostico infausto e si associa a diagnosi di:

  • encefalite (infiammazione dell’encefalo);
  • meningite (infiammazione delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale; la forma virale o “asettica” di solito non è grave come quella batterica);
  • edema celebrale;
  • infezioni del Sistema nervoso o setticemie;
  • ictus (ischemici o emorragici);
  • tumori endocranici.

Respiro di Cheyne-Stoke

Fu individuato dai due medici da cui prende il nome ed è composto da lunghe apnee seguite da una respirazione profonda sino ad arrivare ad una respirazione superficiale per concludersi e ricominciare con l’apnea. La peculiarità di questo respiro è che la durata del ciclo respiratorio è variabile anche nel medesimo soggetto. Può capitare che si manifesti in soggetti anziani.

Le cause più comuni di tale respiro patologico sono da ricercarsi in:

  • scompenso cardiaco e sindrome coronariche acute;
  • encefalopatia;
  • malattie dell’apparato respiratorio;
  • ipocapnia e ipossiemia;
  • coma da sindrome mesencefalica.

Ecco un video che riassume i principali respiri patologici e li differenzia per eziologia:

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