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Focus group come tecnica di ricerca: significato, scopi, possibilità di utilizzo.

Focus group come tecnica di ricerca: significato, scopi, possibilità di utilizzo.

Il Focus Group è un metodo di ricerca poco utilizzato in Italia, ma che sta facendo capolino nella ricerca Infermieristica. Resta uno degli strumenti più utilizzato negli ultimi 20 anni nel campo sanitario.

Il focus group è una tecnica di ricerca che nasce negli Stati Uniti ad opera di due sociologi degli anni ‘40 del secolo scorso, K. Levin e R. Merton, al fine di focalizzare un argomento e far emergere le relazioni tra i partecipanti. Rappresenta  uno degli strumenti più utilizzati negli ultimi vent’anni per raccogliere dati, tecnica qualitativa che si basa sull’assunto che l’interazione di gruppo favorisce l’emergere di informazioni originali (Oprandi 2000). In Italia è utilizzato nell’ambito della ricerca infermieristica.

Alcune delle definizioni di focus group che si possono ritrovare in letteratura sono:

  • Zammuner (2003) il F.G. è una tecnica qualitativa di rilevazione dati utilizzata nella ricerca sociale che si basa sulle informazioni che emergono dalla discussione di gruppo su un tema o un argomento che il ricercatore desidera indagare in profondità;
  • Corrao (2000) il F.G. è una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale, basata sulla discussione tra un piccolo gruppo di persone, alla presenza di uno o più moderatori, focalizzata su un argomento che si vuole indagare in profondità;
  • Abramczyk (1995) il F.G. è una tecnica a base fenomenologica per la raccolta di dati qualitativi in un contesto di gruppo;
  • Kitzinger (1995) il F.G. è una forma di intervista di gruppo che si basa sulla comunicazione fra i partecipanti alla ricerca per generare dati. L’idea che sottende al processo è che il gruppo può aiutare le persone a esplorare e chiarire le proprie opinioni in modo più semplice di quanto non si verifichi in un’intervista individuale;
  • Krueger (1994) i F.G. sono discussioni attentamente pianificate finalizzate a ottenere le percezioni dei partecipanti su una definita area di interesse in un ambiente permissivo e non minaccioso.

Il focus group è un colloquio della durata media di circa due ore (a volte si prolunga anche per più ore), che viene svolto tra un gruppo di persone, in genere da sei a dieci. Un numero maggiore di intervistati escluderebbe inevitabilmente qualcuno dalla discussione; un numero minore renderebbe difficile e poco efficace l’interazione fra i partecipanti.

I gruppi tendenzialmente più numerosi (intorno ai dieci partecipanti) consentono l’emersione di opinioni più eterogenee e la raccolta di una maggior ricchezza di spunti, quelli meno numerosi permettono un maggior livello di approfondimento e di apertura, soprattutto quando si dialoga di questioni delicate.

Il vantaggio del gruppo, rispetto all’intervista in profondità, risiede nella possibilità di osservare direttamente e di far discutere nel gruppo le somiglianze e le differenze di opinioni tra i partecipanti. Inoltre, il fatto che un soggetto inizi a parlare di un certo argomento, può stimolare anche gli altri a fare altrettanto. Proprio l’interazione tra i diversi membri del gruppo può facilitare il riemergere di ricordi e di esperienze dimenticate, oppure l’ammissione di determinati atteggiamenti, in quanto condivisi con gli altri. La differenza fondamentale tra l’intervista e il focus group risiede nel fatto che il focus non si basa sulle risposte dei singoli partecipanti ma sulla loro interazione.

I dati che si possono raccogliere utilizzando un focus group sono strettamente connessi agli obiettivi e agli scopi della ricerca che si sta conducendo, cosicché anche il grado di approfondimento dell’analisi degli stessi dati varierà in funzioni degli scopi che si sono prefissati.

Esistono però alcuni aspetti negativi, rispetto all’intervista in profondità:

  1. la presenza di più persone può costituire un freno inibitorio all’espressione di alcune sensazioni personali;
  2. il colloquio di gruppo consente di ottenere un maggior numero di spunti rispetto all’intervista in profondità, ma a un livello meno analitico e meno profondo;
  3. non è sempre facile impedire che la conversazione sia almeno in parte dominata da persone estroverse e dotate di facilità di parola.

Una caratteristica che il gruppo deve avere è quella dell’omogeneità, sotto l’aspetto dello strato sociale di appartenenza, per evitare che si creino barriere e inibizioni nelle persone che non si sentono a proprio agio. Inoltre, potrebbe esserci la tendenza ad allinearsi alla posizione di partecipanti individuabili come leader. I partecipanti di un focus group non dovrebbero conoscersi tra loro, perché è possibile che la reciproca conoscenza freni la manifestazione spontanea di certe opinioni, per timori di incrinare i rapporti. Le persone che si conoscono potrebbero riferirsi l’una all’altra e non al gruppo; e potrebbero dare per scontati fatti e presupposti, senza farli emergere. Nella realtà operativa, è comunque possibile (sia per motivi riguardanti il contesto della ricerca sia in virtù delle risorse disponibili) che si verifichino casi in cui le persone si conoscono tra loro. In queste situazioni si cercherà di minimizzare le possibilità di influenze indirizzando la discussione su fatti oggettivi piuttosto che su interpretazioni, e soprattutto si prenderà nota delle aree conoscitive rimaste in ombra, per motivi di delicatezza o di ritrosia, al fine di raccogliere informazioni su esse successivamente e con altri strumenti (per esempio, colloqui in profondità).

Il focus diventa la tecnica da privilegiare quando la ricerca è volta a:

  • esplorare come sono espressi e costruiti i diversi punti di vista;
  • studiare atteggiamenti ed esperienze delle persone su specifici argomenti;
  • analizzare come vengono costruiti socialmente la conoscenza, le idee e gli scambi comunicativi su alcuni argomenti.

Ancora, il focus diviene la tecnica ideale quando si è interessati a capire il punto di vista delle persone e i modi in cui lo esprimono o per stimolare e favorire processi di coinvolgimento dei gruppi che si stanno analizzando.

Diviene, al contrario, un limite in quanto:

  • i risultati non sono rappresentativi in senso statistico;
  • i partecipanti devono potersi trovare nello stesso posto ed alla stessa ora;
  • i dati prodotti riflettono la natura del processo conversazionale da cui originano (discussioni interrotte, cambi di argomento, fraintendimenti, ecc);
  • le persone più introverse faticheranno ad esprimere il loro punto di vista;
  • il ruolo del moderatore e le abilità che possiede influenzeranno la qualità e la quantità dei dati raccolti.

E’ certamente un metodo di ricerca sociale che si può adottare, quando si vogliono comprendere realtà organizzative, come le equipe nel mondo sanitario.

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Dott.ssa Barbara Sofritti

Infermiera, coordinatore Ortopedia Ospedale Maggiore di Bologna, Docente di lnfermieristica, una Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche, una Laurea in Formatore (promozione e sviluppo risorse umane), una Laurea Specialistica in Educazione Permanente, un Master in Funzioni Direttive e Gestione Servizi Sanitari, un corso di Alta Formazione per Direttori Struttura Complessa e qualcos’altro…ha abbandonato gli studi per andare in vacanza... e per scrivere su Assocarenews.it. vive con due chihuahua sotto San Luca.

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